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"Minuto di silenzio" dà voce a Martina Carbonaro, la mamma Enza Cossentino nell'intervista esclusiva a Salernoinweb: "L'amore è libertà"

03/09/2026

di Massimiliano Catapano

Ci sono silenzi che nascono dal dolore e altri che, proprio dal dolore, trovano la forza di diventare voce. "Minuto di silenzio - Le voci di Martina" nasce con questa ambizione: custodire la memoria di Martina Carbonaro, ma soprattutto affidare il suo nome a un messaggio destinato ad andare oltre la cronaca. Martina aveva appena 14 anni quando la sua vita venne spezzata ad Afragola. Una vicenda che ha sconvolto l’Italia e che continua a lasciare una domanda dolorosa, soprattutto quando si parla alle nuove generazioni: come può ciò che viene chiamato amore trasformarsi in controllo, paura e violenza? È proprio da questa riflessione che prende forma il progetto musicale firmato da Massimiliano Catapano, in arte Max Lian, autore del testo di Minuto di silenzio.

Un progetto accolto con profonda partecipazione dalla mamma di Martina, Enza Cossentino, e ora entrato nella fase produttiva con Edizioni Musicali – Casa Discografica Totò Band. Alla guida della realtà artistica c’è Salvatore Bosco, editore e fondatore della Totò Band, che sarà anche l’interprete del brano. Un progetto che presto verrà raccontato pubblicamente anche attraverso una conferenza stampa, con l’obiettivo di far conoscere non soltanto la canzone, ma soprattutto il messaggio che porta con sé. A parlare per la prima volta del progetto è proprio Enza Cossentino, che in una intervista esclusiva rilasciata a Salernoinweb ha raccontato le emozioni provate leggendo il testo dedicato alla figlia.

- Signora, in questa intervista esclusiva a Salernoinweb vogliamo partire proprio da "Minuto di silenzio". Quando ha letto per la prima volta il testo della canzone scritta da Massimiliano Catapano - Max Lian e dedicata a Martina, quale è stata la prima emozione che ha provato?

"Mi sono venuti i brividi. Le lacrime. Poche parole. E forse non ne servono altre. Per una madre quelle righe non rappresentano semplicemente il testo di una canzone. Ogni frase inevitabilmente riporta a una figlia, alla sua voce, ai suoi gesti, alla sua quotidianità e soprattutto a tutto ciò che avrebbe ancora dovuto vivere".

- Leggendo quelle parole, qual è stato il pensiero più doloroso che le è tornato alla mente?

La risposta di Enza arriva senza filtri: "Ho pensato a quel posto maledetto. Se lo avessi saputo, la salvavo".

È probabilmente qui che Minuto di silenzio acquista il suo significato più profondo. Non vuole spiegare un dolore che spiegazioni non ne ha e nemmeno trasformare una tragedia in spettacolo. Vuole piuttosto raccogliere una memoria e consegnarla agli altri, facendo sì che il nome di Martina non rimanga imprigionato soltanto nelle pagine della cronaca. Perchè prima di tutto c’era una ragazza. Una quattordicenne con desideri, amicizie, sogni e un futuro che avrebbe dovuto ancora scrivere. Ed è soprattutto ai giovanissimi che il progetto vuole rivolgersi.

- Se "Minuto di silenzio" potesse arrivare nelle cuffie e nei telefoni di migliaia di ragazzi e ragazze, quale messaggio vorrebbe lasciare loro come mamma?

Enza non ha dubbi: "I giovani di oggi devono parlare con i genitori, devono avere dialogo". Parlare, raccontarsi, non chiudersi. Imparare a riconoscere quei comportamenti che troppo spesso vengono scambiati per gelosia o per eccesso d’amore e che, invece, possono rappresentare segnali da non sottovalutare. Il dialogo in famiglia non può cancellare ogni pericolo, ma può diventare uno spazio nel quale una paura, un disagio o una relazione difficile trovino ascolto prima di trasformarsi in solitudine.

- C’è una frase che sintetizza ciò che dovrebbe essere l’amore, soprattutto per i ragazzi che stanno vivendo le loro prime relazioni?

La risposta della mamma di Martina diventa probabilmente anche il cuore ideale dell’intero progetto: "L’amore non è possesso, è libertà". Una frase semplice, ma potentissima. Amare non significa controllare un telefono, imporre scelte, pretendere spiegazioni, decidere le amicizie di qualcuno o considerare l’altra persona una proprietà. E soprattutto un "no" deve restare un "no". La libertà dell’altro non può mai diventare un affronto da punire. E' questo uno dei messaggi che Minuto di silenzio vuole portare oltre la vicenda personale di Martina: trasformare il ricordo in consapevolezza, parlare ai ragazzi della sua età, alle famiglie e a tutti coloro che attraverso la musica possono fermarsi anche soltanto per qualche minuto a riflettere sul significato autentico dell’amore.

- Poi arriva la domanda più difficile. Quella davanti alla quale ogni costruzione giornalistica deve farsi da parte e lasciare spazio soltanto a una mamma. Se Martina in questo momento fosse qui, accanto a lei, e potesse vedere tutto quello che sta nascendo nel suo nome, cosa pensa che direbbe? E lei cosa farebbe?

Fiorenza riesce persino a immaginare la voce della figlia: "Martina direbbe: "Questi non stanno bene con la testa". Se stesse vicino a me, l’abbraccerei". Ed è forse proprio in quell’ultima parola, "l’abbraccerei", che si comprende tutto.

Il progetto proseguirà adesso il proprio percorso produttivo con Edizioni Musicali - Casa Discografica Totò Band, con Salvatore Bosco, editore e fondatore della realtà discografica, chiamato a dare voce al brano scritto da Massimiliano Catapano - Max Lian. La volontà è quella di presentare prossimamente Minuto di silenzio - Le voci di Martina anche attraverso una conferenza stampa, raccontandone pubblicamente la genesi, il significato e soprattutto la finalità: fare della memoria di Martina una voce capace di raggiungere i giovani e ricordare che nessuna forma di controllo, sopraffazione o violenza può essere chiamata amore.

Non un’operazione costruita intorno alla tragedia, dunque, ma un progetto che vuole restituire a Martina qualcosa che la cronaca, inevitabilmente, non può raccontare fino in fondo: la ragazza che era, la figlia che continua ad essere nel cuore della sua famiglia e il diritto che aveva di vivere liberamente il proprio futuro. Perchè ci sono minuti di silenzio che finiscono dopo sessanta secondi. E poi ce ne sono altri che, per essere davvero ascoltati, devono diventare una voce. La voce di Martina.

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