

di Massimiliano Catapano
La nomina di un ginecologo condannato in primo grado per violenza sessuale ai danni di una paziente accende il dibattito attorno all'ospedale Santa Maria Incoronata dell’Olmo. Al centro della controversia, la decisione dell'Azienda ospedaliero-universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d'Aragona" di affidare al professionista un incarico nell'ambulatorio di Ostetricia e Ginecologia. Una scelta contestata dall'associazione Spazio Pueblo, alla quale la Direzione strategica del "Ruggi" ha risposto con una nota ufficiale. Il medico, Antonio Palazzo, è stato condannato il 22 maggio scorso dal Tribunale di Nocera Inferiore a quattro anni di reclusione per una vicenda risalente al luglio 2024. Secondo l'accusa, i fatti contestati sarebbero avvenuti durante una visita nel suo studio privato a Cava de' Tirreni. Il professionista ha sempre respinto gli addebiti e la difesa ha annunciato ricorso in appello. La sentenza non è definitiva.
A sollevare il caso è stata Spazio Pueblo, associazione socioculturale e realtà di partecipazione civica attiva da anni a Cava de' Tirreni nella difesa dei diritti sociali, della sanità pubblica e nella promozione di iniziative culturali e solidali. Il sodalizio, iscritto al Registro Unico Nazionale del Terzo Settore, ha giudicato inopportuna la designazione, pur riconoscendo l'importanza della riattivazione di un servizio sanitario atteso da oltre dieci anni. Il nuovo ambulatorio aveva infatti registrato circa cinquanta prenotazioni nelle prime ventiquattro ore dall'apertura delle agende. Di fronte alle contestazioni, i vertici del "Ruggi" hanno ribadito che ogni decisione aziendale deve salvaguardare la dignità delle donne, il rispetto delle persone e la professionalità degli operatori sanitari. La Direzione ha inoltre richiamato il principio costituzionale della presunzione di innocenza, sottolineando che, allo stato attuale, non risultano provvedimenti ostativi allo svolgimento dell'attività professionale del ginecologo.
L'Azienda ha comunque introdotto una precisa misura organizzativa: tutte le prestazioni dell'ambulatorio ginecologico dovranno essere effettuate esclusivamente alla presenza di un'ostetrica o di personale infermieristico, a tutela delle pazienti e dello stesso medico. La posizione del "Ruggi" chiarisce dunque le ragioni giuridiche e organizzative della scelta, senza esaurire il confronto sulla sua opportunità. Sullo sfondo resta una questione particolarmente delicata: conciliare le garanzie riconosciute a ogni cittadino con la tutela e la fiducia delle donne che si rivolgono alla sanità pubblica.
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