

Un pomeriggio di ordinaria emergenza si è trasformato in pochi istanti in una scena di violenza e paura al Pronto Soccorso dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno. Un uomo, secondo una prima ricostruzione in forte stato di agitazione anche per la prolungata attesa, avrebbe improvvisamente dato in escandescenze, scagliandosi contro personale sanitario e volontari presenti all’interno della struttura. Nel mezzo della concitazione sono rimasti coinvolti anche Felice Sirignano e Gerardo Calabrese, volontari dell’associazione "La Solidarietà" di Fisciano, arrivati al "Ruggi" per accompagnare un paziente. Tutto sarebbe cominciato quando l’uomo ha rivolto la propria aggressività contro un infermiere. Sanitari, operatori e volontari sono intervenuti nel tentativo di proteggerlo e riportare la situazione sotto controllo. Da quel momento, però, la tensione è salita rapidamente. Tra spintoni e colpi, l’uomo avrebbe afferrato anche una barella, scaraventandola violentemente contro una parete e continuando a rivolgere minacce alle persone presenti. Per qualche istante la situazione sembrava essere tornata sotto controllo. Poi una seconda, improvvisa esplosione di violenza.
Secondo quanto ricostruito, l’uomo avrebbe afferrato per le gambe uno dei volontari facendolo cadere rovinosamente a terra. Subito dopo avrebbe estratto un’arma bianca e tentato di colpire quanti stavano cercando di contenerlo. Sono stati momenti particolarmente delicati, durante i quali il pronto intervento dei soccorritori e del personale sanitario avrebbe impedito che l’episodio assumesse conseguenze ancora più gravi. L’uomo è stato infine immobilizzato e trattenuto fino all’arrivo dei Carabinieri, ai quali spetterà ricostruire nel dettaglio la dinamica e accertare eventuali responsabilità. Ad avere la peggio è stato Gerardo Calabrese, rimasto ferito e successivamente refertato per politraumi. Il collega Felice Sirignano, pur direttamente coinvolto nella concitata aggressione, non avrebbe invece riportato lesioni. Un particolare racconta più di molte parole lo spirito con cui questi volontari vivono il proprio servizio: nonostante quanto appena accaduto e i traumi riportati, Calabrese avrebbe scelto di proseguire il turno, continuando a svolgere il proprio compito al fianco del collega. Una scelta che assume un significato ancora più forte se inserita nel lavoro quotidiano di chi, spesso lontano dai riflettori, sale su un’ambulanza per assistere persone fragili e pazienti in difficoltà e può ritrovarsi, senza alcun preavviso, nel mezzo di situazioni ad altissimo rischio.
L’episodio riporta inevitabilmente al centro il problema della sicurezza nei pronto soccorso, questione che a Salerno non nasce oggi. Già nel settembre 2024 la Prefettura aveva riunito i vertici delle forze dell’ordine, dell’Asl e del "Ruggi" proprio per affrontare il fenomeno delle aggressioni nelle strutture sanitarie. In quella sede erano stati annunciati l’intensificazione dei controlli, collegamenti più rapidi tra ospedali e sale operative, una possibile rimodulazione della guardiania e il potenziamento della videosorveglianza. E il "Ruggi", negli ultimi mesi, è stato già teatro di altri gravi episodi. Il 2 marzo 2026 un trentenne era stato arrestato dopo avere, secondo la ricostruzione della polizia giudiziaria, danneggiato postazioni informatiche e servizi igienici del Pronto Soccorso, oltre ad avere aggredito verbalmente e fisicamente personale sanitario. Poche settimane più tardi, il 26 marzo, due guardie particolari giurate erano rimaste ferite durante un’altra aggressione: in quel caso un uomo, in stato di alterazione alcolica, avrebbe utilizzato un frammento di bottiglia di vetro, provocando ai due addetti alla sicurezza lesioni giudicate guaribili in dieci e sette giorni. Non è soltanto un’emergenza locale. I numeri diffusi dal Ministero della Salute restituiscono le dimensioni di un fenomeno ormai nazionale: nel 2025 sono state registrate quasi 18mila aggressioni ai danni di operatori sanitari e sociosanitari, con oltre 23mila lavoratori coinvolti.
Il legislatore è intervenuto inasprendo le tutele. Il decreto-legge 137 del 2024, successivamente convertito nella legge 171/2024, ha introdotto anche la possibilità dell’arresto in flagranza differita per chi aggredisce il personale che opera nei luoghi di cura e ha previsto sanzioni più severe per i danneggiamenti commessi all’interno delle strutture sanitarie. Ma le norme, da sole, non possono trasformare un pronto soccorso in un luogo sicuro. L’episodio avvenuto al "Ruggi" pone ancora una volta una domanda che non può essere archiviata dopo qualche giorno di indignazione: quanto sono realmente protetti medici, infermieri, operatori e volontari che lavorano ogni giorno sulla prima linea dell’emergenza? La lunga attesa, il sovraffollamento e le difficoltà organizzative possono alimentare esasperazione e tensione, ma non possono mai diventare un alibi per la violenza. Chi entra in un ospedale per essere curato deve poter trovare assistenza; chi vi lavora o presta volontariamente il proprio servizio deve avere, con altrettanta certezza, il diritto di tornare a casa senza essere stato picchiato, minacciato o costretto a difendersi da un’arma. Quanto accaduto al "Ruggi" non è dunque soltanto la cronaca di un pomeriggio di paura. È l’ennesimo campanello d’allarme proveniente da un luogo nel quale, per definizione, si dovrebbe salvare la vita. E dove nessuno dovrebbe essere costretto a rischiare la propria per poter aiutare quella degli altri.
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