

di Massimiliano Catapano
La sconfitta contro l’Inter Under 23 certifica il fallimento di una squadra senza identità, carattere e prospettive. Sul banco degli imputati finiscono calciatori, guida tecnica e soprattutto una dirigenza incapace di invertire la rotta. Salerno assiste incredula al progressivo declino della sua squadra. Di seguito le pagelle dei granata (foto Us Salernitana):
GALEOTTI 5,5 - Tiene in piedi la Salernitana quando la retroguardia concede opportunità agli avversari. Si distingue su Amerighi e Jakirovic, ma sulla rete decisiva non riesce a intervenire efficacemente. Una prestazione dignitosa in un contesto difensivo disastroso.
LLANO 5 - Timido nella fase di possesso e poco affidabile quando deve contenere le avanzate nerazzurre. Non accompagna la manovra con continuità e fatica a trovare le giuste distanze. Una prova senza personalità.
HEINZ 4,5 - Qualche intervento provvidenziale non basta a cancellare errori di lettura e indecisioni. Nell'episodio della rete annullata all'Inter combina un pasticcio che avrebbe potuto costare carissimo. Troppo incerto per assicurare solidità al reparto.
CAPUANO 4 - Comincia con un paio di chiusure puntuali, poi perde progressivamente lucidità. Sul vantaggio nerazzurro concede a Charlys una libertà inaccettabile. Un difensore della sua esperienza dovrebbe garantire ben altra attenzione. (Dal 35' s.t. BEVILACQUA S.V. - Ingresso troppo tardivo per incidere sull'andamento della gara).
ANASTASIO 3 - Una giornata da dimenticare, l'ennesima di una stagione profondamente deludente. Perde riferimenti, commette falli evitabili e si lascia sorprendere nell'azione decisiva. Inadeguato nelle letture e approssimativo nelle esecuzioni. La sua conferma sistematica nell'undici iniziale solleva interrogativi sempre più ingombranti. (Dal 16' s.t. ZOIA 5,5 - Garantisce maggiore ordine sulla corsia mancina, senza tuttavia produrre un contributo realmente determinante. Quantomeno evita ulteriori sbandamenti).
ACHIK 4 - Alterna qualche iniziativa apprezzabile a una quantità eccessiva di scelte sbagliate. Impegna Melgrati, ma spreca una clamorosa occasione nella ripresa. Qualità tecniche evidenti, interpretazione della partita decisamente insufficiente.
DE BOER 4 - Attraversa il centrocampo senza lasciare traccia. Ritmi compassati, nessuna accelerazione e scarsissima capacità di orientare la costruzione. Un regista dovrebbe governare la manovra, non subirla passivamente. (Dal 27' s.t. GYABUAA 6 - Il suo ingresso restituisce dinamismo a una mediana immobile. Aggressivo, intraprendente e determinato. Uno dei pochissimi a guadagnarsi la sufficienza).
TASCONE 2,5 - Una prestazione tecnicamente disarmante. Dilapida una gigantesca opportunità per sbloccare il risultato e successivamente accumula errori in serie. Sbaglia appoggi elementari, perde lucidità e non riesce mai a prendere per mano la squadra. Da capitano era chiamato a dare una risposta autorevole. Arriva invece una bocciatura pesantissima.
VILLA 3,5 - Soffre tremendamente senza palla, perde Bovio nell'azione del vantaggio interista e concede troppo anche nelle successive iniziative avversarie. Non trova il modo di riscattarsi in fase offensiva. Una prestazione tatticamente inconsistente. (Dal 16' s.t. LONGOBARDI 5 - Prova ad allargare il fronte offensivo e a creare qualche apprensione alla difesa interista. Reclama un calcio di rigore, ma il suo contributo rimane modesto).
D'URSI 5 - Generosità e movimento non gli mancano. Si procura diverse situazioni favorevoli e sfiora il bersaglio con una conclusione a giro. Davanti alla porta, però, continua a mancare la necessaria freddezza. Il più vivace del reparto offensivo, ma ancora troppo impreciso.
