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Ruggi, straordinari tagliati e incarichi nel mirino: chiesta trasparenza su fondi, criteri e vantaggi economici

28/07/2026

Al "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" il risparmio rischia di trasformarsi nell’ennesimo conto presentato ai lavoratori. Mentre infermieri, operatori sociosanitari, tecnici e personale dei servizi continuano a garantire turni pesanti, notti e giornate festive, all’interno dell’ospedale cresce il malcontento per la gestione dello straordinario e delle competenze accessorie. Al centro della contestazione c’è la disposizione che ha reso invalicabile il tetto delle 250 ore annuali di lavoro straordinario, ricondotta dalla stampa locale alla Gestione delle Risorse Umane diretta da Vincenzo Stucchio. Il limite non nasce dal nulla: la disciplina contrattuale stabilisce normalmente un massimo individuale di 180 ore, superabile soltanto per esigenze particolari ed eccezionali, per una quota limitata di personale e comunque non oltre le 250 ore annue. Al "Ruggi", tuttavia, il blocco automatico oltre quella soglia ha fatto esplodere la preoccupazione per la tenuta di servizi già condizionati dalla carenza di organico.

Le conseguenze economiche denunciate negli ultimi mesi sono pesanti. Da ambienti interni sono arrivate segnalazioni relative a prestazioni straordinarie non liquidate, indennità notturne mancanti e compensi collegati ai turni festivi o infrasettimanali non riconosciuti. In alcuni casi si è parlato di buste paga ridotte di diverse centinaia di euro. Si tratta di somme che non rappresentano concessioni o privilegi, ma il corrispettivo di ore effettivamente lavorate, spesso per sostituire colleghi assenti e impedire che reparti e servizi restino scoperti. È in questo clima che tra i dipendenti sta maturando un’accusa politicamente grave: alcune organizzazioni sindacali, non tutte, avrebbero mostrato una sorprendente disponibilità ad assecondare la riduzione dello straordinario e delle voci accessorie, puntando contemporaneamente alla definizione e all’assegnazione degli incarichi di funzione organizzativa, quelli che ancora oggi vengono comunemente chiamati "posizioni organizzative".

L’ipotesi, al momento, deve essere trattata per ciò che è: una denuncia proveniente dagli ambienti di lavoro, che necessita di riscontri documentali. Non è stato pubblicamente dimostrato che esista uno scambio tra taglio dello straordinario e assegnazione degli incarichi. Proprio per questo la Direzione aziendale dovrebbe rendere accessibili verbali, accordi, criteri e consistenza dei fondi, evitando che il silenzio alimenti sospetti ancora più pesanti.

Cosa sono le posizioni organizzative

Nel nuovo linguaggio contrattuale si chiamano incarichi di funzione organizzativa. Vengono attribuiti a dipendenti ai quali sono affidate responsabilità aggiuntive nella gestione di attività, personale, processi assistenziali o servizi. Non comportano automaticamente un avanzamento di carriera, ma rappresentano incarichi temporanei di responsabilità, conferiti dall’Azienda attraverso una procedura selettiva. Il contratto nazionale prevede che gli incarichi abbiano normalmente una durata di cinque anni e siano assegnati con un provvedimento scritto e motivato, dopo una valutazione che deve considerare esperienza professionale, titoli di studio, formazione e competenze, escludendo automatismi fondati esclusivamente sull’anzianità. Il vantaggio economico è tutt’altro che irrilevante. Per gli incarichi organizzativi di media complessità, l’indennità può variare da 4.000 a 9.500 euro lordi annui; per quelli di elevata complessità può andare da 9.501 a 13.500 euro lordi, corrisposti su tredici mensilità.

Gli incarichi di valore superiore a 5.000 euro assorbono, salvo determinate eccezioni, anche il compenso per il lavoro straordinario. È necessario, però, chiarire un punto decisivo: il denaro risparmiato riducendo lo straordinario non confluisce automaticamente nelle indennità degli incarichi. Le due voci sono finanziate attraverso fondi contrattuali differenti. Di conseguenza, per sostenere che esista un collegamento economico diretto servono atti, cifre e decisioni ufficiali. Ma resta intatto il problema politico e sindacale: qualora chi dovrebbe difendere i lavoratori accettasse sacrifici generalizzati per ottenere vantaggi individuali o spazi di potere nella distribuzione degli incarichi, ci si troverebbe davanti a un cortocircuito inaccettabile.

Il sindacato non può diventare un ufficio di collocamento interno

Il sindacato nasce per proteggere il lavoratore più esposto, non per costruire percorsi privilegiati per pochi. Deve battersi affinché ogni ora autorizzata e prestata venga pagata, affinché le indennità notturne e festive siano riconosciute e affinché la carenza di personale non venga affrontata spremendo ulteriormente chi è già in servizio. Al "Ruggi", invece, una parte dei dipendenti ha la sensazione che qualcuno abbia invertito questa funzione: moderazione quando si tratta di difendere le buste paga, grande attivismo quando sul tavolo arrivano incarichi, progressioni e posizioni di responsabilità. Sarebbe una degenerazione profonda della rappresentanza sindacale.

Non si può chiedere a un infermiere di rinunciare al pagamento delle ore svolte di notte, a un operatore di coprire turni festivi senza avere certezza delle competenze economiche e a un dipendente di accettare una busta paga alleggerita, mentre altrove si discute della distribuzione di incarichi capaci di valere fino a 13.500 euro lordi all’anno. Non tutti i sindacati possono essere messi sullo stesso piano. Generalizzare sarebbe scorretto nei confronti di chi continua realmente a difendere il personale. Ma proprio le organizzazioni serie dovrebbero pretendere chiarezza, isolando eventuali comportamenti opportunistici e rendendo pubblica ogni posizione assunta al tavolo della contrattazione.

Cantone renda pubblici accordi e criteri

Il direttore generale Nicola Cantone è chiamato a intervenire. L’Azienda dovrebbe rendere pubblici i verbali degli incontri sindacali, le proposte avanzate dalle singole delegazioni, l’entità delle risorse disponibili per lo straordinario, i criteri adottati per la liquidazione delle indennità e il piano degli incarichi di funzione organizzativa. Occorre sapere quanti incarichi saranno istituiti, quale sarà il loro valore, chi potrà concorrere, come saranno composte le commissioni e quali garanzie verranno introdotte contro favoritismi e conflitti d’interesse. La trasparenza non può limitarsi alla pubblicazione finale dei nomi: deve riguardare l’intero percorso decisionale. La riduzione dello straordinario può essere un obiettivo amministrativamente legittimo quando serve a impedire abusi e a rispettare i limiti contrattuali.

Non può, però, essere realizzata lasciando scoperti i servizi, chiedendo comunque ai dipendenti di lavorare oltre l’orario o rinviando il pagamento di prestazioni già effettuate. Il risparmio ottenuto comprimendo la busta paga di chi lavora non è buona amministrazione: è soltanto il trasferimento dell’inefficienza dalle scrivanie alle famiglie. Molti dipendenti del Ruggi affrontano ogni mese mutui, affitti, bollette e spese familiari. Per loro cento, duecento o cinquecento euro in meno non rappresentano una semplice variazione contabile. Possono significare la difficoltà concreta di arrivare alla fine del mese. È da qui che deve ripartire il confronto: dai lavoratori, non dalle ambizioni personali. Perché un sindacato che sacrifica i diritti collettivi per inseguire incarichi individuali smette di essere una protezione e diventa parte del problema.

 

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