

di Massimiliano Catapano
Oltre sei ore trascorse su una barella, al freddo, nel pronto soccorso dell'ospedale Umberto I di Nocera Inferiore. Poi le dimissioni, nonostante un quadro clinico che, secondo i familiari, avrebbe richiesto ulteriori approfondimenti. Nove giorni dopo, presso una struttura ospedaliera di Salerno, la scoperta di un edema. È la vicenda denunciata pubblicamente da Felice Vicidomini, che attraverso i social solleva pesanti interrogativi sull'assistenza sanitaria ricevuta dal padre e sull'adeguatezza degli accertamenti effettuati. Secondo la ricostruzione del figlio, l'uomo sarebbe giunto al presidio ospedaliero nocerino in sedia a rotelle, con evidenti difficoltà nell'espressione verbale e una sintomatologia che lasciava ipotizzare un'emicrania complicata oppure una possibile ischemia. Condizioni che, a giudizio del familiare, avrebbero richiesto un'attenta valutazione neurologica e ulteriori approfondimenti diagnostici.
La permanenza in pronto soccorso sarebbe durata oltre sei ore, trascorse su una barella in un ambiente descritto come particolarmente freddo. Durante questo periodo, il paziente sarebbe stato sottoposto agli accertamenti ritenuti necessari, tra cui una Tac, prima di essere dimesso senza ricovero. La situazione avrebbe assunto contorni differenti nove giorni più tardi, quando l'uomo, presso un ospedale di Salerno, sarebbe stato sottoposto a ulteriori indagini diagnostiche. Una nuova Tac, accompagnata da un'Angio-Tac, avrebbe infatti evidenziato la presenza di un edema, riscontro che ha suscitato profonda preoccupazione nei familiari e alimentato i dubbi sulla precedente valutazione clinica. È proprio sulla decisione di dimettere il paziente dall'"Umberto I" che si concentra la denuncia di Vicidomini. Il figlio contesta le modalità con cui sarebbe stata gestita la permanenza del padre in pronto soccorso, interrogandosi sull'opportunità di trattenerlo in osservazione, considerati i sintomi manifestati al momento dell'accesso.
A destare particolare amarezza è anche il racconto delle condizioni nelle quali l'uomo avrebbe trascorso quelle ore, disteso su una barella ed esposto al freddo mentre accusava disturbi che, secondo la famiglia, avrebbero meritato maggiore attenzione. Il successivo riscontro dell'edema ha inevitabilmente sollevato interrogativi sulla tempestività della diagnosi e sulla possibilità che il quadro clinico richiedesse ulteriori verifiche già durante il primo accesso. Resta tuttavia da accertare se la condizione fosse presente al momento delle dimissioni e se potesse essere individuata attraverso gli esami allora eseguiti. La ricostruzione dei fatti e l'esame della documentazione sanitaria saranno determinanti per chiarire la vicenda, sulla quale, allo stato, è disponibile soltanto la testimonianza del familiare. Non è pertanto possibile stabilire eventuali responsabilità professionali o omissioni diagnostiche senza ulteriori riscontri.
La denuncia di Felice Vicidomini riporta così l'attenzione su un episodio che pone interrogativi delicati in materia di assistenza ospedaliera, sicurezza dei pazienti e tempestività degli accertamenti, soprattutto in presenza di sintomi potenzialmente riconducibili a patologie neurologiche.
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