

di Massimiliano Catapano
Il 3-0 del "San Nicola" pesa sul tabellino molto più di quanto abbia raccontato il campo. La Cavese torna da Bari senza punti e con un passivo severo, ma la prestazione degli aquilotti è stata ben diversa da quella che potrebbe suggerire il risultato finale. Per lunghi tratti la formazione di Cristiano Masitto (foto Cavese 1919) ha giocato con personalità, costruendo occasioni e riuscendo a mettere in difficoltà un Bari che, dalla propria parte, ha avuto il grande merito di essere tremendamente concreto. Tre reti firmate da Mantovani, Maggiore e Colangiuli, con i pugliesi capaci di capitalizzare quasi tutto ciò che la partita ha concesso loro. Masitto, però, nel dopogara non cerca attenuanti. Il tecnico riconosce quanto di buono prodotto dai suoi, ma pretende un salto di qualità soprattutto sotto il profilo della determinazione. "Non posso essere soddisfatto soltanto perché per circa un'ora abbiamo espresso un buon calcio. Sono arrabbiato perchè il Bari, quando ha avuto l'occasione, ci ha fatto male, mentre noi siamo arrivati più volte a pochi metri dalla porta senza riuscire a trasformare quanto costruito. In questa categoria serve molta più fame", il concetto espresso dall'allenatore metelliano nel commentare la gara.
Ed è proprio qui che si concentra l'analisi del tecnico. La Cavese non ha disputato affatto una pessima partita, anzi. Soprattutto tra il primo vantaggio biancorosso e il raddoppio di Maggiore, gli aquilotti hanno avuto la possibilità di rimettere in equilibrio il confronto. Il goal annullato a Gerardo Fusco, dopo la revisione dell'episodio per una spinta, ha rappresentato uno dei passaggi psicologicamente più delicati della serata: la Cavese aveva trovato la via della rete e stava producendo il massimo sforzo per rimettersi in carreggiata, prima che il Bari trovasse il colpo del 2-0. Masitto, tuttavia, evita di trasformare l'episodio arbitrale in un alibi: "Non voglio aggrapparmi alla decisione dell'arbitro o al gol cancellato. L'episodio è stato rivisto e valutato. Quello che interessa a me è altro: dopo determinati momenti della partita non possiamo disunirci. Era già successo e non voglio che diventi un'abitudine". Un messaggio netto, rivolto soprattutto alla capacità della squadra di restare dentro la gara anche quando gli episodi prendono una direzione sfavorevole.
La maggiore amarezza nasce, semmai, dalle opportunità costruite. "Siamo riusciti ad arrivare diverse volte praticamente davanti alla porta e lì dobbiamo essere più cattivi. Non è soltanto una questione tecnica: servono convinzione, forza e volontà di portare il pallone dentro. Il Bari ci ha mostrato esattamente questo: ha avuto meno situazioni, ma le ha sfruttate", ha rimarcato Masitto. Anche nel finale, secondo l'allenatore, l'atteggiamento dei pugliesi può diventare una lezione: «Erano avanti nettamente eppure hanno continuato a difendere la propria porta come se il risultato fosse ancora in bilico. È quella mentalità che dobbiamo imparare ad avere". Sul piano tattico, il tecnico ha spiegato anche le proprie scelte iniziali. L'assenza dall'undici di Diarrassouba è stata legata a un problema fisico, mentre l'impiego di Esposito in cabina di regia rispondeva alla necessità di avere maggiore qualità nella costruzione. Davanti, invece, la scelta di partire con Fusco e Alberti aveva un obiettivo preciso: occupare con maggiore presenza l'area avversaria e sfruttare i rifornimenti provenienti soprattutto dalla corsia di Macchi. "Con due attaccanti volevamo riempire meglio l'area e le occasioni create dimostrano che sotto questo aspetto il piano aveva funzionato. Mi irrita, invece, quando ci allontaniamo da quello che abbiamo preparato, perdiamo palloni semplici e siamo costretti a rincorrere gli avversari".
Resta quindi una Cavese dalla doppia lettura. La prestazione offre elementi sui quali lavorare, perchè al "San Nicola" gli aquilotti hanno dimostrato di poter giocare con coraggio e produrre calcio anche contro una formazione costruita per recitare un ruolo importante nel girone. Ma Masitto non vuole che il buon gioco diventi una comoda consolazione dopo una sconfitta: "Se continuiamo a ripeterci che abbiamo fatto bene rischiamo di non vedere gli errori. Quando certe situazioni si ripresentano bisogna intervenire. Io voglio una squadra più feroce, in fase offensiva come in quella difensiva, in casa esattamente come in trasferta". Il pensiero è già rivolto all'Audace Cerignola, prossimo avversario della Cavese il 28 agosto. Non c'è tempo per trascinarsi dietro il peso del "San Nicola". Masitto vuole trasformare immediatamente la rabbia in reazione: "Dopo una sconfitta la cosa migliore sarebbe poter tornare in campo subito. Io giocherei anche domani: dobbiamo avere dentro la voglia di ripartire immediatamente e dimostrare che ciò che di buono abbiamo fatto può trasformarsi anche in punti".
Il verdetto di Bari, dunque, rimane pesante ma non fotografa fino in fondo la serata degli aquilotti. La Cavese ha giocato, costruito e per lunghi tratti ha accarezzato la possibilità di rimettere in equilibrio la partita. È mancato ciò che Masitto chiede con maggiore insistenza: la cattiveria nei sedici metri, la capacità di trasformare il dominio in goal e la lucidità necessaria per non uscire mentalmente dalla gara dopo un episodio negativo. Il campionato è appena cominciato, ma il tecnico ha già indicato la strada: giocare bene può rappresentare il punto di partenza, non quello d'arrivo.
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