

di Massimiliano Catapano
La disfatta di Picerno non rappresenta soltanto una pesante battuta d'arresto, ma la certificazione di un fallimento tecnico-tattico maturato nel corso dei mesi. Il 3-0 incassato dalla Salernitana ha messo a nudo tutte le contraddizioni della gestione di Serse Cosmi (foto Salvatore/AZ Picerno), incapace di consegnare alla squadra un'identità riconoscibile, principi di gioco consolidati e un'organizzazione collettiva all'altezza delle ambizioni societarie. Il 3-4-2-1 riproposto al "Donato Curcio" ha evidenziato limiti strutturali ormai ricorrenti. La costruzione dal basso è risultata macchinosa, con i tre centrali incapaci di garantire una circolazione sufficientemente rapida per superare le prime linee di pressione avversarie. In mezzo al campo, Tascone e Vitale hanno faticato a governare le distanze, mentre Cardoni e D'Ursi non sono riusciti ad assicurare continuità nei collegamenti tra mediana e attacco.
Il problema principale, tuttavia, è emerso nell'occupazione degli spazi. La Salernitana ha sviluppato una manovra prevalentemente orizzontale, senza adeguati inserimenti tra le linee, rotazioni offensive o movimenti coordinati capaci di disarticolare il dispositivo difensivo lucano. Llano e Villa non hanno trovato le condizioni per incidere con continuità sulle corsie, lasciando Lescano troppo spesso isolato e costretto a confrontarsi con una retroguardia organizzata. Ancora più preoccupante la fase di non possesso. Il pressing granata è apparso discontinuo, privo delle necessarie sincronizzazioni tra i reparti. La squadra si è allungata, concedendo al Picerno campo aperto e opportunità di attaccare le zone scoperte. Emblematica la rete di Gemignani, maturata su una transizione offensiva che ha evidenziato l'insufficiente rest defence, ovvero l'organizzazione preventiva predisposta per proteggersi dalle ripartenze.
Il raddoppio propiziato da Abreu, dopo un pallone perso in fase di sviluppo, ha ulteriormente sottolineato la fragilità degli equilibri. Il definitivo tris di Pugliese ha completato una serata nella quale la formazione allenata da Guido Di Deo ha saputo interpretare con maggiore efficacia entrambe le fasi. Nemmeno gli ingressi di Longobardi, De Boer e Bevilacqua hanno prodotto una significativa correzione dell'inerzia tattica. Il giudizio sulla gestione Cosmi va dunque oltre il risultato. L'alternanza tra difesa a tre e linea a quattro non ha trovato riscontro in un'evoluzione dei meccanismi collettivi. Sono mancati automatismi, compattezza, aggressività organizzata e soluzioni offensive codificate. Le assenze hanno certamente ridotto le possibilità di scelta, ma non possono giustificare integralmente un'identità tattica mai realmente consolidata.
Il bilancio di 14 punti in undici giornate, con appena tre vittorie, racconta una stagione compromessa soprattutto dall'assenza di continuità tecnica. La società, dopo la scoppola rimediata in Basilicata, ha ufficializzato l'esonero dell'allenatore umbro. Si chiude così un'esperienza nella quale la Salernitana non è riuscita a trasformare le individualità in un sistema di gioco credibile. Al successore non basterà cambiare modulo: servirà restituire alla squadra distanze corrette, organizzazione nelle transizioni, qualità nell'occupazione degli spazi e soprattutto un'idea di calcio riconoscibile. Perché il vero problema dei granata, prima ancora dei risultati, è stato non aver trovato un'identità sul terreno di gioco.
Altri articoli di questo autore:
Se vuoi essere tempestivamente aggiornato su quello che succede a Salerno e provincia, la pagina facebook di Salerno in Web pubblica minuto per minuto notizie fresche sulla tua home.