

di Massimiliano Catapano
Il fuoco potrebbe non essere stato soltanto l’ultimo, feroce gesto compiuto per cancellare le tracce di un omicidio. Luigi "Luca" Esposito, il giornalista sportivo salernitano di 53 anni ritrovato carbonizzato nelle campagne di Eboli, potrebbe essere stato ancora vivo quando le fiamme hanno avvolto il suo corpo. È lo scenario più agghiacciante che emerge dalle prime risultanze dell’esame autoptico, un elemento destinato a imprimere una nuova e drammatica accelerazione all’inchiesta. A suggerire questa ipotesi sarebbero le tracce di fumo e di fuliggine individuate nelle vie respiratorie e nei polmoni della vittima. Un dato che, sul piano medico-legale, potrebbe indicare che Esposito respirasse ancora nel momento in cui venne appiccato l’incendio. Non una conclusione definitiva, almeno per ora, ma un riscontro di enorme rilevanza investigativa, sul quale dovranno fare piena luce gli ulteriori approfondimenti istologici, tossicologici e genetici già disposti dall’autorità giudiziaria. Secondo le prime indicazioni dell’autopsia, la morte sarebbe riconducibile a una asfissia meccanica violenta. Il giornalista potrebbe essere stato immobilizzato e privato dell’aria dopo aver subito un brutale pestaggio.
Sul corpo sono state infatti riscontrate numerose lesioni e fratture, mentre gli accertamenti eseguiti finora non avrebbero confermato l’ipotesi iniziale di un’esecuzione con un’arma da fuoco. Resta da stabilire quale sia stata l’esatta successione degli eventi: l’aggressione, il soffocamento e infine il rogo, forse appiccato quando Esposito versava già in condizioni disperate. Il cadavere era stato scoperto nella notte tra sabato 18 e domenica 19 luglio in un terreno agricolo di località Cioffi, nel territorio di Eboli. Una zona isolata, scarsamente illuminata e priva di telecamere in grado di riprendere direttamente la scena del delitto. Poco distante era stata ritrovata la Lancia Y bianca della vittima, regolarmente parcheggiata. Esposito aveva con sé le chiavi dell’automobile, circostanza che porta gli investigatori a ritenere che fosse arrivato volontariamente in quel luogo, probabilmente per incontrare qualcuno, oppure accompagnato da una persona di cui si fidava.
L’incendio, nella ricostruzione investigativa, potrebbe essere servito a eliminare impronte, materiale biologico e gli eventuali segni di una colluttazione rimasti sugli indumenti. Ma le fiamme non sono riuscite a cancellare ogni traccia. Gli esami medico-legali stanno lentamente restituendo frammenti di una violenza consumata con una ferocia estrema, mentre i Carabinieri continuano a lavorare per individuare l’arma o l’oggetto utilizzato durante il pestaggio e per ricostruire gli spostamenti compiuti dal giornalista nelle sue ultime ore di vita. Uno dei nodi centrali dell’inchiesta riguarda il secondo telefono cellulare di Esposito, che non è stato trovato nè accanto al corpo né all’interno dell’automobile. Un altro dispositivo sarebbe stato invece recuperato nella sua abitazione. Proprio il telefono mancante potrebbe custodire la chiave del delitto: conversazioni, contatti, messaggi e dati di localizzazione capaci di rivelare con chi avesse appuntamento quella sera e perché avesse raggiunto una zona tanto appartata.
A rendere il quadro ancora più enigmatico è quanto raccontato da un amico della vittima. Alcuni messaggi inviati su WhatsApp nella mattinata di domenica sarebbero rimasti inizialmente con una sola spunta, per risultare recapitati soltanto nel tardo pomeriggio, diverse ore dopo il ritrovamento del cadavere. Il telefono potrebbe dunque essere stato riacceso da qualcuno oppure trasferito da un’area priva di copertura a una zona raggiunta dal segnale. Non viene esclusa neppure la possibilità che la consegna sia avvenuta attraverso un collegamento al computer personale del giornalista, acquisito dagli investigatori. Ogni ipotesi resta aperta. Gli inquirenti stanno scandagliando anche la vita privata di Esposito, descritta dagli amici come particolarmente riservata. Tra gli elementi al vaglio figura la fede che il 53enne indossava in alcune occasioni e il racconto, confidato a diversi conoscenti, di un presunto matrimonio. Nessuno, tuttavia, avrebbe mai incontrato la donna indicata come sua moglie nè avrebbe visto fotografie della coppia. Un altro frammento di una biografia costellata da zone d’ombra, che gli investigatori stanno cercando di ricomporre senza trascurare alcun dettaglio.
Esposito era conosciuto soprattutto come giornalista e commentatore sportivo. Seguiva il calcio locale, dalla Salernitana all’Avellino fino alle formazioni di Serie C, partecipava a trasmissioni televisive e collaborava con diverse testate. Agli amici raccontava, però, di essere impegnato durante le ore del mattino e di non poter essere disturbato prima del pomeriggio. Alcuni ritenevano che lavorasse per l’Arpac, ma l’Agenzia regionale per la protezione ambientale della Campania ha escluso categoricamente l’esistenza di qualsiasi rapporto professionale. Anche l’Ordine dei Biologi della Campania e del Molise ha precisato che il giornalista non risultava iscritto al relativo albo. È proprio in questa parte meno conosciuta della sua esistenza che gli investigatori stanno cercando il possibile movente.
La pista ritenuta al momento prevalente conduce alla sfera personale, alle relazioni e alle frequentazioni della vittima, ma nessuno scenario viene definitivamente accantonato. Bisogna comprendere chi Esposito dovesse incontrare, perché avesse raggiunto quella strada interpoderale nel cuore della notte e quale segreto fosse tanto pericoloso da trasformare un appuntamento in una condanna a morte. L’autopsia ha consegnato agli inquirenti un dato terribile: mentre il fuoco divorava il suo corpo, Luigi "Luca" Esposito potrebbe aver respirato ancora. Ora spetta alle analisi scientifiche stabilire con certezza quanto accaduto e ai carabinieri, coordinati dalla Procura di Salerno, dare un nome a chi ha concepito ed eseguito un delitto segnato da una crudeltà difficilmente immaginabile. Nel silenzio della campagna ebolitana, le fiamme hanno distrutto il corpo del giornalista, ma non sono riuscite a cancellare tutte le domande lasciate dalla sua morte.
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