

di Massimiliano Catapano
Una visita agli Scavi trasformata, secondo la ricostruzione degli inquirenti, in un incubo per uno studente di appena 17 anni. Un custode del Parco Archeologico di Pompei, 58 anni, è stato arrestato nella mattinata di mercoledì 16 settembre dai carabinieri della Compagnia di Torre Annunziata, che a Scafati hanno dato esecuzione a un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Gip del Tribunale di Torre Annunziata su richiesta della Procura. L’uomo è gravemente indiziato del reato di violenza sessuale aggravata ai danni del minorenne. L’episodio contestato risale alla mattina del 16 agosto scorso. Il diciassettenne, studente e turista in visita nell’area archeologica, avrebbe incontrato il dipendente poco dopo essere entrato nel Parco. Secondo quanto ricostruito nel corso delle indagini, il custode avrebbe sfruttato la divisa e la propria conoscenza del sito lasciando credere al giovane di essere una guida turistica. L’indagine è partita dalla denuncia-querela presentata dallo stesso ragazzo ai Carabinieri del Posto Fisso Scavi subito dopo i fatti.
La sequenza ricostruita dagli investigatori delinea un avvicinamento progressivo. In un primo momento il custode avrebbe offerto al ragazzo una cartina e successivamente gli avrebbe fornito alcune spiegazioni di carattere storico e archeologico nei pressi della domus di Ottavio Quartio. I due si sarebbero poi incontrati nuovamente nella zona dell’Orto dei Fuggiaschi. A quel punto sarebbe arrivata la proposta di visitare la Casa di Ercole, ambiente normalmente non accessibile al pubblico e del quale il dipendente avrebbe avuto le chiavi. È all’interno di quell’area appartata che, secondo l’ipotesi accusatoria, la situazione sarebbe precipitata. Dopo la visita agli ambienti della domus, i due avrebbero raggiunto il giardino. Qui il custode avrebbe afferrato e baciato il diciassettenne nonostante il suo rifiuto e i tentativi di sottrarsi, costringendolo poi con la forza a subire ripetuti atti sessuali. Gli episodi contestati sarebbero avvenuti nei pressi di un triclinio in pietra. Un ruolo determinante nell’inchiesta è stato svolto dal sistema di videosorveglianza interno agli Scavi di Pompei.
I filmati acquisiti dai militari avrebbero consentito di seguire gli spostamenti all’interno del sito e di trovare riscontri alla ricostruzione fornita dal minorenne, contribuendo anche all’identificazione dell’indagato. Gli elementi raccolti sono stati quindi sottoposti alla Procura di Torre Annunziata e, successivamente, al Gip. Il giudice ha disposto per il 58enne la misura cautelare più afflittiva, quella della custodia in carcere. Secondo quanto riportato dagli inquirenti, nella valutazione avrebbero pesato la gravità delle condotte contestate e il concreto pericolo di reiterazione di reati della stessa natura. Dopo le formalità di rito, l’uomo è stato trasferito nella casa circondariale di Vallo della Lucania. Sulla vicenda è intervenuto anche il direttore del Parco Archeologico di Pompei, Gabriel Zuchtriegel, esprimendo vicinanza alla vittima e assicurando piena collaborazione con la Procura.
Il Parco ha inoltre annunciato accertamenti interni con possibili conseguenze sul piano disciplinare e valuterà l’eventuale costituzione di parte civile qualora si arrivasse al processo. Zuchtriegel ha definito quanto emerso un fatto "gravissimo e scioccante", sottolineando come sia avvenuto in un luogo chiamato a rappresentare cultura e umanità. L’inchiesta resta aperta e gli accertamenti della Procura di Torre Annunziata proseguono. La misura cautelare adottata non equivale a una dichiarazione di responsabilità: il procedimento si trova nella fase delle indagini preliminari e, secondo il principio costituzionale della presunzione di innocenza, l’indagato non può essere considerato colpevole fino a un’eventuale sentenza definitiva di condanna.
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