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Salernitana, il 3-4-2-1 si spezza sulle corsie: difesa esposta, mediana senza verticalità e Lescano isolato. I cambi scuotono ma non basta

17/08/2026

di Massimiliano Catapano

La sconfitta contro la Scafatese lascia alla Salernitana indicazioni che vanno oltre il risultato. L’1-2 dell’"Arechi" (foto Scafatese Calcio) ha evidenziato soprattutto problemi di distanze, equilibrio e velocità nella circolazione del pallone. Il sistema scelto da Serse Cosmi ha mostrato buone intenzioni iniziali, ma anche diversi meccanismi ancora da perfezionare.

Il disegno di Cosmi: 3-4-2-1 solo sulla carta

Cosmi parte con il 3-4-2-1: Galeotti in porta, Zoia, Matino e Heinz nella linea a tre, Llano e Villa sulle corsie, Tascone e Gyabuaa in mezzo, Djibril e Achik alle spalle di Lescano. In fase di possesso, però, la disposizione cambia. Achik tende ad avvicinarsi molto a Lescano, mentre Djibril resta qualche metro più indietro tra le linee. La Salernitana assume così spesso una fisionomia vicina al 3-4-1-2. L’avvio è discreto, ma con il passare dei minuti la manovra perde fluidità. La Scafatese abbassa il baricentro, chiude gli spazi centrali e costringe i granata a una circolazione troppo orizzontale.

Galeotti e una difesa troppo esposta

Galeotti diventa uno dei protagonisti proprio perché davanti a lui la Salernitana concede troppo campo. Sul primo gol respinge inizialmente la conclusione di Dambros, prima della ribattuta vincente di Palmieri, e successivamente evita anche un passivo più pesante. Il problema principale riguarda però il funzionamento dell’intera linea difensiva. Quando Llano e Villa si alzano contemporaneamente, Zoia e Heinz sono costretti ad allargarsi per coprire le corsie, lasciando maggiori spazi tra i tre centrali. La Scafatese capisce subito dove colpire e insiste proprio sugli esterni. Palmieri e Dambros attaccano continuamente la profondità, obbligando la retroguardia granata a correre verso la propria porta. Il secondo goal fotografa perfettamente la situazione: Palmieri trova spazio sulla fascia e serve un pallone basso sul quale Dambros anticipa Heinz. Più che il singolo errore, pesa la mancata sincronizzazione tra esterno e braccetto.

Llano e Villa, ampiezza senza continuità

Nel 3-4-2-1 gli esterni rappresentano uno dei cardini del sistema. Devono garantire profondità quando la squadra attacca e ricompattarsi rapidamente quando perde il pallone. Contro la Scafatese questo meccanismo funziona soltanto a tratti. Llano prova ad accompagnare la manovra, ma spesso finisce per portare troppo il pallone. Villa tende invece ad accentrarsi, restringendo ulteriormente gli spazi. La conseguenza è una Salernitana che occupa poco le fasce in maniera efficace e permette agli ospiti di difendere con densità nella zona centrale.

Tascone e Gyabuaa, manca la verticalità

A centrocampo emerge uno dei limiti più evidenti della serata. Tascone e Gyabuaa gestiscono molti palloni, ma raramente riescono a velocizzare la giocata e superare una linea con un passaggio verticale. Gyabuaa privilegia una gestione semplice, mentre Tascone cerca maggiormente il cambio di gioco e qualche iniziativa personale. Nel complesso, però, la mediana non riesce a dare il ritmo necessario. Dopo lo 0-2 la difficoltà aumenta: la Salernitana muove il pallone lentamente, la Scafatese si compatta e Lescano finisce sempre più lontano dal centro del gioco.

Achik accende la luce, Lescano resta isolato

Nel reparto offensivo la differenza la fa soprattutto Achik. Djibril fatica a trovare spazio tra centrocampo e difesa avversaria, mentre l’ex Bari interpreta la posizione con maggiore libertà. Achik viene incontro, si allarga, cerca l’uno contro uno e soprattutto prova ad attaccare la porta. Il gol che riapre la partita e il palo nel recupero nascono proprio dalla sua capacità di liberarsi per il tiro. Lescano, invece, resta troppo spesso senza rifornimenti. Dopo la grande occasione iniziale, l’argentino riceve pochi palloni realmente giocabili. Il problema non è soltanto del centravanti: la Salernitana riesce raramente ad accompagnarlo con uomini vicini e a servirlo frontalmente. Per sfruttare davvero le caratteristiche di Lescano serviranno più cross, più inserimenti e soprattutto una maggiore presenza negli ultimi venti metri.

La ripresa: Cosmi cambia uomini e struttura

All’intervallo Cosmi interviene subito: fuori Villa, dentro Anastasio. Il nuovo entrato offre maggiore aggressività sulla sinistra e permette alla squadra di alzare il baricentro. Pochi minuti dopo arriva la modifica più significativa. Boncori sostituisce Djibril e Achik arretra alle spalle delle due punte. La Salernitana passa così in maniera più evidente a un 3-4-1-2, con Lescano e Boncori contemporaneamente dentro l’area. L’obiettivo è chiaro: aumentare il peso offensivo e impedire ai centrali della Scafatese di concentrarsi esclusivamente su Lescano. Nel finale Cosmi aumenta ulteriormente il rischio inserendo Cardoni al posto di Zoia. La scelta produce maggiore presenza offensiva ed è proprio Cardoni a servire Achik nell’azione del palo che, nel recupero, sfiora il 2-2.

Il verdetto tattico

La partita dell’"Arechi" non boccia definitivamente il 3-4-2-1 di Cosmi, ma ne mette in evidenza i meccanismi ancora incompleti. La difesa ha bisogno di maggiore protezione quando gli esterni avanzano, il centrocampo deve trovare più verticalità e l’attacco necessita di collegamenti più rapidi per evitare che Lescano resti isolato. La Scafatese ha interpretato meglio gli spazi: compatta senza palla e immediata nel cercare le corsie una volta riconquistato il possesso. Cosmi ha provato a cambiare l’inerzia con Anastasio, Boncori e Cardoni, trovando una Salernitana più aggressiva nella seconda parte della ripresa. Resta però una sensazione precisa: il sistema tattico è già riconoscibile, ma deve ancora diventare gioco collettivo. Contro la Scafatese, troppo spesso, la Salernitana è apparsa una squadra divisa in reparti. E prima ancora dei moduli sarà proprio sulle distanze e sui tempi di movimento che Cosmi dovrà intervenire.

Redazione Sport - Salernitana -

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