

di Massimiliano Catapano
Un nuovo passaggio giudiziario segna la drammatica vicenda del piccolo Domenico Caliendo. Il Tribunale del Riesame di Napoli ha confermato l’interdizione per dodici mesi dall’esercizio della professione medica nei confronti del cardiochirurgo Guido Oppido, coinvolto nell’inchiesta sul trapianto di cuore fallito all’ospedale "Monaldi". Per la cardiochirurga Emma Bergonzoni, seconda operatrice, è stata invece annullata l’interdizione di sette mesi per il venir meno delle esigenze cautelari. Al centro dell’indagine c’è anche la documentazione sanitaria relativa all’intervento del 23 dicembre 2025. La Procura di Napoli, con il procuratore aggiunto Antonio Ricci e il sostituto Giuseppe Tittaferrante, contesta a Oppido e Bergonzoni l’ipotesi di falso nella cartella clinica. Entrambi risultano inoltre indagati per omicidio colposo insieme ad altri cinque medici per la morte di Domenico, deceduto il 21 febbraio dopo quasi due mesi in terapia intensiva.
Il bambino, di appena due anni e mezzo, era stato sottoposto al Monaldi a un delicatissimo trapianto. Il cuore, prelevato a Bolzano e trasportato a Napoli, arrivò però gravemente danneggiato. La superperizia di 553 pagine, redatta dai professori Biagio Solarino, Ugolino Livi e Ferdinando Luca Lorini su incarico del gip Mariano Sorrentino, ha ricostruito le modalità di conservazione dell’organo e le decisioni assunte dopo il fallimento del trapianto. Secondo le conclusioni della consulenza, il cuore sarebbe stato irrimediabilmente compromesso durante il trasporto a causa delle modalità di conservazione e del contatto con il ghiaccio secco. Gli esperti hanno inoltre indicato nel ricorso entro 72 ore al Berlin Heart una possibile strada per mantenere Domenico nelle condizioni necessarie ad attendere un secondo trapianto. La stessa perizia, però, distingue nettamente il profilo chirurgico: sulla condotta di Oppido durante l’intervento non sarebbero emerse censure sostanziali. È su questo punto che la difesa del cardiochirurgo, affidata agli avvocati Vittorio Manes e Alfredo Sorge, ha insistito, sostenendo la correttezza dell’operato in sala operatoria e contestando l’ipotesi di falso.
Il Riesame ha comunque confermato la misura interdittiva nei confronti di Oppido per il capitolo relativo alla documentazione clinica. Per Bergonzoni, difesa dall’avvocato Vincenzo Maiello, la revoca della misura consente invece il ritorno all’attività professionale, senza però equivalere a un proscioglimento dalle accuse. La famiglia Caliendo-Mercolino, attraverso l’avvocato Francesco Petruzzi, ha sottolineato come sulla posizione di Oppido siano intervenute valutazioni concordanti del gip e del Riesame. Quanto a Bergonzoni, il legale ha ricordato che la decisione riguarda esclusivamente le esigenze cautelari. «Domenico non c’è più. Il resto lo stabilirà il processo, e noi ci saremo», ha ribadito Petruzzi. Il procedimento resta dunque aperto e sarà la magistratura a dover accertare eventuali responsabilità individuali e nessi causali, nel pieno rispetto della presunzione di innocenza. Ma resta un dato che nessun tecnicismo può cancellare: Domenico aveva due anni e mezzo ed era entrato in ospedale per ricevere una nuova possibilità di vita.
Oggi la giustizia è chiamata a ricostruire fino in fondo ciò che è accaduto. Una cartella clinica non è un semplice documento amministrativo: è la memoria sanitaria di un paziente, il racconto preciso delle decisioni prese e delle cure praticate. Se venisse accertata un’alterazione volontaria, si tratterebbe di un fatto di enorme gravità. Nessuna condanna anticipata, dunque, ma neppure zone d’ombra. Quando al centro c’è la morte di un bambino, la verità deve venire prima di tutto. Perchè dietro fascicoli, perizie e ricorsi c’era un bambino. Si chiamava Domenico Caliendo. E alla sua famiglia questa storia deve risposte complete.
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