

di Massimiliano Catapano
Il banco degli imputati non può avere un solo posto. Serse Cosmi è inevitabilmente finito nel mirino dopo un avvio di campionato lontano dalle aspettative, ma ridurre le difficoltà della Salernitana alle responsabilità dell’allenatore significherebbe fermarsi alla superficie. Dopo sette giornate i granata hanno raccolto appena 9 punti, con due vittorie, tre pareggi e due sconfitte. Il dodicesimo posto fotografa una partenza insufficiente per una squadra costruita con ambizioni decisamente superiori. Il 2-1 incassato a Crotone, con due reti subite nei primi 22 minuti e una superiorità numerica non sfruttata fino in fondo, ha soltanto amplificato interrogativi già presenti. Cosmi ha responsabilità tecniche evidenti. La squadra non ha ancora trovato continuità nel gioco, fatica a imporre ritmo e personalità e troppo spesso si affida agli spunti dei singoli. Nel calcio di oggi organizzazione, intensità e meccanismi collettivi rappresentano una necessità, non un dettaglio. Ma la questione non può esaurirsi nell'eventuale cambio in panchina.
Il nodo riguarda soprattutto la costruzione dell’area sportiva. Durante la gestione Danilo Iervolino sono cambiate figure, strategie e interpreti, senza che il club riuscisse a consolidare nel tempo una linea tecnica realmente riconoscibile. Dopo l’esperienza di Maurizio Milan, oggi la gestione vede al centro l’amministratore delegato Umberto Pagano, mentre sul versante sportivo operano Daniele Faggiano e Gennaro Alfano. La proprietà ha investito risorse importanti e ha indicato in circa 15 milioni di euro l’impegno economico per la stagione. Proprio per questo il tema diventa ancora più delicato: nel calcio non è sufficiente spendere. Occorre spendere seguendo una visione, affidando responsabilità e scelte a una struttura capace di trasformare le risorse in risultati. Anche Faggiano, legato al club fino al 2028, inevitabilmente entra nella discussione. Il mercato non ha ancora restituito l’immagine di una Salernitana dominante. Cosmi, sotto contratto fino al 2027 con opzione, può naturalmente essere giudicato per quanto prodotto sul campo. Ma l’eventuale sostituzione di un allenatore o di un dirigente avrebbe senso soltanto dentro una strategia più ampia.
È questo il punto centrale: chi disegna il progetto tecnico della Salernitana? Un club con il seguito, il peso e le ambizioni della piazza granata ha bisogno di una regia calcistica autorevole, capace di scegliere direttore sportivo, allenatore e calciatori all’interno della stessa filosofia. Senza questa continuità, ogni rivoluzione rischia di diventare soltanto il preludio alla successiva. Cambiare Cosmi potrebbe rappresentare una soluzione. Considerarlo l’unica causa della crisi, invece, sarebbe troppo comodo. Perchè prima ancora della panchina, la Salernitana deve ritrovare una direzione precisa nella stanza dei bottoni.
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