

di Massimiliano Catapano
Ventisei colpi esplosi con un kalashnikov contro la saracinesca di un autosalone, nel cuore della notte. A oltre un anno da quella violenta incursione, le indagini dei Carabinieri approdano a quattro misure cautelari nei confronti di altrettante persone, due originarie di Pagani e due di Sant’Egidio del Monte Albino, ritenute allo stato coinvolte nell’attentato contro l’autosalone Nese di Corbara. I provvedimenti sono stati eseguiti questa mattina dai militari del Reparto Territoriale di Nocera Inferiore: per tre degli indagati si sono aperte le porte del carcere, mentre per il quarto sono stati disposti gli arresti domiciliari.
L’episodio risale alla sera del 24 febbraio 2025, quando la rivendita di automobili di via Novi venne raggiunta da una raffica impressionante. Contro l’ingresso dell’attività furono esplosi 26 proiettili utilizzando un’arma da guerra, trasformando in pochi istanti quella che fino ad allora era una normale serata in un episodio capace di suscitare forte preoccupazione nell’intera zona. Da quella notte gli investigatori hanno lavorato per ricostruire movimenti, contatti e responsabilità, cercando di individuare sia gli esecutori materiali sia il contesto nel quale sarebbe maturata la spedizione armata. Secondo il quadro investigativo emerso finora, il raid non sarebbe riconducibile a dinamiche di criminalità organizzata: all’origine vi sarebbero invece contrasti di carattere personale.
Le attività investigative sono sfociate nelle misure cautelari eseguite oggi e in una serie di perquisizioni. Durante i controlli i Carabinieri hanno sequestrato numerose armi da guerra, tra cui anche fucili tipo kalashnikov, appartenenti alla stessa categoria dell’arma che sarebbe stata utilizzata per colpire l’autosalone. Nel corso delle operazioni sono stati inoltre rinvenuti circa un chilo e 200 grammi di marijuana e 90mila euro in contanti. Sul fronte dello stupefacente, tuttavia, gli investigatori hanno precisato che la droga non è stata direttamente attribuita ai quattro destinatari delle misure cautelari: sarebbe stata trovata all’interno di una stanza considerata pertinenziale all’abitazione di uno degli arrestati.
L’inchiesta resta aperta. Gli accertamenti dovranno ora definire con maggiore precisione il ruolo attribuito a ciascun indagato e ricostruire ogni fase dell’attentato, dalla sua preparazione fino alla materiale esecuzione della raffica contro l’attività commerciale. Le contestazioni si trovano ancora nella fase delle indagini preliminari. Nel rispetto del principio di presunzione di innocenza, eventuali responsabilità potranno essere definitivamente accertate soltanto con una sentenza divenuta irrevocabile.
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