

di Massimiliano Catapano
Sette reti in sette giornate di Serie A, una tripletta al Sassuolo e il primato nella classifica cannonieri. Antonio Raimondo (foto La Gazzetta dello Sport) si è preso il Frosinone e sta conquistando il calcio italiano. Numeri che impongono una riflessione, soprattutto a Salerno, dove appena un anno prima lo stesso attaccante faticava a trovare spazio e continuità. La sua esplosione non può essere liquidata come una semplice coincidenza. È la dimostrazione di quanto la gestione tecnica e psicologica possa incidere sulla crescita di un giovane calciatore. Alla Salernitana, nell'annata 2024-2025, Raimondo collezionò 14 presenze e una sola rete, decisiva contro la Cremonese. Un rendimento deludente, certamente, ma che oggi obbliga a riconsiderare le responsabilità di quella stagione. Sul banco degli imputati finiscono inevitabilmente Roberto Breda e Pasquale Marino. Il primo, che aveva già allenato il ragazzo alla Ternana, non riuscì a riprodurre le condizioni che ne avevano favorito la crescita. Il secondo lo relegò progressivamente ai margini delle proprie gerarchie offensive. Due gestioni differenti, accomunate dall'incapacità di valorizzarne pienamente il potenziale.
Raimondo non è un centravanti statico, da sacrificare esclusivamente nel gioco spalle alla porta. È un attaccante che vive di movimento, aggressività, attacchi alla profondità e capacità di leggere gli spazi. A Salerno venne utilizzato anche accanto a Cerri, senza però trovare un'organizzazione offensiva capace di esaltarne le qualità. A Frosinone, invece, Alvini lo impiega da riferimento centrale in un sistema dinamico, sostenuto da una manovra propositiva e da una fiducia mai venuta meno. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: undici gol nella scorsa Serie B, culminata con la promozione, e sette nelle prime sette partite della massima serie. Lo stesso Raimondo ha riconosciuto pubblicamente il ruolo determinante di Alvini nella propria maturazione. Ma sarebbe riduttivo circoscrivere le responsabilità agli allenatori. Anche la società granata avrebbe dovuto tutelare maggiormente un patrimonio tecnico ancora in formazione, sottraendolo alle pressioni di una stagione disastrosa. E una piazza passionale ed esigente come Salerno dovrebbe interrogarsi sulla facilità con cui, talvolta, vengono emesse sentenze definitive nei confronti dei più giovani.
Una riflessione riguarda anche il giornalismo sportivo. Chi giudica un calciatore attraverso una pagella frettolosa, senza approfondirne caratteristiche, impiego tattico e condizioni ambientali, rischia di alimentare valutazioni superficiali. La critica è legittima; la competenza resta indispensabile. Raimondo non era diventato improvvisamente un attaccante mediocre a Salerno, così come sette gol non ne fanno automaticamente un fuoriclasse. La differenza sta nel percorso, nella pazienza e nella capacità di un allenatore di riconoscere ciò che un ragazzo può diventare. A Frosinone hanno saputo aspettarlo e valorizzarlo. A Salerno, evidentemente, non abbastanza. E questa è una sconfitta che va ben oltre il terreno di gioco.
Altri articoli di questo autore:
Se vuoi essere tempestivamente aggiornato su quello che succede a Salerno e provincia, la pagina facebook di Salerno in Web pubblica minuto per minuto notizie fresche sulla tua home.