

di Massimiliano Catapano
Non è più soltanto un ospedale da mettere in sicurezza. È un’intera rete sanitaria chiamata a reggere l’urto provocato dalla temporanea paralisi del "Santa Maria della Speranza". Dopo l’evacuazione del presidio battipagliese, l’emergenza si è rapidamente allargata alla Valle del Sele, scaricando sugli ospedali vicini il peso dei ricoveri, delle attività assistenziali e di una domanda di salute che già prima della crisi faticava a trovare risposte adeguate. La FP Cgil Salerno ha deciso, quindi, di portare il caso direttamente sul tavolo del presidente della Regione Campania, Roberto Fico. Al governatore il sindacato chiede risposte certe, tempi verificabili e un piano straordinario capace di impedire che la chiusura dei reparti di Battipaglia trascini verso il collasso l’intero sistema ospedaliero della zona. Intanto, nel pomeriggio di venerdì 7 agosto, l’Asl Salerno ha incontrato le organizzazioni sindacali nella sede di via Nizza. La convocazione è arrivata dopo la richiesta urgente inoltrata dalla FP Cgil già nella serata di domenica, quando il trasferimento dei degenti era ancora in corso. Un primo passaggio istituzionale che il sindacato considera indispensabile, ma non sufficiente: sul tavolo ci sono la sicurezza di pazienti e operatori, la garanzia dei livelli essenziali di assistenza, il futuro dei servizi e la tutela dei lavoratori coinvolti nella riorganizzazione.
La crisi è esplosa il 2 agosto, quando una relazione tecnica preliminare ha segnalato la necessità di effettuare approfondimenti sulle strutture maggiormente sollecitate dell’edificio, dopo le verifiche avviate nel reparto di Ostetricia. L’Asl, applicando il principio di massima precauzione, ha sospeso le attività programmate e disposto il trasferimento temporaneo dei degenti verso gli altri presìdi del Dipartimento di emergenza e accettazione. La decisione è stata assunta per consentire le ispezioni sulle strutture portanti senza esporre pazienti e personale a possibili rischi. Il piano tecnico e assistenziale è stato comunicato nella serata del 2 agosto. L’evacuazione, completata intorno alle tre della notte, ha interessato circa 60-65 pazienti. I degenti sono stati distribuiti tra Eboli, Roccadaspide, Polla e Nocera Inferiore, dove è stata trasferita anche la Terapia intensiva neonatale. Le operazioni si sono concluse senza particolari criticità, grazie all’impegno del personale medico, infermieristico, tecnico e di supporto, al quale la Direzione strategica dell’Asl ha rivolto un encomio ufficiale. L’azienda sanitaria ha confermato il buon esito dei trasferimenti.
Restano sospesi i ricoveri programmati e le attività chirurgiche nell’edificio interessato dagli accertamenti, mentre il Pronto soccorso, i servizi diagnostici e il laboratorio hanno continuato a operare negli spazi non coinvolti dalle verifiche. Le prime lesioni, tuttavia, non sono comparse all’improvviso. Già il 10 luglio un cedimento nel reparto di Medicina generale aveva determinato l’interdizione precauzionale di una parte dell’unità operativa e della scala di emergenza. Il successivo peggioramento delle condizioni riscontrate all’interno del presidio ha imposto una misura ben più radicale. La ricostruzione degli eventi evidenzia come i segnali di sofferenza fossero emersi nelle settimane precedenti. È proprio su questo punto che la FP Cgil alza il livello dello scontro. Il segretario generale Antonio Capezzuto contesta all’Asl di avere archiviato troppo rapidamente il capitolo della manutenzione straordinaria dell’attuale ospedale, assumendo come inevitabile la demolizione e la successiva ricostruzione nello stesso sito.
Secondo il sindacato, questa impostazione avrebbe finito per escludere la proposta avanzata congiuntamente dai sindaci del territorio: realizzare il nuovo ospedale della Piana del Sele in un’area alternativa condivisa, con una dotazione compresa tra 400 e 500 posti letto. Il progetto previsto nell’attuale sede, sempre secondo la ricostruzione della FP Cgil, si fermerebbe invece a circa 350 posti. Una capacità giudicata insufficiente rispetto alle necessità della popolazione e incapace di recuperare il deficit stimato di circa cento posti letto che grava sull’intera provincia di Salerno. Le indagini sulla tenuta statica dell’edificio e gli eventuali lavori di manutenzione straordinaria, osserva Capezzuto, potrebbero richiedere settimane, se non mesi. Al momento non esiste un calendario definitivo per la piena riapertura dei reparti. È questo vuoto temporale e organizzativo a preoccupare maggiormente il sindacato: la Valle del Sele non può permettersi di restare a lungo con un’offerta ospedaliera pubblica drasticamente ridimensionata. Si tratta di un territorio esteso, nel quale insistono comunità con redditi mediamente bassi e una presenza migrante numerosa, strettamente legata al comparto agricolo della Piana del Sele e portatrice di bisogni sanitari crescenti.
