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Salernitana-Cavese, il derby cambia sulla lavagna: il 4-4-2 di Cosmi funziona per un tempo, Masitto lo ribalta con tre mosse

07/09/2026

di Massimiliano Catapano

Salernitana-Cavese non si spiega soltanto attraverso i goal di Llano e Peretti. L’1-1 dell’"Arechi" racconta una partita tatticamente divisa in due: il primo tempo appartiene al piano preparato da Serse Cosmi, la ripresa alla capacità di Cristiano Masitto (foto Lorenzo Giordano/Raffaele Purgante) di correggere la propria squadra senza snaturarla. I granata mostrano una veste potenzialmente efficace, ma non riescono a indossarla per novanta minuti; la Cavese soffre, resta dentro la gara e ne cambia l’inerzia attraverso ritmo, pressione e occupazione degli spazi.

Il 4-4-2 asimmetrico di Cosmi

Cosmi ridisegna la Salernitana con il 4-4-2. Davanti a Galeotti agiscono Llano, Pieraccini, Celiento e Anastasio; Achik e Villa partono sulle corsie, Tascone e Vitale presidiano il centrocampo, mentre D’Ursi accompagna La Gumina, preferito inizialmente a Lescano. Quello granata, però, è un sistema fluido. Senza pallone la squadra si ricompone con due linee da quattro; durante la costruzione, invece, Anastasio rimane prudente accanto ai centrali, mentre Llano avanza sulla stessa altezza di Villa. Achik può così abbandonare la fascia e occupare il mezzo spazio, trasformando il 4-4-2 in una sorta di 3-4-1-2 in fase di possesso. Masitto risponde con il collaudato 3-5-2. Peretti, Cionek e Nunziata formano la linea difensiva; Sava e Macchi presidiano le corsie, con Diarrassouba, Visconti e Awua in mezzo. Davanti la coppia Orlando-Alberti. In fase difensiva gli esterni si abbassano, componendo un 5-3-2 stretto e pronto a ripartire.

La partenza granata e i primi rischi

Nei primi tre minuti la Salernitana conquista due calci d’angolo. È il segnale di una pressione territoriale immediata: Villa garantisce ampiezza, Llano accompagna l’azione e Achik cerca ricezioni interne per sottrarsi alla marcatura. Il rischio di questo assetto emerge già al 5’. Una transizione della Cavese costringe Anastasio a fermare Diarrassouba, rimediando l’ammonizione. Quando la prima riaggressione granata non riesce, gli ospiti possono attaccare lo spazio lasciato alle spalle degli uomini portati in avanti. Due minuti dopo Sava arriva alla conclusione e Orlando, raccogliendo la respinta, sfiora il palo. La Salernitana occupa meglio la metà campo avversaria, ma la Cavese dimostra di poterla colpire attraverso verticalizzazioni rapide e seconde palle. Al 10’ i granata scelgono una soluzione diretta: Anastasio scavalca il centrocampo, D’Ursi aggredisce l’uscita di Boffelli e il pallone termina in rete. Nigro ravvisa però una carica sul portiere e conferma la decisione dopo la revisione. Boffelli, infortunato, è costretto a lasciare il posto a Bertini.

Ampiezza e lato debole: così nasce il vantaggio

Superata l’interruzione, la Salernitana riprende il controllo territoriale. Tascone garantisce equilibrio, Vitale accompagna l’azione e D’Ursi si muove continuamente fuori dalla linea offensiva. Anche La Gumina partecipa alla manovra, viene incontro e si allarga per liberare gli inserimenti dei compagni. La Cavese protegge bene il corridoio centrale con i suoi tre centrocampisti e obbliga i granata a insistere sulle fasce. Gli ospiti, però, restano pericolosi: al 26’ Macchi trova Orlando in area e soltanto la chiusura di Celiento impedisce all’attaccante di concludere verso Galeotti. Il vantaggio del 33’ rappresenta la fotografia del progetto tattico di Cosmi. La Gumina rifinisce dalla corsia, D’Ursi prolunga la traiettoria e Llano attacca alle spalle della difesa. Il terzino irrompe sul lato debole e in scivolata firma l’1-0. Un gol costruito attraverso ampiezza, occupazione dell’area e inserimento dell’uomo più lontano dal pallone. La rete apre nuovi spazi. Al 37’ Villa recupera palla, La Gumina serve Achik e l’esterno sfiora il palo. Poco dopo Celiento accompagna l’azione e trova la risposta di Bertini. Nel recupero il portiere subentrato salva ancora su Villa. La Salernitana produce le condizioni per chiudere la partita, ma non trova il secondo gol.

