

di Massimiliano Catapano
La crisi della Nocerina non si esaurisce nei risultati del campo. È una frattura più profonda, che investe equilibri societari, rapporti interni e prospettive future. A certificarlo è il presidente Alfonso Vicidomini, che nella lettera aperta del 2 novembre, indirizzata alla tifoseria e alla città, rompe il silenzio con parole destinate ad alimentare il dibattito nell'ambiente rossonero. Un intervento che arriva all'indomani della sconfitta contro il Gravina, la quarta consecutiva, e che apre scenari fino a pochi giorni fa difficilmente immaginabili. Il massimo dirigente non cerca attenuanti e riconduce alla propria gestione le responsabilità dell'attuale situazione. "Un presidente è il primo responsabile di ciò che accade al suo club", ammette Vicidomini, riconoscendo errori, decisioni discutibili e difficoltà maturate nel corso della stagione. "Non cerco alibi e non intendo sottrarmi al giudizio", precisa, accettando le contestazioni fondate e rivendicando tuttavia la necessità di distinguere le valutazioni legittime dalle ricostruzioni di chi non conosce le dinamiche societarie. Il passaggio più significativo riguarda il logoramento personale. "Sono stanco", confessa il presidente, chiarendo che il sentimento non riguarda il legame con i colori rossoneri, rimasto immutato. A pesare sono soprattutto le polemiche e gli attacchi rivolti anche ai collaboratori, che considera ingiustamente esposti a giudizi e vessazioni nonostante l'impegno quotidiano. Una deriva che, secondo Vicidomini, oltrepassa i confini della critica sportiva e finisce per danneggiare l'intero ambiente.
Il numero uno del club riconosce inoltre di aver commesso un errore nel tentativo di gestire le tensioni lontano dai riflettori. "Il fango non si argina coprendolo, si toglie aprendo le finestre", osserva, lasciando intendere che il silenzio non abbia favorito quella serenità necessaria alla squadra. Ancora più delicato il riferimento alle divisioni che sembrerebbero attraversare l'universo societario. Vicidomini descrive una situazione nella quale non tutti condividerebbero obiettivi e percorso, arrivando a sostenere che "Il campo, in queste settimane, è stato lo specchio fedele di ciò che c’è fuori". Una valutazione severa, che collega il rendimento sportivo a un contesto privo della necessaria compattezza. Il presidente respinge poi qualsiasi ipotesi di condizionamento derivante da amicizie o rapporti personali. Ricorda di aver assunto in passato decisioni dolorose anche nei confronti dei familiari, rivendicando la propria autonomia e ribadendo che nessun legame può prevalere sugli interessi della Nocerina. Ma è sul futuro che la lettera assume un significato politico e societario particolarmente rilevante. "Non sono un uomo di calcio, l’ho sempre detto", riconosce Vicidomini, aggiungendo però: "Ma so riconoscere quando una cosa non funziona, e oggi non funziona". Da qui la disponibilità a confrontarsi con chiunque, senza preclusioni, fino a contemplare la possibilità di "fare un passo di lato", qualora rappresentasse la soluzione più utile per restituire stabilità e unità al club.
Non un annuncio di dimissioni, dunque, ma un'apertura che rimette in discussione gli attuali assetti. Il patrimonio organizzativo e progettuale sviluppato negli ultimi mesi, assicura il presidente, rimarrà a disposizione della società e di chi intenderà proseguirne il percorso. "Non lascerò mai questa squadra da sola", garantisce. Resta la convinzione che esistano ancora margini per invertire la rotta, purchè emergano responsabilità condivise e una linea comune. La chiusura della lettera racchiude il senso di una presa di posizione che potrebbe segnare uno spartiacque nella stagione rossonera: "La mia l’ho scelta: la Nocerina, sempre, con me o senza di me!". Adesso, però, alle parole dovranno seguire le decisioni. Perché la Nocerina ha bisogno di ritrovare risultati e credibilità, ma soprattutto quella compattezza senza la quale qualsiasi ambizione rischia di restare soltanto una promessa.
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