In questo quadro, la chiusura delle attività di Battipaglia rischia di riversare soprattutto sull’ospedale di Eboli una pressione difficilmente sostenibile. La FP Cgil propone pertanto un intervento su più livelli. Il primo riguarda il potenziamento immediato delle Case di comunità, chiamate a intercettare i bisogni assistenziali meno complessi e a ridurre gli accessi impropri nei Pronto soccorso. Per queste strutture potrebbe essere utilizzato, preferibilmente nelle sedi più vicine, anche il personale temporaneamente non impiegabile nei servizi sospesi a Battipaglia. Il secondo livello è rappresentato dal rafforzamento degli ospedali di Eboli, Roccadaspide e Oliveto Citra, ai quali dovranno essere garantiti posti letto, professionisti e strumenti adeguati per assorbire il maggiore carico assistenziale. La richiesta politicamente più significativa riguarda però Agropoli. Il sindacato sollecita la riapertura immediata del Pronto soccorso, accompagnata dalle discipline indispensabili a renderlo realmente sicuro ed efficace. Non basterebbe, infatti, riattivare soltanto la porta dell’emergenza: servirebbero una chirurgia polispecialistica con supporto ortopedico, una presenza cardiologica più consistente, rianimatori per l’attività collegata alla medicina iperbarica e le funzioni previste dall’atto aziendale e dalla normativa regionale.
La FP Cgil propone inoltre di valutare l’attivazione temporanea di un punto nascita. Nel presidio di Agropoli, ricorda il coordinatore dei medici e dei dirigenti del Servizio sanitario nazionale dell’Asl Salerno, Massimiliano Voza, sono disponibili locali che in passato ospitavano sale operatorie, Rianimazione e Utic-Cardiologia. Spazi che, con gli adeguamenti necessari, potrebbero contribuire ad alleggerire la pressione determinata dalla crisi di Battipaglia. Per Voza, un Pronto soccorso privo del sostegno delle specialità essenziali non aumenta la sicurezza, ma rischia di ridurla. La riapertura di Agropoli dovrebbe quindi essere inserita in una riorganizzazione organica della rete e non trasformarsi in un provvedimento puramente formale. Parallelamente, la FP Cgil chiede l’allestimento di strutture sanitarie temporanee esterne al “Santa Maria della Speranza”. Moduli capaci di garantire una parte delle attività durante le verifiche e gli eventuali lavori, limitando i disagi per i cittadini, tutelando la tenuta sociale del territorio e preservando le competenze professionali maturate all’interno del nosocomio battipagliese. Il pacchetto di proposte è stato illustrato alla vigilia dell’incontro tra Asl e sindacati.
C’è, infine, il capitolo del personale. Il sindacato chiede che il potenziamento degli altri ospedali avvenga attraverso rapide manifestazioni di interesse, ricorso allo straordinario e prestazioni aggiuntive dove realmente necessarie. L’obiettivo è limitare il più possibile trasferimenti coercitivi verso sedi lontane, soprattutto se decisi senza confronto sindacale e senza considerare l’impatto sulla vita familiare dei dipendenti. Per i servizi temporaneamente chiusi e nei casi in cui non emergano esigenze assistenziali immediate, la FP Cgil propone anche di autorizzare la fruizione delle ferie accumulate. Una scelta che, secondo Capezzuto, permetterebbe all’Asl di dimostrare concretamente attenzione verso i lavoratori, evitando di attribuire proprio al personale la responsabilità delle ferie non godute. L’incontro dovrà trasformare una lunga lista di emergenze in decisioni operative. Servono tempi per le verifiche, ma la sanità della Valle del Sele non può restare sospesa nell’attesa. Tra la sicurezza dell’edificio, la continuità delle cure e i diritti del personale si gioca una partita che riguarda ben più del destino di un singolo ospedale: riguarda la capacità delle istituzioni di impedire che una crisi strutturale diventi, definitivamente, una crisi sanitaria e sociale.
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