

di Massimiliano Catapano
Ci sono storie di sanità che non si misurano soltanto attraverso referti, procedure e risultati clinici. Si riconoscono soprattutto nelle parole di chi, dopo aver attraversato la paura e l’incertezza, sente il bisogno di affidare a una lettera la propria gratitudine. È quanto accaduto all’Azienda ospedaliero-universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno, destinataria dell’accorata testimonianza del signor A.A., protagonista di un lungo e complesso percorso terapeutico conclusosi positivamente presso l’Endoscopia Digestiva Operativa dell’ospedale "Amico Gaetano Fucito" di Mercato San Severino. Una vicenda cominciata molti anni prima. Nel 2015 l’uomo era stato colpito da una sepsi provocata da una pancreatite necrotico-emorragica, una condizione clinica particolarmente severa e potenzialmente letale. In quella circostanza era stato curato in una struttura ospedaliera di Napoli, riuscendo a superare una fase estremamente delicata della propria vita.
La malattia, tuttavia, si è ripresentata sotto un’altra forma nel 2023. Il paziente ha sviluppato un ittero causato da una litiasi del coledoco, con il coinvolgimento delle vie biliari e una situazione resa ancora più difficile dai precedenti problemi al pancreas. A quel punto A.A. è tornato nell’ospedale napoletano che lo aveva già seguito otto anni prima. La complessità del quadro clinico ha indotto il primario che lo aveva visitato a indirizzarlo verso l’Unità operativa complessa di Endoscopia Digestiva Operativa del "Fucito". Secondo quanto raccontato nella lettera, lo specialista avrebbe indicato la struttura di Mercato San Severino, diretta dal dottor Claudio Zulli, come il centro maggiormente attrezzato per affrontare una patologia tanto persistente quanto difficile da trattare. Al "Fucito" è così iniziato un nuovo e impegnativo capitolo del percorso terapeutico.
Tra il 2023 e il 2024 il paziente è stato sottoposto a quattro ERCP, acronimo di colangiopancreatografia retrograda endoscopica, una procedura diagnostica e terapeutica utilizzata per intervenire sulle vie biliari e pancreatiche. Nel caso del signor A.A., ogni trattamento presentava un grado di difficoltà superiore alla norma proprio a causa delle alterazioni che interessavano contemporaneamente il sistema biliare e il pancreas. Le procedure sono state portate a termine con esito favorevole dal dottor Zulli e dalla sua équipe, consentendo al paziente di superare una condizione che per lungo tempo aveva continuato a minacciarne seriamente la salute. La stessa Azienda ospedaliera indica Claudio Zulli quale responsabile dell’Endoscopia Digestiva Operativa del presidio di Mercato San Severino, struttura nella quale vengono eseguite, tra le altre attività specialistiche, anche procedure ERCP diagnostiche e terapeutiche.
I risultati ottenuti sarebbero stati successivamente mostrati al primario della struttura napoletana che aveva seguito il paziente in precedenza. Sempre secondo quanto riportato nella testimonianza, il medico, esaminando il lavoro compiuto, avrebbe espresso il proprio apprezzamento definendo quello del dottor Zulli il "lavoro di un genio". Una frase che restituisce la misura della complessità tecnica affrontata e dell’esito raggiunto, ma che soprattutto sintetizza la riconoscenza di chi ha visto trasformarsi un quadro clinico critico in una storia a lieto fine. Il reparto del Fucito non rappresenta, del resto, soltanto un punto di riferimento per il territorio salernitano. L’atto aziendale del "Ruggi" lo identifica come Centro di riferimento regionale per l’endoscopia biliopancreatica diagnostica e per il trattamento endoscopico delle relative patologie, riconoscendone il ruolo strategico all’interno della rete sanitaria campana.
Nella sua lettera il signor A.A. rivolge un ringraziamento profondo al dottor Claudio Zulli, ai medici dell’équipe e a tutto il personale sanitario dell’Endoscopia Digestiva Operativa. Parole che vanno oltre il pur fondamentale riconoscimento delle capacità professionali e raccontano anche il valore dell’assistenza, della presenza quotidiana e del rapporto umano costruito durante un cammino durato mesi. La vicenda del paziente diventa così la testimonianza concreta di una sanità capace di rispondere alle situazioni più complesse attraverso competenza specialistica, tecnologie avanzate e lavoro di squadra. Una storia nella quale la fiducia, inizialmente messa a dura prova dalla malattia, è stata ricostruita intervento dopo intervento. Al "Fucito" di Mercato San Severino, ancora una volta, l’alta specializzazione non resta una formula scritta nei documenti sanitari, ma assume il volto di un uomo che oggi può raccontare di aver superato la propria battaglia.
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