Masitto cambia gli uomini e rovescia l'inerzia

All’intervallo Masitto interviene con decisione: fuori Macchi, Sava e Orlando, dentro Fiorin, D’Amore e Fusco. Non sono semplici sostituzioni ruolo per ruolo. D’Amore e Fiorin portano nuove energie sulle corsie, mentre Fusco affianca Alberti offrendo maggiore presenza fisica e profondità. Il 3-5-2 rimane formalmente intatto, ma cambia il modo di interpretarlo. Gli esterni avanzano il proprio raggio d’azione, la pressione diventa più aggressiva e i tre centrocampisti metelliani accorciano sulle seconde palle. La Salernitana viene progressivamente ricacciata all’indietro. Awua fotografa immediatamente il nuovo copione con diverse conclusioni nei primi minuti della ripresa. La Cavese recupera il pallone più in alto e impedisce a Tascone e Vitale di girarsi. D’Ursi e La Gumina restano lontani dal centrocampo, mentre Villa e Achik sono costretti a spendere energie in copertura. Il 4-4-2 granata perde compattezza. Aumentano le distanze tra i reparti e, quando la Salernitana riconquista il pallone, mancano appoggi vicini per consolidare il possesso. La squadra comincia a correre dietro agli avversari e non riesce più a governare il ritmo.

I cambi di Cosmi non risolvono il problema

Al 57’ Lescano sostituisce La Gumina. La Salernitana guadagna un riferimento dentro l’area, ma perde un attaccante che aveva partecipato alla costruzione del vantaggio. In quel momento, inoltre, il problema non riguarda la finalizzazione: manca un collegamento pulito tra centrocampo e attacco. La Cavese aumenta la pressione. Alberti colpisce il palo e Peretti deposita in rete la respinta, ma l’azione viene annullata per un precedente fallo di Cionek. È un avvertimento che i granata non riescono a raccogliere. Al 65’ Gyabuaa prende il posto di Vitale per restituire energia e capacità di duello alla mediana. Anche questa mossa, però, non modifica l’origine delle difficoltà. L’unica combinazione fluida della ripresa nasce ancora sulla destra: Llano dialoga con Achik, riceve il passaggio di ritorno e mette il pallone al centro, ma D’Ursi arriva in ritardo.

Peretti colpisce, la Cavese prova anche a vincerla

Al 71’ un fallo di mano di Achik concede alla Cavese una punizione dalla trequarti. D’Amore disegna la traiettoria, Alberti prolunga di testa e Peretti attacca il secondo palo, anticipando la lettura difensiva e battendo Galeotti. Il gol dell’1-1 non è un episodio isolato, ma la conseguenza del dominio territoriale costruito dagli ospiti nella ripresa. La Salernitana perde sia il primo duello aereo sia la copertura sul movimento di Peretti. Curiosamente, anche il pareggio nasce dall’inserimento di un difensore sul lato debole, lo stesso principio utilizzato da Llano per il vantaggio granata. Masitto inserisce Fella per Alberti e mantiene due riferimenti offensivi. Cosmi, al 77’, rinnova entrambe le fasce con Djamanca e Longobardi al posto di Achik e Villa, senza abbandonare il 4-4-2. Djamanca prova ad accendere la partita con qualche strappo individuale, ma continua a mancare una regia offensiva capace di avvicinare Lescano e D’Ursi. Il tiro alto di Anastasio dalla distanza diventa il sintomo di una squadra che non riesce più ad arrivare in area attraverso il gioco. Sul fronte opposto Fusco recupera un pallone a Gyabuaa e libera D’Amore, che sfiora il bersaglio. Nel finale la Cavese trova anche la possibile rete del sorpasso sugli sviluppi di un’altra punizione, ma Nigro interrompe l’azione per una carica su Galeotti. Masitto richiede la revisione al Football Video Support, che conferma la decisione iniziale. Nell’ultimo dei dieci minuti di recupero è Fella a impegnare ancora il portiere granata.

Il verdetto della lavagna

Il derby termina 1-1 perchè le due squadre vincono un tempo ciascuna sul piano tattico. Cosmi indovina l’impostazione iniziale: il passaggio al 4-4-2 restituisce riferimenti chiari e la trasformazione durante il possesso permette alla Salernitana di sfruttare ampiezza e inserimenti. Masitto, però, legge meglio la gara in corsa. Il triplo cambio dell’intervallo alza la pressione della Cavese e sposta il controllo delle seconde palle dalla parte metelliana. Il problema granata non può essere ridotto al modulo. Una disposizione funziona finchè rimangono corte le distanze tra i reparti. Quando il centrocampo si abbassa e gli attaccanti restano isolati, anche un buon piano perde efficacia. Il 4-4-2 rappresenta una base sulla quale lavorare, ma servono maggiore gestione del pallone, alternative nella rifinitura e più attenzione sulle palle inattive. La Salernitana ha mostrato per un tempo ciò che potrebbe diventare; nella ripresa ha ricordato perché, dopo tre giornate, è ancora alla ricerca della prima vittoria. Il tabellone dice 1-1. La lavagna racconta un’occasione costruita bene e lasciata scivolare via.

Redazione Sport - Salernitana -

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