

di Massimiliano Catapano
Cinque sedute terapeutiche alla settimana, regolarmente previste dal piano sanitario, ma un'attesa che potrebbe protrarsi per ventiquattro mesi. È il paradosso denunciato a Salerno da una famiglia con una bambina affetta da disturbo dello spettro autistico, la cui vicenda è approdata alla trasmissione Fuori dal Coro, in onda su Rete 4. Un caso che riaccende i riflettori sulle difficoltà di accesso alle prestazioni riabilitative e sulla distanza, talvolta drammatica, tra il diritto alle cure e la loro effettiva erogazione. Secondo quanto emerso dal servizio televisivo, nonostante la prescrizione di un percorso terapeutico intensivo da parte dell'Asl Salerno, i centri accreditati avrebbero opposto l'esaurimento delle risorse disponibili, prospettando una lista d'attesa di due anni. Un intervallo particolarmente delicato per una bambina il cui sviluppo richiede continuità assistenziale e interventi tempestivi. Nel frattempo, il peso economico ricade interamente sulla famiglia. Ogni trattamento privato costa tra 45 e 60 euro, con una spesa mensile che può superare i mille euro.
Un impegno finanziario difficilmente sostenibile nel lungo periodo, accompagnato dal timore che la sospensione delle terapie possa compromettere i progressi raggiunti. A intervenire è Chiara Careri, madre caregiver e vicecoordinatrice provinciale di Salerno del MID, Movimento Italiano Disabili - Coordinamento Campania, che giudica inaccettabile quanto denunciato e sollecita un intervento immediato delle istituzioni sanitarie. La questione investe anche il piano normativo. La legge 134 del 2015 e i Livelli essenziali di assistenza riconoscono specifiche tutele per la diagnosi precoce e i trattamenti individualizzati delle persone con autismo. Il decreto legislativo 124 del 1998, all'articolo 3, disciplina inoltre i tempi di attesa e, nei casi previsti, strumenti alternativi di accesso alle prestazioni, anche in regime intramurario, con gli oneri ripartiti secondo la normativa applicabile. A rafforzare il sistema dei controlli è intervenuta la legge 107 del 2024, che ha istituito la Piattaforma nazionale delle liste d'attesa, operativa presso AGENAS dal giugno 2025.
Sul versante giudiziario, un precedente significativo arriva dal Tribunale di Napoli, che nel luglio 2025 ha confermato un provvedimento a carico dell'Asl Napoli 1 Centro, imponendo la somministrazione di trattamenti riabilitativi a un minore con autismo rimasto senza assistenza a causa delle liste d'attesa. Il MID chiede ad Asl Salerno e Regione Campania chiarezza sui finanziamenti destinati ai centri convenzionati, rispetto delle prestazioni previste dai LEA e soluzioni tempestive, non soltanto per la bambina protagonista della vicenda, ma anche per le numerose famiglie che denunciano analoghe difficoltà. Il movimento conferma inoltre la propria disponibilità ad affiancare i cittadini attraverso istanze formali, diffide e segnalazioni collettive. Resta un interrogativo che chiama direttamente in causa le responsabilità della sanità pubblica: quale valore può avere una terapia prescritta se il paziente non riesce ad accedervi? Perché il diritto alla salute non può esaurirsi in un documento sanitario. Deve tradursi in cure concrete, accessibili e garantite nei tempi necessari.
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