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Lotito riapre la ferita granata: "Salernitana indietro come i gamberi". Dal ritorno in A alla caduta in C, i risultati danno forza alle sue parole

29/08/2026

di Massimiliano Catapano

A volte basta una frase per riaccendere un dibattito che a Salerno, in realtà, non si è mai completamente spento. Claudio Lotito torna a parlare della Salernitana e lo fa come sempre alla sua maniera: senza filtri, senza diplomazia, con parole destinate a dividere ma soprattutto a far discutere. L’ex co-patron granata, oggi impegnato anche nel progetto di rilancio della Reggina, ha ripercorso la propria avventura salernitana rivendicandone i risultati e lanciando una stoccata pesantissima al presente. "C’è una regola non scritta: quando vinci sei ingombrante. Quando presi la Salernitana si partiva dall’Eccellenza. L’ho fatta ripescare in D, abbiamo vinto il campionato di C2, Supercoppa, poi la Coppa Italia, infine la B. Lì ho dovuto fermare la corsa per problemi normativi. Poi mi sono stufato e l’ho portata in A". Una ricostruzione che Lotito chiude con una fotografia impietosa dell’attualità: "Guardate adesso la Salernitana: da quando sono andato via dove sta? In Serie C. Ha fatto come i gamberi: è andata indietro". Una provocazione? Certamente. Ma ridurla soltanto a questo significherebbe evitare il nodo centrale della questione. Perchè al di là delle simpatie, delle antipatie e del rapporto spesso conflittuale avuto con una parte della piazza, Lotito può mettere sul tavolo qualcosa che nel calcio ha un valore difficilmente contestabile: i risultati.

Durante il ciclo Lotito-Mezzaroma, la Salernitana è riuscita a risalire gradualmente la piramide del calcio italiano, fino a riconquistare quella Serie A che a Salerno mancava da oltre vent’anni. Promozioni, trofei, ritorno tra i cadetti e infine l’approdo nel massimo campionato: un percorso che, numeri alla mano, consegna quella gestione tra le più vincenti - se non la più vincente - dell’intera storia granata. Ed è proprio per questo che oggi le parole dell’attuale presidente della Lazio fanno rumore. Il passaggio forse più significativo, però, arriva quando Lotito sposta il discorso dalla Salernitana alla gestione di una società calcistica. "Non servono solo i soldi perché senza quelli non si cantano messe, ma la presenza, l’autorevolezza riconosciuta, il rispetto di chi lavora. Altrimenti non si fa strada". Poi aggiunge: "I calciatori non sono figurine Panini, ma la scelta è tutto un concerto d’insieme". È qui che il riferimento all’attuale proprietà diventa quasi inevitabile. Danilo Iervolino ha investito, ha portato entusiasmo e, nella prima fase della propria esperienza, ha alimentato aspettative enormi. La Salernitana ha vissuto stagioni importanti in Serie A, ha conosciuto momenti di grande partecipazione popolare e ha immaginato di poter costruire una permanenza stabile nel calcio che conta. Poi qualcosa si è spezzato.

Errori di programmazione, scelte tecniche poco fortunate, continui cambiamenti, difficoltà nel dare continuità a un progetto sportivo riconoscibile. E così, stagione dopo stagione, quella che sembrava la base di una crescita strutturale si è trasformata in una discesa vertiginosa. Dalla Serie A alla Serie C. Tre categorie attraversate nella direzione sbagliata. È questo il dato che rende la battuta dei "gamberi" molto più pungente di quanto possa apparire a una prima lettura. La proprietà Iervolino, dal punto di vista economico, non può essere accusata di disimpegno assoluto. Ma il calcio, come sottolinea Lotito, non è soltanto disponibilità finanziaria. È competenza, presenza quotidiana, autorevolezza, capacità di scegliere uomini prima ancora che calciatori. Ed è proprio questo il terreno sul quale il confronto tra le due gestioni diventa inevitabilmente severo. Lotito era un presidente divisivo, ingombrante, spesso provocatorio. Ma conosceva il calcio nei suoi meccanismi più profondi. Sapeva muoversi nei corridoi federali, costruire gerarchie, scegliere dirigenti e pretendere risultati. Con lui al comando la Salernitana seppe scalare categorie. Dopo di lui, nonostante la disponibilità economica della nuova proprietà e le ambizioni dichiarate, quella stessa Salernitana è finita nuovamente nell’inferno della terza serie.

E allora torna alla mente una frase che Lotito amava ripetere e che per anni ha assunto quasi i contorni di uno slogan: "Con Lotito risultato garantito". All’epoca molti ci sorridevano sopra. Oggi, guardando la classifica e ripercorrendo la storia recente del club, quella frase assume un sapore completamente diverso. Non significa cancellare gli errori commessi durante la sua gestione. Non significa dimenticare le contestazioni, le incomprensioni con la tifoseria o le tensioni che hanno caratterizzato soprattutto l’ultima parte della sua avventura salernitana. Significa semplicemente riconoscere ciò che il campo ha certificato. Lotito prese una Salernitana che doveva ricostruirsi dalle fondamenta e la riportò sino al massimo palcoscenico nazionale. La proprietà successiva l’ha ricevuta in Serie A e, dopo una prima fase di grande entusiasmo, l’ha vista precipitare sino alla Serie C. È un confronto che non necessita di interpretazioni particolarmente sofisticate. La Salernitana, per storia, tradizione e passione popolare, merita molto più di un continuo alternarsi di promesse e delusioni. Merita una proprietà capace non soltanto di investire, ma di governare realmente il calcio. Di esserci. Di decidere. Di costruire.

Una figura, insomma, con quel peso specifico calcistico che Lotito, nel bene e nel male, ha sempre avuto. Per questo le sue dichiarazioni non possono essere archiviate come una semplice rivincita personale. Sono una picconata, certamente. Ma soprattutto rappresentano uno specchio nel quale il presente granata è costretto a guardarsi. E l’immagine riflessa, oggi, non è quella che Salerno immaginava quando salutò Claudio Lotito convinta di poter aprire una stagione ancora più luminosa. Nel calcio le parole possono essere smentite. I risultati, molto più difficilmente.

Redazione Sport - Salernitana -

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