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Nocerina, Vicidomini rompe il silenzio: "Ho azzerato tutto per cambiare rotta. Dietro di me non c'è nessuno"

31/07/2026

di Massimiliano Catapano

Il tempo delle decisioni urgenti, delle scadenze da rispettare e delle scelte inevitabilmente dolorose. Ma anche quello delle spiegazioni, delle responsabilità e delle scuse. Alfonso Vicidomini affida a una lunga nota il racconto dei suoi primi quaranta giorni alla guida della Nocerina, rivolgendosi direttamente ai tifosi e a quella che definisce la "famiglia rossonera". Un intervento articolato, nel quale il presidente ripercorre le ragioni che lo hanno spinto ad assumere la responsabilità del club in uno dei passaggi più delicati della sua storia recente. Vicidomini non nasconde le difficoltà incontrate, riconosce di avere commesso degli errori e prova a fare chiarezza sulle persone che lo affiancano, sulle decisioni prese e sul nuovo modello di gestione che intende costruire. "Ho deciso di intraprendere questo percorso. Non è semplice spiegarne le ragioni, così come non è semplice essere certi che, una volta comunicate, vengano recepite nel modo in cui io le ho vissute", scrive il presidente. Vicidomini parte dalle emozioni, prima ancora che dagli aspetti societari. Parla di sensazioni che, a suo giudizio, non possono essere dissimulate perchè "il corpo comunica al di là delle parole". Un richiamo alla propria formazione nel campo della comunicazione e al valore dei gesti, considerati spesso più autentici delle dichiarazioni ufficiali.

Il presidente rivendica poi la propria disponibilità a operare in qualsiasi posizione, da quella strategica e direzionale fino alla gestione quotidiana e operativa. Anche durante il periodo di lontananza dal club, spiega, avrebbe continuato ad ascoltare e a offrire il proprio contributo nei limiti delle possibilità. "Sono sempre stato una persona capace di dare il proprio contributo a qualunque livello dell’organigramma mi trovassi: da quello direzionale e strategico, a quello manageriale, fino a quello operativo. Anche nel periodo della mia lontananza ho continuato, nei limiti delle mie possibilità, ad ascoltare e a contribuire". Proprio l’ascolto rappresenta uno dei punti centrali della riflessione. Vicidomini racconta di essersi avvicinato a un ambiente per lui nuovo cercando di colmare le proprie lacune e di comprendere le richieste provenienti dall’esterno. Un metodo che, però, lo ha condotto anche a interrogarsi sulla reale corrispondenza tra ciò che le persone dichiarano di volere e ciò che, in fondo, pensano davvero. "Credevo di dare alle persone ciò che avevano lamentato. Non l’ho fatto d’istinto, ma attraverso un ascolto attivo. Oggi la mia domanda è: le persone sanno veramente cosa vogliono? Dicono realmente ciò che pensano?".

Gli ultimi quaranta giorni vengono descritti come un susseguirsi di avvenimenti affrontati senza il tempo necessario per valutarne pienamente le conseguenze. Il presidente evita di dividere quanto accaduto tra episodi positivi e negativi, preferendo soffermarsi sulle emozioni attraversate, oscillanti tra fiducia e preoccupazione. Vicidomini ammette senza esitazioni le proprie responsabilità: "Ho sicuramente commesso degli errori, dettati dalla velocità con cui sono stato costretto ad agire e dal poco tempo a disposizione per riflettere". Al tempo stesso respinge l’immagine di una gestione approssimativa. Si definisce una persona abituata a dimostrare prima con i fatti il proprio valore, senza pretendere riconoscimenti anticipati. Precisa inoltre di non avere impedito a nessuno di contribuire alla causa rossonera e sottolinea come l’attuale gruppo di lavoro si sia formato attraverso adesioni spontanee. Accanto al presidente, infatti, ci sarebbero anche persone che non figurano ufficialmente nell’organigramma societario, ma che partecipano quotidianamente alle attività senza chiedere ruoli, esposizione pubblica o visibilità.

