

di Massimiliano Catapano
Mezzo milione di euro di perdite, una rete distributiva da rimettere in moto e conseguenze economiche destinate a protrarsi ben oltre la conclusione delle proteste. Il blocco degli autotrasportatori presenta un conto particolarmente pesante alla grande distribuzione campana. A tracciare il bilancio è Antonio Apuzzo, titolare della catena di supermercati Sole365, che descrive una situazione di profonda difficoltà, con ripercussioni sull'intera filiera produttiva e migliaia di lavoratori coinvolti. "Per la nostra azienda il danno commerciale si aggira intorno ai 500mila euro. Non siamo ancora riusciti a stabilire quanta merce sia andata perduta, ma l'impatto è stato devastante. Stiamo cercando di riorganizzare ogni attività mentre continuiamo a fronteggiare le conseguenze dell'emergenza. Non possiamo permetterci ulteriori interruzioni", spiega l'imprenditore. La paralisi delle forniture ha messo sotto pressione un'organizzazione che impiega 5.300 collaboratori e sostiene costi strutturali particolarmente elevati. La mancanza di prodotti sugli scaffali si traduce inevitabilmente in una contrazione delle vendite, senza tuttavia alleggerire gli impegni economici dell'azienda.
"Il nostro sistema è dimensionato sulle quantità di prodotti distribuiti e sul volume degli affari. Quando le merci non arrivano, vengono meno gli incassi, mentre retribuzioni e spese operative rimangono invariati. Il problema non riguarda esclusivamente i nostri supermercati, perchè coinvolge anche tutte le imprese che operano al nostro fianco", sottolinea Apuzzo. Il ritorno alla normalità, secondo le previsioni del titolare di Sole365, richiederà almeno due settimane. La ripresa della circolazione dei mezzi pesanti rappresenta soltanto il primo passaggio di un percorso più complesso. "Serviranno non meno di quindici giorni per recuperare una situazione accettabile. Rimettere i camion sulle strade non significa risolvere immediatamente il problema. Dobbiamo ricostruire le disponibilità nei magazzini, ristabilire le consegne e riportare a pieno regime una macchina organizzativa che ha subito uno stop molto pesante", osserva.
L'imprenditore non nasconde la sorpresa per le dimensioni raggiunte dalla mobilitazione, soprattutto considerando i meccanismi contrattuali già adottati dalla società per compensare l'aumento dei costi del carburante. "Non avevamo previsto un'interruzione tanto estesa. Nei nostri accordi con i trasportatori è già previsto un adeguamento economico collegato alle oscillazioni del gasolio, attraverso la clausola denominata "fuel". Se il prezzo passa, ad esempio, da un euro a un euro e trenta, riconosciamo la differenza relativa al carburante. È quindi un aggravio che la nostra azienda si assume già contrattualmente", chiarisce Apuzzo. Le conseguenze della protesta, tuttavia, superano i confini della distribuzione alimentare. Il fermo dei trasporti ha investito anche aziende agricole e stabilimenti industriali, determinando interruzioni della produzione e pesanti ricadute occupazionali.
"Un'importante azienda produttrice di caffè ci ha comunicato di avere interrotto la propria attività da tre giorni. Ma l'aspetto che considero più grave è quello sociale. Alcune imprese hanno utilizzato la cassa integrazione, altre hanno imposto il ricorso alle ferie. Chi lavora nelle cooperative con compensi legati alle prestazioni, invece, in molti casi non è stato nemmeno chiamato. Significa perdere giornate di lavoro e reddito, con conseguenze particolarmente dure per chi si trova già in condizioni economiche precarie. I nostri dipendenti riceveranno regolarmente la retribuzione, ma non tutti hanno questa garanzia", evidenzia l'imprenditore.
A pagare il prezzo dell'emergenza sono state anche le famiglie, costrette a confrontarsi con una disponibilità limitata di generi alimentari e prodotti di consumo. Una situazione che, secondo Apuzzo, potrebbe aver prodotto effetti economici assai superiori alle perdite registrate dalle singole aziende. "Il danno complessivo per i cittadini è difficilmente misurabile. Molte persone non hanno trovato i prodotti abituali e hanno dovuto acquistare ciò che era ancora disponibile, sostenendo probabilmente una spesa maggiore. Non si tratta necessariamente di rincari dei listini, ma di una riduzione della possibilità di scelta. Ritengo che la perdita di potere d'acquisto possa raggiungere diverse decine di milioni di euro. Soltanto nelle prossime settimane comprenderemo fino in fondo le dimensioni del fenomeno", afferma.
Non manca, infine, una valutazione critica sulla gestione istituzionale della crisi. Apuzzo distingue l'impegno delle autorità territoriali dall'atteggiamento dell'esecutivo nazionale, al quale rimprovera una scarsa attenzione verso le difficoltà vissute dal Mezzogiorno. "Dalle istituzioni locali e dalle Prefetture abbiamo ricevuto ascolto, collaborazione e disponibilità, per questo desidero esprimere la mia gratitudine. Diversa è stata la percezione rispetto al Governo centrale, che mi è apparso distante dalla gravità di quanto stava accadendo. Ho avuto l'impressione che l'emergenza contemporaneamente in corso a Milano abbia ricevuto maggiore attenzione, finendo per mettere in secondo piano le difficoltà del nostro territorio", conclude il titolare di Sole365. Un'emergenza che lascia dunque aperta una questione ben più ampia del ripristino delle forniture: la vulnerabilità di una filiera nella quale il blocco della logistica può trasformarsi, nel giro di pochi giorni, in una crisi capace di colpire contemporaneamente imprese, occupazione e bilanci familiari.
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