

Un’opera strategica per la sanità salernitana, finanziata attraverso risorse pubbliche statali, regionali ed europee, il cui valore complessivo ha ormai raggiunto 64.722.396,94 euro. Dentro questo imponente quadro economico trova spazio anche il capitolo degli incentivi per le funzioni tecniche, destinati a un gruppo di dipendenti dell’Azienda ospedaliero-universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona". La questione emerge dalla deliberazione numero 357 del 9 luglio 2026, con la quale il "Ruggi" ha approvato e validato il progetto esecutivo relativo alla realizzazione del nuovo Polo di riabilitazione del presidio "Giovanni Da Procida", insieme agli interventi di efficientamento energetico e adeguamento sismico. Il progetto nasce nel 2021 con dimensioni economiche sensibilmente inferiori. Il primo studio prevedeva lavori per 14,3 milioni di euro e un investimento complessivo di poco superiore ai 23 milioni, comprese le apparecchiature. Nel corso degli anni, però, il piano è stato ampliato e ricomposto attraverso tre differenti linee di intervento, fino ad avvicinarsi alla soglia dei 65 milioni di euro. Nel 2023 la somma dei tre quadri economici posti a base della gara ammontava a 57.883.881,08 euro. L’appalto integrato venne aggiudicato al raggruppamento formato da Lucci Salvatore Impresa di Costruzione e Cicalese Impianti, successivamente costituito nel Consorzio Vespri, con un ribasso del 6,35 per cento.
La deliberazione del luglio 2026 certifica, invece, un costo complessivo di 64.722.396,94 euro. Le fonti indicate nell’atto assicurano finanziamenti per 57.521.704 euro: 10,8 milioni destinati all’adeguamento sismico, 7,5 milioni all’efficientamento energetico e 39.221.704 euro alla realizzazione del Polo di riabilitazione. Rimane quindi un maggiore fabbisogno economico pari a 7.213.422,81 euro, iscritto provvisoriamente dal Ruggi nel bilancio pluriennale aziendale del 2028. La copertura definitiva dovrà essere adeguata con un successivo provvedimento, in attesa delle decisioni della Regione Campania sulla richiesta di rimodulazione del finanziamento o sull’individuazione di un’altra fonte. È proprio all’interno di questo scenario finanziario che la delibera formalizza il gruppo di lavoro incaricato di seguire l’esecuzione e il collaudo degli interventi. Nel dettaglio, il provvedimento individua come Responsabile unico del procedimento la matricola 12310, assegna il ruolo di personale tecnico alle matricole 7285, 7272 e 7335, attribuisce funzioni di personale tecnico-amministrativo alla matricola 7507 e assegna infine il ruolo di personale amministrativo alla matricola 11761. Le matricole e i relativi ruoli sono dunque indicati chiaramente. Ciò che la deliberazione non chiarisce è quanto denaro potrà essere riconosciuto a ciascun componente del gruppo. L’atto non riporta gli importi individuali, non specifica le percentuali di ripartizione, non descrive le attività assegnate a ogni singola matricola e non indica eventuali date di pagamento. Il provvedimento non certifica, infatti, compensi già corrisposti, ma stabilisce che le spettanze economiche saranno liquidate secondo il regolamento aziendale approvato con la deliberazione numero 922 dell’11 novembre 2024.
È una differenza sostanziale. Allo stato dei documenti pubblicati non si può sostenere che le sei matricole abbiano già incassato determinate somme. Si può invece affermare che sono state inserite in un gruppo di lavoro potenzialmente destinatario degli incentivi e che il valore della futura ripartizione non viene reso noto nella deliberazione. Il punto amministrativo è particolarmente delicato. In un’opera sostenuta con denaro pubblico, il cui costo è aumentato e per la quale devono ancora essere reperiti oltre sette milioni di euro, non può essere sufficiente indicare i beneficiari attraverso le matricole e rinviare genericamente a un regolamento interno. La trasparenza richiederebbe di conoscere quanto sia stato effettivamente accantonato per gli incentivi, quali attività aggiuntive siano state affidate a ciascun dipendente, quali risultati siano stati raggiunti e in base a quali percentuali verranno calcolati i compensi. Nel quadro economico compare una voce da 3.020.000 euro, ripartita in 510 mila euro per l’adeguamento sismico, 310 mila euro per l’efficientamento energetico e 2,2 milioni per il Polo di riabilitazione. Sarebbe tuttavia inesatto affermare che l’intera cifra debba essere distribuita alle sei matricole.
