

di Massimiliano Catapano
La Salernitana continua a sprofondare e Vito Di Bari si ritrova a fare i conti con una crisi che sembra non conoscere soluzione. Dopo la sconfitta contro l’Inter Under 23, il tecnico granata analizza una prestazione che, a suo giudizio, avrebbe meritato maggiore fortuna, individuando nella fragilità psicologica il principale ostacolo alla risalita. Ma tra occasioni sprecate, black-out difensivi e una classifica sempre più allarmante, il rischio è che anche le spiegazioni finiscano per assumere il sapore degli alibi. "Nei primi venticinque minuti abbiamo interpretato molto bene la partita, creando opportunità importanti e dimostrando che le decisioni iniziali erano corrette. Poi abbiamo attraversato una decina di minuti di sbandamento, durante i quali abbiamo incassato il goal. Le sostituzioni hanno restituito movimento e intensità alla squadra, ma sarebbe sbagliato individuare dei responsabili soltanto per cercare un capro espiatorio. Dobbiamo valutare la prestazione nella sua interezza, perchè le occasioni per ottenere un risultato diverso ci sono state". Di Bari non nasconde il contraccolpo emotivo accusato dai suoi calciatori, apparsi profondamente provati al termine della gara. "Vedere i ragazzi così abbattuti fa male, ma dobbiamo accettare la realtà e confrontarci con una classifica che non possiamo ignorare. Questa situazione deve scuoterci, anche attraverso la paura di ritrovarci ancora più in difficoltà. I tifosi hanno ascoltato fin troppe spiegazioni, adesso è arrivato il momento di dare risposte concrete".
La questione caratteriale occupa una posizione centrale nella disamina del tecnico, consapevole delle aspettative di una piazza che non intende rassegnarsi a un campionato di sofferenza. "Per indossare questa maglia occorre avere una personalità importante. Comprendo perfettamente la contestazione, perché nessuno immaginava di assistere a una stagione del genere. Non credo che le nostre difficoltà dipendano dal modulo: abbiamo costruito parecchio, ma nei momenti decisivi abbiamo sbagliato scelte che normalmente dovrebbero essere più semplici. La tensione sta condizionando i giocatori e quando si arriva così frequentemente davanti alla porta senza riuscire a segnare significa che qualcosa non funziona". Secondo Di Bari, un episodio favorevole avrebbe potuto modificare radicalmente lo sviluppo della gara. "Se fossimo riusciti a trovare il pareggio, oppure a concretizzare una delle opportunità create, probabilmente avremmo assistito a una partita differente. In questo momento dobbiamo soprattutto recuperare equilibrio interiore, perché senza tranquillità diventa complicato anche eseguire correttamente i gesti tecnici". La lucidità, tuttavia, non si ritrova attraverso le dichiarazioni. Il tecnico ne è consapevole e ritiene che soltanto un risultato positivo possa interrompere la spirale negativa. "La fiducia torna soprattutto quando arrivano i punti. Adesso ogni pallone sembra pesare più del normale e anche le decisioni più elementari diventano difficili. Il nostro compito è continuare a lavorare, valorizzando ciò che di buono riusciamo a produrre. Siamo arrivati da poco e possiamo affrontare questa situazione senza trascinarci dietro tutto il peso delle vicende precedenti".
Inevitabile il riferimento al rapporto con una tifoseria sempre più esasperata. "La credibilità nei confronti dei sostenitori si riconquista vincendo. La gente vuole vedere risultati e soltanto attraverso quelli possiamo ristabilire quel rapporto di fiducia che oggi appare compromesso. Non possiamo aspettarci che la serenità arrivi da fuori: dobbiamo trovarla attraverso il nostro lavoro e la nostra professionalità. Nel calcio esistono anche periodi difficili, ma questa squadra ha dimostrato di possedere delle qualità". Spazio anche alle valutazioni sulle sostituzioni, con un giudizio positivo nei confronti di Gyabuaa e dei calciatori più giovani. "Anche nella partita contro il Savoia chi era entrato dalla panchina aveva fornito un contributo significativo. I ragazzi più giovani possono rappresentare una risorsa perché avvertono meno il peso della situazione. Gyabuaa ha avuto un buon impatto e anche stavolta i cambi hanno dato una risposta. La squadra ha dimostrato di saper reagire, ma continua a commettere errori che considero figli della poca sicurezza".
