

di Massimiliano Catapano
La Salernitana cambia guida tecnica e si prepara a una nuova interpretazione del proprio calcio. Vito Di Bari, sotto contratto fino al 30 giugno 2027 con opzione di rinnovo, porta in granata una filosofia fondata sull'iniziativa, sull'occupazione degli spazi e sulla capacità di aggredire gli avversari. Un'impostazione che promette maggiore dinamismo nella manovra, ma che dovrà necessariamente confrontarsi con un'esigenza imprescindibile: assicurare continuità alla fase difensiva. La duttilità rappresenta uno dei tratti distintivi del nuovo allenatore. Nell'esperienza al Casarano ha alternato il 3-4-3 al 4-3-3, ricorrendo anche al 4-3-1-2 per modificare gli equilibri nella zona centrale. Soluzioni differenti, accomunate dalla volontà di mantenere una squadra offensiva e capace di sviluppare il gioco attraverso più direttrici. La scelta del modulo, nella sua concezione, risponde soprattutto alle caratteristiche degli interpreti e alle necessità della partita.
Nel 3-4-3 il fulcro della manovra è rappresentato dall'ampiezza. Gli esterni di centrocampo devono garantire profondità, mentre le ali possono muoversi verso il centro per favorire combinazioni ravvicinate e liberare spazio sulle corsie. Una disposizione che permette di impegnare stabilmente la retroguardia avversaria, ma impone ai due mediani un lavoro considerevole nella gestione delle seconde palle e nella protezione della difesa. Il 4-3-3 modifica invece la distribuzione degli uomini nella zona nevralgica. La presenza di tre centrocampisti facilita le triangolazioni, offre maggiori collegamenti tra i reparti e consente alle mezzali di accompagnare gli inserimenti. Di Bari ha sperimentato anche un 4-2-4 in fase offensiva, soluzione che aumenta il peso dell'attacco ma richiede particolare attenzione alle coperture preventive. Più accentrato, invece, il 4-3-1-2, utile per creare superiorità tra le linee e valorizzare i movimenti delle due punte.
Il principio più interessante riguarda la riconquista del possesso. La pressione in avanti e la riaggressione immediata consentono di accorciare il campo, ostacolare la costruzione avversaria e trasformare il recupero del pallone in un'opportunità offensiva. L'efficacia dipende dalla coordinazione collettiva: gli attaccanti devono indirizzare la giocata, i centrocampisti schermare le linee di passaggio e i difensori accompagnare l'avanzamento mantenendo distanze adeguate. L'aggressività, tuttavia, presenta controindicazioni. Quando la pressione viene superata, la squadra può trovarsi esposta a rapide transizioni, soprattutto se i laterali sono contemporaneamente proiettati in avanti. Le maggiori insidie riguardano gli spazi alle spalle degli esterni e i corridoi tra difensori centrali e giocatori di fascia. Diventano determinanti la tempestività delle scalate, la protezione dell'area e la capacità di riconoscere quando rinunciare alla pressione alta per ricompattarsi.
Il precedente di Casarano offre indicazioni significative. Nella Serie C 2025-2026 la formazione pugliese ha concluso il campionato con 56 goal segnati e 57 subiti. Una produzione offensiva apprezzabile, accompagnata però da una permeabilità difensiva che ha rappresentato un limite evidente. Lo stesso Di Bari ha riconosciuto in diverse occasioni la necessità di concedere meno agli avversari. Il dato, naturalmente, non dipende soltanto dall'organizzazione tattica, ma evidenzia quanto la ricerca costante dell'attacco possa richiedere correttivi. Un aspetto da non sottovalutare riguarda la lettura delle diverse fasi della gara. Di Bari ha dimostrato di saper ricorrere anche a un blocco medio-basso quando le circostanze lo richiedono. Questa capacità di adattamento costituisce una risorsa importante, a condizione che la squadra sappia alternare pressione e attesa senza perdere compattezza. Il controllo di una partita, del resto, non passa esclusivamente dal possesso: conta anche la gestione degli spazi concessi e dei momenti nei quali difendere più vicino alla propria area.
A Salerno il 3-4-2-1 potrebbe rappresentare una soluzione iniziale per conservare riferimenti già acquisiti dalla rosa. Il passaggio alla difesa a quattro resta un'alternativa concreta, soprattutto qualora il tecnico intendesse rafforzare la presenza centrale. In attacco, Lescano può offrire un punto di riferimento per la finalizzazione, mentre D'Ursi garantisce mobilità e capacità di attaccare gli spazi. Sarà fondamentale trovare il giusto rapporto tra sostegno alla manovra, inserimenti e copertura delle zone lasciate libere. Il profilo di Di Bari presenta dunque qualità riconoscibili: flessibilità degli schieramenti, mentalità propositiva, ricerca della superiorità offensiva e disponibilità ad adattarsi agli avversari. Sul versante opposto pesano le incognite relative alla tenuta difensiva, alla gestione delle transizioni e alla continuità dell'organizzazione senza pallone. La nuova Salernitana dovrà trovare una sintesi tra queste due anime. Perché il calcio d'attacco può imprimere un'identità, ma soltanto una struttura equilibrata permette di trasformarla in risultati duraturi.
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