La voce comprende un insieme molto più ampio di spese tecniche: progettazione, monitoraggio, coordinamento della sicurezza, conferenze di servizi, direzione dei lavori, assistenza giornaliera, contabilità, pubblicità, prove di laboratorio, collaudi tecnici e statici, verifica della progettazione, supporto esterno al RUP, verifiche archeologiche, Collegio tecnico consultivo ed eventuale gestione commissariale. Gli incentivi destinati al personale interno rappresentano soltanto una delle componenti comprese nei 3,02 milioni. Il problema è che la deliberazione non separa le diverse voci e non specifica quale porzione della somma sia stata riservata agli incentivi delle matricole individuate. L’atto si limita a stabilire che i costi relativi alle funzioni tecniche sono compresi nel quadro economico e devono essere imputati al conto aziendale numero 5150105014, denominato "Accantonamento incentivi funzioni tecniche". Anche in questo passaggio, però, non viene indicato l’ammontare preciso del fondo destinato ai dipendenti. Ed è in questa zona d’ombra che può inserirsi il possibile profilo di danno erariale. Il danno alle casse pubbliche potrebbe configurarsi qualora gli incentivi fossero liquidati per attività non realmente svolte, non adeguatamente documentate, già affidate e retribuite a operatori esterni oppure attribuite a soggetti non legittimati a riceverli in base alla normativa applicabile alla procedura.
La deliberazione, da sola, non dimostra che un danno erariale sia già stato commesso. Non contiene mandati di pagamento né certifica somme già incassate. Ma l’assenza di una ripartizione dettagliata rende indispensabile un controllo rigoroso prima dell’erogazione del denaro. La domanda centrale resta quindi una: quali attività specifiche dovranno svolgere il RUP individuato con la matricola 12310, il personale tecnico contraddistinto dalle matricole 7285, 7272 e 7335, il dipendente tecnico-amministrativo con matricola 7507 e quello amministrativo con matricola 11761, e quanto riceverà ciascuno per queste funzioni? Non basta richiamare genericamente l’esecuzione e il collaudo dell’intervento. Occorre conoscere le responsabilità individualmente assegnate, gli atti prodotti, le fasi di lavoro certificate, il raggiungimento degli obiettivi e l’assenza di sovrapposizioni con incarichi affidati all’esterno. La verifica della progettazione definitiva ed esecutiva, per esempio, risulta affidata al raggruppamento esterno Inarcheck-No Gap Controls. La presenza di un operatore esterno non esclude automaticamente il riconoscimento di incentivi per altre attività svolte dal personale interno, ma impone una distinzione netta. La medesima prestazione non può essere remunerata due volte: prima attraverso il contratto con il soggetto esterno e successivamente mediante l’incentivo riconosciuto al dipendente pubblico.
Nella ricostruzione contenuta nella deliberazione emerge inoltre un passaggio temporale che necessita di chiarimenti. Il rapporto finale di verifica del progetto viene indicato come emesso il 22 dicembre 2023, ma risulta acquisito al protocollo aziendale il 24 dicembre 2025. Una distanza di due anni tra le due date che potrebbe derivare da un errore materiale, ma sulla quale sarebbe opportuno un chiarimento ufficiale. La proposta amministrativa reca la firma digitale dell’ingegnere Francesco Lanzara, responsabile del procedimento, e dell’ingegnere Angelo Marra, direttore ad interim dell’Unità operativa complessa Attività tecnico-manutentive. Sul provvedimento risultano inoltre espressi i pareri favorevoli del direttore amministrativo Sergio Russo e del direttore sanitario Concetta Sarnataro. La deliberazione è stata infine adottata e firmata digitalmente dal direttore generale del "Ruggi", Nicola Cantone. Si tratta di figure che, con ruoli e competenze differenti, hanno proposto, valutato o adottato il provvedimento. Questo non consente di attribuire automaticamente responsabilità contabili o amministrative, ma chi sottoscrive un atto di tale portata assume il dovere di garantire la regolarità della procedura, la sostenibilità economica dell’intervento e la corretta destinazione delle risorse pubbliche.
In un’Azienda ospedaliera chiamata quotidianamente a fronteggiare carenze di personale, difficoltà organizzative, liste d’attesa e servizi essenziali da garantire, ogni euro destinato agli incentivi deve corrispondere a un’attività concreta, aggiuntiva, documentata e verificabile. Diversamente, il rischio sarebbe quello di utilizzare risorse pubbliche per compensi non sufficientemente giustificati. Ed è in quel momento che un incentivo previsto dalla legge potrebbe trasformarsi in uno spreco e lo spreco in un possibile danno erariale per la collettività e per il servizio ospedaliero. Per fare piena luce servono documenti precisi: il regolamento aziendale sugli incentivi, il calcolo completo del fondo, le schede delle attività affidate alle singole matricole, le certificazioni delle prestazioni effettuate e il successivo provvedimento di liquidazione. Fino a quando questi elementi non saranno resi conoscibili, sul nuovo Polo di riabilitazione continuerà a pesare una domanda: mentre il costo dell’opera raggiunge quasi 65 milioni di euro e oltre 7,2 milioni attendono ancora una copertura definitiva, quanto sarà distribuito sotto forma di incentivi e per quali attività realmente svolte? Perchè la trasparenza, quando sono in gioco decine di milioni di euro appartenenti alla comunità, non è una formalità amministrativa. È il primo strumento per impedire che un compenso legittimo possa trasformarsi in un danno per le casse pubbliche, per i pazienti e per l’intero ospedale.
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