

di Massimiliano Catapano
Nessun ricorso al Tribunale del Riesame, almeno per il momento. Radhi Rahmouni, il 26enne tunisino detenuto nel carcere di Fuorni per l’omicidio del giornalista sportivo Luigi "Luca" Esposito, resta dietro le sbarre mentre l’inchiesta entra in una fase che potrebbe rivelarsi decisiva. La strategia della difesa, affidata all’avvocato Giovanni Mauri, è quella dell’attesa. Prima di intraprendere nuove iniziative sul fronte cautelare, il legale intende conoscere gli esiti degli accertamenti tecnici sui telefoni cellulari dell’indagato e della vittima. Dispositivi che potrebbero custodire elementi determinanti per ricostruire la natura dei rapporti tra i due, la frequenza dei contatti e, soprattutto, la sequenza delle comunicazioni nelle ore che hanno preceduto il delitto. L’omicidio risale alla notte tra il 18 e il 19 luglio 2026 e si è consumato in un terreno agricolo in località Cioffi, a Eboli, dove venne successivamente rinvenuto il corpo del 53enne giornalista sportivo.
Le verifiche sui dispositivi dovrebbero concludersi entro la fine di ottobre. Nello stesso periodo sono attesi anche gli esiti degli accertamenti autoptici, destinati ad aggiungere ulteriori elementi al quadro investigativo. È soprattutto sulla genesi del rapporto tra Esposito e Rahmouni che rimangono interrogativi ancora da sciogliere. Il 26enne avrebbe riferito agli investigatori di conoscere già il giornalista e che quest’ultimo si sarebbe inizialmente offerto di aiutarlo nella ricerca di un lavoro. Secondo la versione fornita dall’indagato, in seguito tra i due sarebbe scoppiato un litigio, poi degenerato. Un racconto sul quale gli investigatori stanno cercando riscontri. Anche perchè, secondo quanto riferito dalla difesa, alcuni passaggi delle dichiarazioni del giovane necessiterebbero di ulteriori approfondimenti, anche alla luce delle difficoltà linguistiche e di traduzione emerse durante gli interrogatori.
Ed è proprio attorno all’origine di quella conoscenza che si apre uno dei capitoli più delicati dell’inchiesta. Come entrarono in contatto Esposito e Rahmouni? Si conobbero direttamente oppure qualcuno fece da tramite? Tra le piste oggetto di verifica resta infatti la possibilità dell’esistenza di una terza persona che possa aver messo in contatto i due. Un’ipotesi investigativa che, allo stato, necessita di riscontri e che potrebbe trovare conferme o smentite proprio nell’analisi delle conversazioni, dei messaggi e delle attività registrate sui telefoni e sui profili social. Rahmouni, cittadino tunisino di 26 anni, senza fissa dimora e irregolare sul territorio nazionale, resta detenuto nel carcere di Fuorni. Nei suoi confronti vengono contestate gravi ipotesi di reato legate all’omicidio di Esposito, oltre all’occultamento del cadavere e al furto.
L’indagine, dunque, resta aperta su più fronti. Gli accertamenti tecnici potrebbero consentire agli inquirenti non soltanto di ricostruire con maggiore precisione gli ultimi momenti della vita del giornalista, ma anche di definire il contesto nel quale maturò l’incontro con il 26enne. La risposta, adesso, potrebbe essere custodita nei telefoni. Messaggi, chiamate, contatti e attività digitali rappresentano la nuova frontiera investigativa di un delitto sul quale, a distanza di settimane, restano ancora zone d’ombra. E soprattutto una domanda alla quale gli inquirenti cercano una risposta: chi o che cosa mise davvero in contatto Luca Esposito e l’uomo accusato di averlo ucciso?
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