

di Massimiliano Catapano
Una pagina significativa nella storia della sanità salernitana. Per la prima volta, all’Azienda ospedaliero-universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" è stata eseguita una donazione di organi a cuore fermo, una procedura particolarmente complessa che ha consentito il prelievo del fegato, segnando un importante avanzamento nelle attività di procurement e nella rete dei trapianti. Si tratta della cosiddetta DCD (Donation after Circulatory Death), una metodica che permette di procedere alla donazione anche nei casi in cui il decesso venga accertato attraverso criteri cardiocircolatori. Un percorso sottoposto a rigorosi protocolli clinici e normativi, nel rispetto della dignità del donatore e delle sue volontà, che amplia le possibilità di reperimento degli organi destinati ai trapianti.
A rendere particolarmente rilevante il risultato è stata una circostanza organizzativa tutt’altro che ordinaria. A poche ore dalla prima procedura, infatti, nello stesso presidio ospedaliero è stato portato a termine un secondo percorso di donazione, questa volta successivo all’accertamento della morte secondo criteri neurologici, con il prelievo di più organi, compreso il fegato. Due interventi distinti, gestiti in una successione temporale ravvicinata, che hanno imposto una complessa mobilitazione di risorse umane e tecnologiche. L’attività ha coinvolto contemporaneamente sale operatorie differenti, équipe chirurgiche e anestesiologiche, tecnici di perfusione e personale infermieristico, attraverso una stretta sinergia tra il Coordinamento Aziendale per il Procurement di Organi e Tessuti, le Terapie Intensive, la Cardiochirurgia e la rete regionale trapianti.
Un impegno multidisciplinare che testimonia la capacità della struttura salernitana di affrontare procedure ad alta specializzazione, nelle quali tempestività, competenza e coordinamento rappresentano condizioni indispensabili. Ma accanto al valore scientifico e assistenziale emerge soprattutto la dimensione umana della vicenda. Determinante è stata la disponibilità delle famiglie dei donatori che, pur attraversando momenti di profondo dolore, hanno scelto di affidarsi ai sanitari e di rendere possibile un gesto di straordinaria solidarietà. Un rapporto di fiducia costruito attraverso un accompagnamento rispettoso, attento e professionalmente qualificato. Il direttore generale del "Ruggi", Nicola Cantone, ha sottolineato il significato del traguardo raggiunto, riconoscendovi una dimostrazione della preparazione degli operatori e dell’efficienza organizzativa aziendale.
Un risultato che, secondo il manager, conferma anche la centralità di un modello assistenziale fondato sulla tutela della persona, sul rispetto della sua dignità e sulla vicinanza ai familiari. A nome dell’intera Direzione Strategica, Cantone ha inoltre rivolto un sentito ringraziamento alle famiglie dei donatori, evidenziando il valore umano di una scelta capace di trasformare una perdita in una concreta opportunità di vita per altri pazienti. La prima donazione a cuore fermo rappresenta dunque un passaggio importante nel percorso di crescita del "Ruggi", che consolida la propria presenza nella rete regionale della donazione e dei trapianti e rilancia gli investimenti nell’innovazione clinica e nell’organizzazione di percorsi assistenziali sempre più avanzati. Un progresso che coniuga eccellenza sanitaria e sensibilità umana, nel segno della cultura della donazione.
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