

di Massimiliano Catapano
Il cuore può mandare un segnale d’allarme molto prima che il paziente avverta che qualcosa non va. La sfida della medicina moderna è riuscire a intercettarlo in tempo. Ed è proprio su questa frontiera che la Torre Cardiologica del plesso "Ruggi", nel quartiere San Leonardo, sta imprimendo una forte accelerazione alla propria attività, consolidando il ruolo di polo ad alta specializzazione e di riferimento per la cardiologia nel Mezzogiorno. All’Azienda Ospedaliero Universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona - Scuola Medica Salernitana", la telemedicina entra sempre più direttamente nella gestione quotidiana dei pazienti cardiologici. A spingere sull’innovazione è l’UOSD di Elettrofisiologia e Aritmologia, diretta dal dottor Fabio Franculli, realtà che si colloca tra le prime strutture pubbliche campane del settore per numero e complessità delle procedure effettuate. Il programma riguarda in particolare il monitoraggio remoto dei dispositivi cardiaci impiantabili, tecnologia che permette agli specialisti di controllare a distanza i pazienti e di riconoscere eventi aritmici potenzialmente pericolosi prima ancora che diventino clinicamente evidenti. Non si tratta, dunque, soltanto di ridurre gli accessi in ospedale. Dietro la trasmissione di un dato può giocarsi una partita molto più importante: anticipare una diagnosi e intervenire prima che il quadro clinico possa aggravarsi. I numeri del primo semestre del 2026 fotografano la portata del progetto. Sono stati 58 i pazienti portatori di loop recorder che, grazie a una diagnosi effettuata attraverso il monitoraggio remoto, hanno potuto beneficiare di un intervento salvavita senza doversi recare preventivamente in ospedale.
Un risultato che assume un peso ancora maggiore se tradotto in termini statistici: secondo i dati comunicati dall’Azienda, nell’arco di un anno circa un terzo dei pazienti sottoposti a monitoraggio remoto beneficia di un intervento salvavita. Un dato particolarmente significativo se si considera che presso l’AOU salernitana vengono controllati oltre 4.500 pazienti ogni anno. La direzione tracciata per i prossimi mesi è netta. Entro la fine del 2026 tutti i pazienti portatori di loop recorder afferenti all’Azienda saranno dotati di sistemi di monitoraggio remoto e seguiti attraverso questa modalità. Lo stesso principio sarà applicato ai nuovi impianti di defibrillatori e dispositivi di resincronizzazione cardiaca, che saranno dotati di tecnologie capaci di trasmettere a distanza informazioni fondamentali sulle condizioni del paziente. Ed è proprio sul fronte dello scompenso cardiaco che queste apparecchiature possono produrre uno degli effetti più rilevanti. Le nuove tecnologie consentono infatti, secondo quanto evidenziato dall’AOU, di individuare con circa un mese di anticipo condizioni che potrebbero condurre a episodi di scompenso cardiaco acuto, offrendo così ai medici la possibilità di intervenire tempestivamente e contribuire a prevenire i relativi ricoveri. È il cambio di paradigma della cardiologia digitale: non aspettare necessariamente che il paziente avverta un sintomo e raggiunga l’ospedale, ma fare in modo che sia il dispositivo impiantato a comunicare con la struttura sanitaria quando compare un parametro che merita attenzione.
La Torre Cardiologica del "Ruggi" di San Leonardo diventa così qualcosa di più di un luogo fisico. Attraverso il monitoraggio remoto, il reparto può idealmente seguire il paziente anche nella propria abitazione, mantenendo un filo diretto con il suo cuore e intervenendo quando i dati segnalano una possibile criticità. L’implementazione del progetto rientra nel più ampio programma di telemedicina e aggiornamento tecnologico fortemente sostenuto dal direttore generale Nicola Cantone, con l’obiettivo di rendere sempre più moderna, tempestiva ed efficace l’assistenza sanitaria dell’Azienda salernitana. Ma da Salerno parte anche una richiesta precisa alla Regione Campania. L’AOU intende infatti sollecitare Palazzo Santa Lucia affinchè venga previsto uno specifico rimborso per il monitoraggio remoto dei dispositivi cardiaci impiantabili. Una misura considerata necessaria per rendere strutturale un modello assistenziale che risponde alle esigenze di sicurezza ed efficacia nella gestione dei pazienti e che può tradursi, contemporaneamente, in un significativo risparmio di risorse per il Servizio sanitario nazionale.
Meno accessi ospedalieri non necessari, maggiore capacità di individuare precocemente le criticità, interventi più tempestivi e la possibilità di evitare una parte dei ricoveri: è su questo terreno che telemedicina e cardiologia stanno costruendo una nuova forma di assistenza. Un percorso che si integra pienamente con i programmi di sviluppo della telemedicina e che proietta la Torre Cardiologica del "Ruggi" verso un modello di sanità nel quale innovazione tecnologica e alta specializzazione camminano insieme. Perchè la vera rivoluzione, quando si parla di cuore, non è soltanto avere macchine sempre più sofisticate. È riuscire a utilizzare quella tecnologia per guadagnare tempo. E in cardiologia, qualche volta, arrivare un mese prima può significare cambiare il destino di un paziente.
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