LESCANO 4,5 - Combatte con i centrali nerazzurri senza riuscire a prevalere stabilmente. Trova anche la deviazione vincente, ma il gioco era già stato interrotto. Qualche tentativo di testa non riscatta una prova opaca. Da un centravanti chiamato a fare la differenza è lecito attendersi molto di più. (Dal 27' s.t. CARDONI 6 - Entra con atteggiamento combattivo e crea difficoltà alla retroguardia avversaria. Sfiora il pareggio con un colpo di testa. Uno dei pochi segnali incoraggianti nel naufragio granata).
ALL.: DI BARI 4,5 - Un avvio incoraggiante, poi il progressivo smarrimento di ogni equilibrio. La Salernitana si allunga, perde compattezza e si affida prevalentemente alle iniziative individuali. Le sostituzioni migliorano parzialmente il finale, ma non cambiano il verdetto. Il tecnico non è esente da responsabilità: alcune scelte iniziali e la gestione tattica meritano una riflessione approfondita. Sarebbe però intellettualmente scorretto individuare nel solo allenatore il responsabile di un disastro che affonda le radici nella costruzione della rosa. Cambiare continuamente panchina senza intervenire sulle cause strutturali significa continuare a girare intorno al problema.
DS FAGGIANO - Il principale imputato sul piano della programmazione tecnica. Una campagna trasferimenti caratterizzata da numerose operazioni non ha prodotto una squadra equilibrata, competitiva e all'altezza delle aspettative. Anzi, ha consegnato agli allenatori un organico con lacune evidenti in ogni reparto. La difesa concede troppo, il centrocampo fatica a imporre ritmo e geometrie, mentre il settore offensivo continua a manifestare limiti di concretezza. Anche la gestione degli esuberi, con il caso Ghiglione tra le situazioni più discusse, alimenta interrogativi sulla coerenza del progetto. Il mercato non si giudica dal numero delle operazioni concluse, ma dalla qualità delle scelte e dal rendimento complessivo della squadra. Sotto questo profilo, il bilancio è impietoso. La gestione tecnica ha già conosciuto le proprie conseguenze, con Serse Cosmi costretto a lasciare la panchina. Faggiano, invece, continua a occupare il proprio incarico. Perché il conto degli errori dovrebbe essere presentato esclusivamente agli allenatori? Un direttore sportivo deve assumersi fino in fondo la responsabilità delle proprie decisioni. La permanenza ai vertici dell'area tecnica, alla luce di questi risultati, appare sempre più difficile da sostenere.
SOCIETÀ (DANILO IERVOLINO, MAURIZIO MILAN E UMBERTO PAGANO) - La bocciatura più pesante riguarda la governance. Il patron Danilo Iervolino, il presidente Maurizio Milan e l'amministratore delegato Umberto Pagano rappresentano il vertice di una società che continua a perdere credibilità sul terreno dei risultati sportivi. Non è sufficiente richiamare gli investimenti effettuati quando manca il riscontro del campo. Le risorse economiche, per quanto importanti, devono tradursi in organizzazione, competenza e scelte coerenti. Altrimenti diventano soltanto numeri privi di significato sportivo. Dopo tredici giornate, i 15 punti conquistati raccontano una realtà umiliante rispetto alle ambizioni iniziali. La Salernitana non guarda più verso l'alto, ma deve preoccuparsi seriamente di ciò che accade alle proprie spalle. La prospettiva della Serie D, fino a qualche tempo fa impensabile, rischia di trasformarsi in un incubo concreto qualora questa deriva non venga immediatamente arrestata.
Non si tratta di una semplice crisi di risultati. È il segnale di un modello gestionale che, alla prova dei fatti, non sta funzionando. Salerno non merita una squadra ridotta a sopravvivere, né una tifoseria costretta a misurare ogni settimana la distanza tra la propria storia e la mediocrità del presente. La responsabilità ultima ricade inevitabilmente sulla proprietà. Iervolino dovrebbe interrogarsi seriamente sulla possibilità di cedere il club a una compagine capace di garantire un nuovo ciclo, purché accompagnato da solidità economica, competenze e progettualità. Non servono altri proclami, nè l'ennesima rivoluzione annunciata per guadagnare tempo. Servono decisioni, assunzioni di responsabilità e una svolta autentica. Perché la Salernitana può accettare una sconfitta, perfino una stagione complicata. Ma non può essere condannata a un declino senza fine. Basta chiacchiere. Se questa proprietà non è più nelle condizioni di restituire dignità e futuro al club, abbia il coraggio di passare la mano. La storia granata merita rispetto, non altri alibi.
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