Da qui la risposta netta a una delle domande circolate con maggiore insistenza nelle ultime settimane: chi c’è dietro Alfonso Vicidomini? "Nessuno", afferma il presidente. "La realtà è che ci sono soltanto persone al mio fianco, che non lavorano per me, ma lavorano con me". Una precisazione con la quale Vicidomini intende allontanare sospetti, ricostruzioni e possibili retropensieri sulla nuova struttura societaria. Rivendica inoltre di non avere mai attaccato o delegittimato nessuno e assicura che continuerà a mantenere la stessa condotta. Richiama, a questo proposito, la frase di Henry Ford già utilizzata nel suo primo comunicato: "Trova la soluzione e non il colpevole". Per il presidente, guardare alla storia del club deve servire a evitare la ripetizione degli errori, non ad alimentare contrapposizioni o regolamenti di conti. "La storia serve per conoscere e per fare cose diverse dal passato. Si chiama progresso, si chiama innovazione". La decisione di assumere la guida della società sarebbe maturata quando la Nocerina si trovava, secondo la definizione utilizzata dallo stesso presidente, in una vera e propria condizione di "pericolo di vita". Le imminenti scadenze imponevano risposte rapide e lasciavano poco spazio alla comunicazione quotidiana.

Vicidomini racconta di essersi trovato davanti a un’alternativa precisa: concentrare tutte le energie sul salvataggio del club oppure fornire costantemente aggiornamenti per soddisfare le domande e le curiosità provenienti dall’esterno, considerate legittime ma, in quella fase, spesso inopportune. La priorità era rendere la Nocerina nelle condizioni di iscriversi regolarmente al campionato. Parallelamente, il presidente si era preparato anche all’ipotesi di dover assumere la gestione ordinaria della società qualora non fossero emerse soluzioni alternative. Quell’eventualità si è concretizzata e ha comportato decisioni immediate. La più significativa è stata l’azzeramento delle cariche dirigenziali e dei ruoli dei collaboratori della precedente gestione. "La decisione di azzerare tutte le cariche dirigenziali e i ruoli dei collaboratori è stata dettata dalla necessità di imprimere un significativo cambio di rotta", spiega Vicidomini. Una scelta che ha finito per coinvolgere anche persone che, pur operando nella precedente struttura societaria, non avevano responsabilità decisionali. Il presidente riconosce che i tempi stretti non gli hanno consentito di salutare e ringraziare tutti nel modo che avrebbe ritenuto più corretto.

Da qui arrivano le scuse pubbliche rivolte a chi si è sentito messo da parte. Vicidomini ammette di avere probabilmente sottovalutato la complessità della situazione e il peso delle aspettative personali legate ai ruoli, alla posizione occupata e alla visibilità. "In buona fede ho creduto che, a prescindere dalla posizione e dalla visibilità di ciascuno, tutti avrebbero compreso il momento e il lavoro da portare avanti". Il presidente chiarisce però che l’azzeramento non sarebbe stato determinato da motivazioni personali o da valutazioni negative sui singoli, ma dalla volontà di inaugurare una fase diversa, fondata su nuovi equilibri, responsabilità chiare e un’impostazione radicalmente rinnovata. Nel passaggio conclusivo, Vicidomini ribadisce il principio sul quale intende costruire il proprio mandato: la società non è una proprietà personale, ma un patrimonio sportivo e identitario della comunità. "La Nocerina non è mia, io la rappresento», sottolinea. "E lo farò con lo stile che mi è proprio da sempre, quello ispirato alla serietà e alla sobrietà".

Infine, le scuse: "Chiedo scusa pubblicamente a chi, involontariamente, ho ferito perchè si è potuto sentire escluso". Un messaggio che prova a chiudere la fase delle incomprensioni e ad aprire quella della ricostruzione. Dopo settimane dominate dall’urgenza, dalle scadenze e dalle decisioni drastiche, Vicidomini sceglie dunque di rivolgersi direttamente alla piazza rossonera, rivendicando autonomia, trasparenza e responsabilità. La conclusione è affidata al richiamo identitario che unisce società, squadra e tifoseria: "Grazie per la comprensione. Forza Molossi".

Redazione Sport - Sport -

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