

di Massimiliano Catapano
Dalla polemica sui social alle carte consegnate alle autorità. Il Nursind di Salerno ha deciso di trasformare in un’iniziativa formale quella che, inizialmente, era nata come una discussione su Facebook, presentando un esposto con denuncia-querela per alcuni contenuti giudicati potenzialmente diffamatori e denigratori nei confronti degli infermieri. L’atto, datato 8 agosto 2026 e firmato dal segretario territoriale Biagio Tomasco, è stato indirizzato alla Sezione operativa per la sicurezza cibernetica della Polizia Postale di Salerno e trasmesso, per conoscenza, anche alla direzione sanitaria del presidio ospedaliero di Vallo della Lucania e al presidente dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche di Salerno. La vicenda nasce sotto un post pubblicato dalla pagina Facebook di InfoCilento e relativo a un’intrusione serale avvenuta all’interno dell’ospedale "San Luca" di Vallo della Lucania, episodio durante il quale sarebbero stati scassinati tre distributori automatici collocati nella struttura. È all’interno della discussione sviluppatasi sotto quella notizia che compare il commento finito al centro dell’iniziativa sindacale.
Nel documento il Nursind richiama espressamente un messaggio pubblicato da un profilo Facebook denominato "Jessyca Jessyca": "Noo, ma la sera non chiudono i reparti, gli infermieri dormono". Una frase che il sindacato non considera una semplice battuta o una critica generica all’organizzazione ospedaliera, ma un’affermazione capace, secondo quanto sostenuto nell’esposto, di attribuire indiscriminatamente agli infermieri un comportamento incompatibile con i doveri professionali durante il servizio notturno. È proprio questo il passaggio sul quale il Nursind concentra maggiormente la propria contestazione. Gli infermieri, ricorda il sindacato, svolgono funzioni di assistenza, vigilanza e tutela della salute dei pazienti: sostenere pubblicamente che durante il turno di notte dormano significa quindi, nella prospettiva esposta dal sindacato, mettere in discussione non soltanto il comportamento di singoli lavoratori, ma la credibilità di un’intera categoria professionale. Nella stessa conversazione sarebbero inoltre intervenuti alcuni infermieri del presidio vallese, manifestando direttamente il proprio disagio per il tono assunto dal confronto.
Nel fascicolo viene richiamato anche un ulteriore riferimento alla presunta "sorveglianza dei distributori di bibite", espressione che, secondo il Nursind, contribuirebbe ulteriormente a ridimensionare e svilire il ruolo degli operatori, quasi relegandoli a mansioni estranee alla propria qualificazione professionale. Da qui la decisione di non lasciare la vicenda confinata nel recinto, spesso incontrollabile, delle schermaglie da social network. Il punto, per il sindacato, riguarda anche la capacità di diffusione delle piattaforme digitali. Una frase pubblicata su Facebook può infatti essere rilanciata, fotografata attraverso screenshot, condivisa e ripubblicata, raggiungendo una platea potenzialmente molto più vasta rispetto a quella originaria. È sulla base di questa considerazione che il Nursind chiede alle autorità di valutare se i fatti possano assumere rilievo ai sensi dell’articolo 595 del Codice penale, quello relativo alla diffamazione, e se possano eventualmente sussistere aggravanti connesse proprio alle modalità telematiche di diffusione. La qualificazione giuridica definitiva, viene comunque precisato nell’atto, spetterà all’autorità competente.
Le richieste avanzate alla Polizia Postale sono articolate. Il sindacato domanda innanzitutto l’acquisizione formale dello screenshot della conversazione e degli altri eventuali elementi documentali; chiede poi di individuare con precisione il post, la pagina o il gruppo dal quale la discussione ha avuto origine e di identificare la persona che utilizza il profilo indicato nell’esposto, oltre a eventuali altri soggetti che dovessero risultare coinvolti nella pubblicazione o nella successiva diffusione dei contenuti. Non solo. Nel documento si sollecita, qualora necessario e nei limiti consentiti dalla legge, l’interlocuzione con il gestore della piattaforma per la conservazione e l’acquisizione dei dati utili all’identificazione degli account: date e orari delle pubblicazioni, elementi tecnici, indirizzi IP e ogni altro dato ritenuto utile dagli investigatori. Il Nursind chiede inoltre di verificare l’eventuale presenza di ulteriori commenti, condivisioni o ripubblicazioni degli stessi contenuti e di accertare ogni possibile responsabilità. La presa di posizione è netta anche sul piano giudiziario. Nell’atto viene manifestata espressamente, laddove ne ricorrano i presupposti e la legittimazione, la volontà di procedere penalmente nei confronti degli eventuali responsabili per i reati che l’autorità dovesse ravvisare.
Il sindacato chiede inoltre di essere informato sugli sviluppi del procedimento e, nei casi previsti dalla legge, di un’eventuale richiesta di archiviazione. Alla denuncia è stato allegato lo screenshot della conversazione Facebook che ha dato origine al caso. La vicenda travalica così il singolo commento e riporta al centro un tema ormai sempre più delicato: il confine tra libertà di critica e tutela della reputazione professionale. Per il Nursind quel confine, in questa circostanza, potrebbe essere stato oltrepassato. Saranno ora la Polizia Postale e, successivamente, l’autorità giudiziaria a stabilire se quelle parole abbiano soltanto alimentato una polemica oppure se presentino profili penalmente rilevanti. Nel frattempo il sindacato ha scelto di fissare una linea precisa: la professione infermieristica può essere discussa e criticata, ma, quando la critica si trasforma in un’accusa generalizzata capace di intaccare la dignità di chi lavora nelle corsie, la questione può uscire dai social ed entrare nelle aule della giustizia.
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