

Lo struscio a Salerno l'ho portato io, direbbe il De Luca maurizocrozzicizzato. Una tradizione da eccezionale a convenzionata arricchitasi di un nuovo particolare, il pre, durante e post Salernitana. Ieri, infatti, all'ora di pranzo i granata di Vincenzo Torrente si sono esibiti nell'ennesima scialba prestazione stagionale cedendo, con tanto di finale indecoroso, alla capolista Cagliari. Personaggetti, personaggetti con il sorrisetto sulla faccia, consumatori abusivi di ossigeno che dall'ora dell'happy hour ai minuti antecedenti la grande abboffata si sono spostati da una location all'altra di una vera e propria discoteca (e dopo le 20 discarica) a cielo aperto, tra un brindisi e cicchetti vari (foto Benny Sarno - Salerno in Cornice). Sorrisi, saluti, auguri (per qualcuno già non nel pieno delle proprie facoltà cognitive) e poi, da domani in poi, tutto già vaporizzato. Regali, affetto, emozioni: tre parole, valori materiali ed umani che dovrebbero avere una costante regolare nel tempo ed invece vengono sommersi da una dilagante iprocrisia. Ipocrisia, l'emblema della vigilia dei salernitani accentuata propria dalla tanto amata Salernitana ma bistrattata (non per 12.000 e passa persone con annessi babbi natale da stadio) per un cappotto in più da esibire, una ragazza in più da abbordare grezzamente. Il 25 i quotidiani non escono ma i giornalisti sono sempre sul pezzo, l'on-line richiede puntualità e servizio laddove necessario anche un giorno di festa. Io quei momenti sopra descritti li ho vissuti con l'occhio che la mia professione richiede, passando ed osservando da un capo all'altro della città atteggiamenti, persone, mondi uguali, mondi diversi. La forza e la speranza della periferia legata alle origini di quartiere per giovani e meno giovani, gli infiltrati della Provincia più lontana, l'emergere di nuovi centri aggregativi lontani dal cuore pulsante della movida. Ho visto un gruppo suonare con estrema maestria supportato dagli amici di sempre, ho visto un gruppo di ragazzi che ho "cresciuto" vedendoli sognare con un pallone accanto ed ho visto che il legame creatosi allora non è scomparso. Li ho visti in un altro contesto ma con lo spirito e l'unione di sempre. Ho visto sportivi, pseudosportivi ed ex sportivi. Ho visto generazioni bruciate. Ho visto ragazze serie ed altre meno. Ho visto persone mantenere l'impegno preso, ho visto "milanesi", "romani", "cagliaritani", "bolognesi", "torinesi", "fiorentini" e così via tornare in patria e ricomporre in mezzo alla strada un banco del proprio Liceo o uno spogliatoio da campo di calcetto. Ho rivisto dopo poche ore gruppi di squadre, chi autentici ed affiatati dal colore rossoverde, biancorosso e simili e chi sparpagliato alla ricerca della persona a cui chiedere il favore di turno, magari per l'ingresso in Disco. Ho visto gente dimenticarsi, ho visto gente allontanarsi. Ho visto gente suonare, voice, sognatori e lottatori di ogni giorno con l'obiettivo di dare un nuovo volto alla propria città partendo dai propri coetanei. Ho, senza presunzione, faticato a stare fermo in un posto per l'enorme mole di persone incontrate per un rapido saluto, un saluto comunque sentito. Ho rimpianto il non averne incontrate altre. Ho assistito a brindisi dell'ipocrisia ed auguri non sentiti ed all'immediato diradarsi. Mi sono così appropinquato al rientro verso la grande abbuffata familiare pieno di domande e con poche risposte, l'oscurità iniziava a farla da padrona fin quando un raggio di luce emerso da un vicolo, una Luce...Divina, mi ha rapito per qualche istante facendomi rendere conto che "All I Want for Christmas is you" non è soltanto una canzone ma un desiderio reale. E poi ho rivisto un Re, il nono Re di Roma, un avvocato e colui che un giorno potrà dare davvero una speranza a questa città...Tanti Auguri!
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