Ai microfoni di Lira Tv, Di Bari insiste sulla distanza tra la prestazione espressa e il risultato maturato sul terreno di gioco: "Abbiamo affrontato la gara con il piglio giusto, sviluppando gioco e costruendo diverse opportunità. Il risultato ci condanna e naturalmente provoca grande amarezza, ma per quanto visto non ritengo che meritassimo di uscire sconfitti. Sia chi ha cominciato la partita sia chi è entrato successivamente ha fornito delle risposte. Il problema è che davanti alla porta perdiamo precisione proprio quando dovremmo essere più lucidi". Una difficoltà che, secondo l’allenatore, si era già manifestata nella precedente sfida contro il Savoia. "Quando un calciatore sbaglia una conclusione o un movimento che normalmente riesce a eseguire, significa che la tensione sta influenzando il suo rendimento. Era successo anche nelle precedenti partite. Non possiamo fingere che i ragazzi siano tranquilli, perchè la situazione di classifica pesa inevitabilmente. Comprendo la stanchezza dei tifosi e non intendo alimentare aspettative con promesse: possiamo soltanto lavorare". Il tecnico torna quindi sulle condizioni psicologiche dello spogliatoio, sottolineando come la delusione rischi di prevalere sulla necessaria reazione agonistica. "I giocatori sono profondamente dispiaciuti, ma devono trovare dentro di loro la forza per cambiare. Siamo professionisti, dobbiamo accettare i fischi e guardare senza timore la posizione che occupiamo. Durante la settimana avevo maturato sensazioni positive perché avevamo lavorato nella maniera giusta. Adesso manca un episodio capace di farci ritrovare entusiasmo e convinzione".
Non manca un riferimento alla controversa azione del goal di Lescano. "Dalla nostra posizione avevamo avuto la sensazione che il pallone non avesse oltrepassato la linea laterale. C'è amarezza per quell'episodio, anche se nessuno ha protestato. Quello che mi preoccupa maggiormente è la reazione dei ragazzi: anziché trasformare la frustrazione in rabbia agonistica, tendono ad abbattersi. Questo stato emotivo finisce per oscurare anche gli aspetti positivi della prestazione". Infine, la riflessione tattica sulla fase difensiva e sulla disposizione della squadra senza pallone. "Avevamo preparato un assetto con tre uomini davanti nella fase di non possesso, ma il 4-3-3 non è stato interpretato sempre correttamente. Sarebbe comunque un errore pensare di risolvere tutto modificando il sistema di gioco. Le difficoltà più profonde sono di natura mentale. Non possiamo pretendere che qualcuno dall'esterno ci restituisca tranquillità: dobbiamo reagire attraverso il lavoro quotidiano, consapevoli della responsabilità che comporta questa classifica". Resta, però, una considerazione che non può essere elusa. Di Bari deve smetterla di cercare spiegazioni che, alla lunga, rischiano di trasformarsi in giustificazioni. La Salernitana vista finora è una squadra indegna del proprio blasone, troppo spesso senza attributi e soprattutto tremendamente scarsa per quanto espresso sul terreno di gioco. Non è soltanto una questione di paura o di serenità: emergono limiti tecnici, carenze caratteriali e un'insufficienza qualitativa che nessuna interpretazione tattica può cancellare.
Il tecnico ha certamente ereditato una situazione compromessa, ma ora è chiamato a incidere senza rifugiarsi nel racconto delle occasioni sprecate o delle prestazioni che avrebbero meritato maggiore fortuna. Una squadra che continua a sbagliare sotto porta, si disunisce alle prime difficoltà e non riesce a reagire con orgoglio non può essere assolta attraverso il solo richiamo alla componente psicologica. La responsabilità appartiene innanzitutto ai calciatori, incapaci finora di dimostrare sul campo una statura adeguata alle ambizioni della piazza. Ma chi guida questo gruppo deve pretendere molto di più, perché la Salernitana non può continuare a confondere il tentativo di giocare con la capacità di competere. Il calcio non assegna punti alle intenzioni, né premia le attenuanti. E per una società che porta sulle spalle il peso di una storia importante, continuare a parlare di paura mentre la classifica peggiora significa soltanto prolungare un fallimento sportivo che sta assumendo proporzioni sempre più mortificanti. A Salerno non servono più spiegazioni convincenti. Servono calciatori all'altezza della maglia, un allenatore capace di imprimere una svolta e risultati che restituiscano almeno un briciolo della dignità sportiva smarrita.
Altri articoli di questo autore:
Se vuoi essere tempestivamente aggiornato su quello che succede a Salerno e provincia, la pagina facebook di Salerno in Web pubblica minuto per minuto notizie fresche sulla tua home.