

di Massimiliano Catapano
Un’ovazione ha accompagnato l’ingresso di Vasco Rossi nell’Aula Magna dell’Università di Salerno, dove il rocker di Zocca ha ricevuto il dottorato di ricerca honoris causa in Politica e Comunicazione. Cori e applausi hanno scandito una cerimonia seguita anche da circa 1.500 studenti, radunati nella piazza del Rettorato davanti a un maxischermo. A introdurre il riconoscimento è stato il rettore Virgilio D’Antonio (foto Gli Stati Generali), che ha sottolineato la forza culturale e sociale del linguaggio di Vasco: "La sua voce è entrata nel patrimonio simbolico di una comunità. Riconosciamo non soltanto la capacità artistica, ma anche un sapere maturato fuori dalle aule universitarie che l’Università non può ignorare". Poi il richiamo a uno dei concetti più cari al cantante: "Vasco ci parla della libertà di essere imperfetti, di non dover necessariamente corrispondere all’immagine che gli altri costruiscono di noi". Visibilmente emozionato, Rossi ha accolto il titolo ricordando anche il proprio legame personale con Salerno. "Sono onorato, estasiato e incantato per questo riconoscimento", ha detto. Quindi il salto indietro nel tempo: "A Salerno ho fatto il militare e qui è stato concepito il mio primo figlio".
Nel suo intervento il rocker ha riflettuto anche sul significato di mezzo secolo trascorso sul palco. "Essere rocker è una grande responsabilità. Pensavo bastasse un microfono, invece per me ha significato restare me stesso, con dubbi, fragilità, sogni e qualche incazzatura, trasformando tutto questo in canzoni". Centrale il passaggio sul rapporto tra musica, comunicazione e società. "Politica e comunicazione non le ho studiate sui libri: in qualche modo le ho subite e provocate. Io ho scritto canzoni e basta. Dopo cinquant’anni scopro che possono persino diventare materia di studio". E ancora: "Una canzone è un messaggio che viaggia senza bisogno di un ufficio stampa. Entra nelle case, suscita emozioni, pone domande e può aprire uno spazio nel quale le persone discutono e si sentono meno sole". Per Vasco, però, la politica non si esaurisce nelle istituzioni. "Non è soltanto quella dei palazzi, delle elezioni o della propaganda. È anche il modo in cui una società decide chi proteggere, chi ascoltare e chi lasciare ai margini". Da qui il valore della parola: "È un’arma potentissima: può manipolare la realtà e alimentare paure, ma può anche dare voce a chi non riesce a farsi sentire e difendere tolleranza e inclusione".
Alla cerimonia ha partecipato anche Vincenzo De Luca, che dopo un incontro privato con il cantante ha affidato ai social il proprio commento: "Abbiamo parlato in privato ed è stata la conferma della sensibilità e della popolarità di un grande artista. Congratulazioni!". Una giornata accademica diventata così anche un viaggio nella storia personale e artistica di Vasco: dalle caserme di Salerno ai grandi palchi, fino a un titolo universitario che riconosce il peso di parole e canzoni entrate, da decenni, nell’immaginario collettivo.
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