

di Massimiliano Catapano
È durata appena 40 giorni l’esperienza di Mattia Mastrovito con la Salernitana. Il centrocampista classe 2005 ha risolto consensualmente il proprio contratto ed è tornato al Martina, chiudendo una parentesi granata senza aver disputato neppure un minuto in una partita ufficiale. Un epilogo che fa inevitabilmente rumore se confrontato con quanto accaduto appena poche settimane prima. Il 3 agosto, infatti, la Salernitana aveva annunciato il suo arrivo dopo le due stagioni disputate con il Martina. Nel comunicato ufficiale il club sottolineava: «Il calciatore ha firmato un contratto con il club granata fino al 30 giugno 2029». Un accordo di lunga durata che lasciava immaginare una precisa volontà di investire sul giovane.
Secondo quanto raccolto, Mastrovito avrebbe anche ricevuto diverse proposte da società di Serie C, decidendo di non accettarle perchè convinto di potersi giocare le proprie carte a Salerno. La situazione sarebbe però precipitata nel giro di pochi giorni, anche per alcune dinamiche maturate nel rapporto con lo staff tecnico e dirigenziale. Il calciatore, sempre secondo le informazioni emerse, avrebbe avuto piena contezza della propria posizione soltanto domenica, in occasione della sfida con la Cavese, dopo un confronto con il direttore sportivo Daniele Faggiano. Dal martedì alla domenica non avrebbe ricevuto comunicazioni definitive sul proprio futuro. Poi l’esclusione dalla lista e, successivamente, la separazione.
Considerazione finale
È proprio qui che rimane l’interrogativo più grande. Nessuno può stabilire oggi se Mastrovito sarebbe stato all’altezza della Salernitana, semplicemente perché la Salernitana non gli ha mai concesso l’opportunità di dimostrarlo in una gara ufficiale. Una società è libera di cambiare strategie e gerarchie, ma passare da un contratto fino al 2029 a un addio dopo appena quaranta giorni, senza concedere al ragazzo neppure qualche minuto, lascia inevitabilmente spazio alla riflessione. Mastrovito potrà essere un talento oppure no. A Salerno, però, resterà un giudizio mai pronunciato dal giudice più importante: il campo.
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