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Ruggi, Chirurgia pediatrica sotto pressione. Polichetti: "Un solo medico non può fare i miracoli"

10/08/2026

Il problema non è soltanto un appuntamento che slitta di qualche minuto. Quando ad aspettare sono bambini sottoposti a una preparazione specifica per un esame diagnostico, un ritardo superiore all’ora diventa qualcosa di più di un semplice inconveniente. Ed è proprio quanto accaduto nell’ambulatorio di Chirurgia pediatrica a indirizzo urologico dell’Azienda ospedaliero-universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno, dove torna prepotentemente al centro dell’attenzione il tema dell’organizzazione del personale. Alcuni piccoli pazienti, in attesa di sottoporsi a un’ecografia, avrebbero dovuto fare i conti con tempi sensibilmente più lunghi rispetto all’orario fissato. Una situazione resa ancora più difficile dalla preparazione necessaria all’esame, che impone ai bambini di trattenere i liquidi e mantenere la vescica piena. Il disagio vissuto dalle famiglie, però, rappresenta soltanto la parte visibile di una questione più profonda. Alla base dei rallentamenti ci sarebbe infatti la disponibilità di un solo chirurgo pediatrico, chiamato a garantire nello stesso arco temporale sia l’attività della sala operatoria sia quella ambulatoriale già programmata.

Una sovrapposizione di compiti difficilmente conciliabile quando entrambe le attività richiedono la presenza diretta dello specialista. Da una parte ci sono gli interventi chirurgici, con tempi e necessità che non possono essere subordinati a un’agenda. Dall’altra ci sono bambini con visite ed esami già prenotati, accompagnati dalle loro famiglie e, in determinati casi, sottoposti a preparazioni diagnostiche che rendono particolarmente gravosa un’attesa prolungata. Il risultato è un cortocircuito organizzativo nel quale a trovarsi in difficoltà sono contemporaneamente il medico, impossibilitato a essere in due luoghi nello stesso momento, e i pazienti. A intervenire con particolare durezza è stato Mario Polichetti, medico ginecologo salernitano e responsabile nazionale del Dipartimento Salute dell’Udc, che ha chiamato direttamente in causa l’organizzazione del servizio. "È inaccettabile che in una struttura di rilievo come l’ospedale di Salerno ci si trovi di fronte a situazioni del genere", ha dichiarato Polichetti.

Una presa di posizione che parte proprio dalle condizioni nelle quali bambini e genitori sarebbero stati costretti ad attendere. Per Polichetti, quando un esame richiede una preparazione particolare, non è possibile considerare un ritardo prolungato alla stregua di una normale attesa ambulatoriale. Ma il passaggio politicamente e organizzativamente più rilevante riguarda soprattutto la carenza di personale. "Un solo pediatra non può fare i miracoli dividendosi tra la sala operatoria e i reparti ambulatoriali", ha sottolineato Polichetti. Parole che spostano il centro della questione. Il bersaglio non sono i professionisti impegnati nel servizio, ma un modello organizzativo che rischia di affidare allo stesso medico responsabilità contemporanee e incompatibili tra loro. La Chirurgia pediatrica del "Ruggi" rappresenta infatti un settore particolarmente delicato dell’assistenza ospedaliera. Alla normale attività programmata si aggiungono gli interventi chirurgici e le urgenze, mentre sul versante ambulatoriale trovano spazio prestazioni specialistiche, tra cui quelle dedicate all’urologia pediatrica. Una macchina assistenziale complessa che, proprio per la natura dei pazienti trattati, dovrebbe poter contare su una programmazione capace di separare adeguatamente l’attività operatoria da quella ambulatoriale.

La vicenda assumerebbe inoltre un peso ancora maggiore perché non si tratterebbe di un episodio isolato. Problemi analoghi si sarebbero verificati già nel mese di luglio, circostanza richiamata dallo stesso Polichetti nella sua denuncia. Da qui la richiesta di un intervento della direzione dell’Azienda ospedaliero-universitaria, chiamata a valutare un rafforzamento dell’organico e una diversa distribuzione dei turni, in modo da impedire che sala operatoria e ambulatorio finiscano nuovamente per gravare, contemporaneamente, sullo stesso professionista. Polichetti ha posto l’accento proprio sulla necessità di non trasformare le difficoltà organizzative in un peso da scaricare sui medici in servizio e, soprattutto, sui bambini e sulle loro famiglie. Ed è forse questo il punto più delicato dell’intera vicenda. Perchè parlare di carenza di organico in un reparto ospedaliero non significa discutere soltanto di numeri, turnazioni o caselle da riempire. Significa interrogarsi sulla possibilità concreta di assicurare continuità e qualità dell’assistenza. Un medico impegnato in sala operatoria non può abbandonare un intervento per rispettare l’orario di un ambulatorio. Allo stesso modo, una famiglia che ha ricevuto una prenotazione ha diritto a trovare un servizio organizzato in maniera tale da garantire quella prestazione in tempi ragionevoli.

Tenere insieme queste due esigenze è compito dell’organizzazione sanitaria. E quando il paziente è un bambino, il margine di tolleranza dovrebbe diventare ancora più stretto. La questione che ora si pone davanti alla direzione del "Ruggi" è dunque molto semplice nella formulazione, ma sostanziale nelle conseguenze: l’attuale dotazione di personale della Chirurgia pediatrica è sufficiente a sostenere contemporaneamente sala operatoria, urgenze e attività ambulatoriale senza produrre nuovi disagi? È una domanda alla quale occorre dare una risposta organizzativa prima ancora che politica. Perchè il "Ruggi" può contare su professionalità e competenze specialistiche importanti, ma proprio queste competenze devono essere messe nelle condizioni di lavorare senza essere costrette a compensare con la disponibilità personale ciò che dovrebbe essere garantito attraverso una corretta programmazione. Quando un medico deve dividersi tra sala operatoria e ambulatorio, il problema non è il medico che non arriva: è un’organizzazione che gli chiede di essere contemporaneamente in due posti diversi. E quando ad aspettare sono dei bambini, quel problema non può diventare normalità.

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