

di Massimiliano Catapano
A volte per comprendere il valore di ciò che si possiede bisogna ascoltare chi guarda le cose dall’esterno. E le parole pronunciate da Mirwan Suwarso sulla Salernitana dovrebbero arrivare dritte sulla scrivania di Danilo Iervolino. Il presidente del Como, uomo di fiducia della ricchissima famiglia Hartono e di recente ospite della famiglia Gagliano all’Hotel Tritone di Praiano, in un’intervista rilasciata a "La Repubblica" ha analizzato il calcio italiano e il divario economico che ancora lo separa dalla Premier League inglese. Nel farlo ha citato espressamente Salerno tra quelle realtà capaci di esercitare una forte attrazione ben oltre i propri confini. "Che cos’ha la Premier rispetto a noi? I soldi. Ma noi abbiamo storia, arte, cibo e passione. Squadre di città, belle come Lecce o Salerno, possono avere grande attrattiva". Una dichiarazione tutt’altro che banale. Suwarso parla da dirigente di un club che negli ultimi anni ha costruito la propria crescita attraverso investimenti, organizzazione, marketing, comunicazione e una precisa visione aziendale.
Lo stesso presidente lariano, parlando delle possibilità di espansione del Como, ha spiegato come la crescita di una società passi dalla capacità di valorizzare territorio e identità, non limitandosi esclusivamente ai novanta minuti della partita. Ed è proprio qui che il discorso diventa inevitabilmente granata. Se un dirigente arrivato dall’esterno impiega così poco a individuare l’enorme potenziale di Salerno, appare ancora più difficile comprendere come la proprietà della Salernitana non sia riuscita a trasformare quel patrimonio in un progetto solido, stabile e ambizioso. Perchè Salerno possiede esattamente quegli elementi richiamati da Suwarso: storia, territorio, passione, senso di appartenenza e soprattutto una tifoseria capace di produrre numeri e partecipazione anche nei momenti più complicati. La Salernitana non è una realtà da scoprire. È una realtà da valorizzare.
Ed è questo il punto sul quale la gestione di Danilo Iervolino lascia aperto un interrogativo pesantissimo. Una piazza di queste dimensioni avrebbe bisogno di programmazione, presenza societaria, strategie commerciali, strutture e una visione che vada oltre l'emergenza del momento. Non basta possedere una società: bisogna darle una direzione. Iervolino farebbe bene, dunque, a leggere attentamente le parole del presidente del Como. Non come una semplice attestazione di stima verso Salerno, ma quasi come una lezione involontaria su ciò che significa riconoscere il valore di un territorio e costruirci intorno un progetto calcistico. Perchè alle spalle del Como c’è una delle famiglie economicamente più potenti del panorama calcistico, ma il denaro da solo non spiega tutto. Contano le idee, la programmazione, il management e la capacità di trasformare una squadra in un patrimonio della città e contemporaneamente in un marchio capace di crescere.
Il Como sta cercando di farlo guardando anche ai mercati internazionali e Suwarso ha spiegato che marketing, branding e comunicazione sono centrali nella strategia di sviluppo del club. A Salerno, invece, resta la sensazione amara di un potenziale enorme ancora lontano dall’essere sfruttato fino in fondo. E allora la vera domanda diventa inevitabile: se perfino il presidente del Como riesce a vedere immediatamente quanto possa essere grande la Salernitana, possibile che proprio chi ne detiene la proprietà non sia ancora riuscito a costruire un progetto all’altezza di quella grandezza? Suwarso ha indicato la strada. Ora sarebbe il caso che Iervolino guardasse in quella direzione.
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