

di Massimiliano Catapano
Una città in lutto per rendere omaggio a uno dei suoi figli, strappato alla vita durante una missione militare all'estero. Salerno si prepara a salutare Simone Ruggia, il sergente dell'Aviazione dell'Esercito morto a 36 anni nel disastro aereo avvenuto il 29 ottobre in Bosnia-Erzegovina. Il sindaco Vincenzo De Luca ha proclamato il lutto cittadino per martedì 3 novembre, giornata in cui saranno celebrati i funerali di Stato nella Basilica di Santa Maria degli Angeli e dei Martiri, a Roma, alle ore 10. L'ordinanza municipale dispone l'esposizione delle bandiere a mezz'asta a Palazzo di Città e negli edifici pubblici comunali. Alle esequie parteciperà anche il Gonfalone di Salerno, testimonianza istituzionale del cordoglio di una comunità profondamente scossa dalla tragedia.
Ruggia, cresciuto nel quartiere Pastena e in servizio presso il Primo Reggimento Aviazione dell'Esercito "Antares" di Viterbo, si trovava a bordo dell'elicottero CH-47 Chinook precipitato nei pressi di Brčko durante un'attività addestrativa nell'ambito della missione europea Eufor Althea. Nello schianto hanno perso la vita anche il sergente Claudio Marchesi, il tenente Franco Adriano Zecchillo e la sergente Laura Procacci, questi ultimi appartenenti al Corpo militare volontario della Croce Rossa Italiana. Undici i feriti. Le salme dei quattro militari sono rientrate oggi in Italia, all'aeroporto di Ciampino, accolte dalle massime autorità dello Stato. Intanto proseguono gli accertamenti delle Procure ordinaria e militare di Roma per chiarire le cause dell'incidente.
A Pastena, dove Simone aveva trascorso gli anni della giovinezza, il dolore conserva soprattutto il volto dei ricordi. Gli amici lo descrivono come un uomo generoso, leale, profondamente legato alla propria terra nonostante la lontananza imposta dagli impegni professionali. Si era sposato soltanto pochi mesi fa. Domani Salerno si unirà idealmente alla cerimonia nella Capitale. Il lutto cittadino sarà il segno tangibile di una partecipazione collettiva che va oltre il doveroso tributo istituzionale: l'ultimo saluto a un giovane militare la cui morte ha lasciato un vuoto nella famiglia, nell'Esercito e nella città che lo aveva visto crescere.
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