

di Massimiliano Catapano
La tecnologia diventa parte integrante del percorso di cura e apre una nuova stagione per la riabilitazione neurologica. All’Azienda ospedaliera universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno è stato trattato il primo paziente attraverso un innovativo programma di robotica riabilitativa, intelligenza artificiale e realtà virtuale. Un risultato che rafforza il ruolo del Ruggi quale polo di eccellenza sanitaria, capace di coniugare ricerca scientifica, competenze professionali e strumenti tecnologici di ultima generazione. Il trattamento rientra nel progetto di ricerca "Rehab-tech", nato dalla consolidata collaborazione tra l’Azienda ospedaliera salernitana e il Dipartimento di Medicina dell’Università degli Studi di Salerno. L’obiettivo è validare nuovi modelli assistenziali nei quali la tecnologia non sostituisca il lavoro degli operatori, ma ne amplifichi le possibilità, favorendo percorsi terapeutici maggiormente personalizzati, una migliore efficacia clinica e una più razionale gestione dei tempi della riabilitazione.
A illustrare le finalità del progetto è la professoressa Alessia Bramanti, docente del settore MED-26/D del Dipartimento di Medicina dell’Università di Salerno, responsabile della Uos Telemedicina dell’Aou "Ruggi" e referente scientifica di Rehab-tech. "Il programma è rivolto principalmente alle persone colpite da ictus, che potranno affrontare percorsi intensivi di riabilitazione robotica affiancati da tecnologie digitali e ambienti virtuali costruiti sulle loro specifiche necessità. L’obiettivo è migliorare il recupero funzionale del paziente attraverso interventi sempre più precisi e personalizzati". Il progetto è finanziato dal Ministero della Salute nell’ambito del programma nazionale Fit4MedRob, dedicato allo sviluppo e all’applicazione delle tecnologie robotiche e digitali nella medicina riabilitativa. "Non vogliamo ridimensionare il ruolo del professionista sanitario nè affidare alla macchina funzioni che appartengono alla competenza umana", precisa Bramanti. "La tecnologia deve essere considerata uno strumento aggiuntivo, capace di sostenere medici e fisioterapisti e di integrarsi nei percorsi riabilitativi già esistenti".
Il primo paziente sottoposto al trattamento è un uomo colpito da ictus. I progressi registrati durante il percorso e il recupero della condizione fisica hanno prodotto risultati incoraggianti, accolti con soddisfazione dallo stesso paziente e dall’équipe sanitaria. A seguirne il programma è stata anche la dottoressa Maria Consiglia Calabrese, titolare della posizione organizzativa Riabilitazione. "Questo primo trattamento rappresenta per noi un passaggio molto importante. La collaborazione tra il Dipartimento di Medicina e il "Ruggi" ci ha consentito di elaborare un programma fisioterapico realmente modellato sulle caratteristiche del paziente, secondo i principi della medicina di precisione". La sperimentazione prevede il reclutamento di pazienti reduci da un ictus, successivamente suddivisi in due gruppi. Il gruppo di studio sarà sottoposto a riabilitazione robot-assistita e a esercizi sviluppati mediante realtà virtuale. Il gruppo di controllo seguirà, invece, un percorso riabilitativo di tipo convenzionale.
Tra le apparecchiature utilizzate figura un tapis roulant dotato di un sistema integrato di intelligenza artificiale, in grado di analizzare e ricostruire, attraverso specifici algoritmi, i movimenti compiuti dal paziente. I dati raccolti permetteranno agli specialisti di verificare con maggiore accuratezza l’evoluzione del trattamento e di adattare progressivamente il programma terapeutico. "Il confronto tra i due gruppi ci consentirà di valutare i risultati ottenuti con approcci differenti e di individuare le soluzioni più efficaci e tempestive rispetto ai bisogni della persona assistita", aggiunge Calabrese. Il direttore generale del "Ruggi", Nicola Cantone, sottolinea il valore strategico dell’iniziativa e la capacità dell’Azienda di trasformare la collaborazione universitaria in servizi concretamente disponibili per i cittadini. "La realizzazione di Rehab-tech testimonia una sinergia autentica e inclusiva tra la nostra Azienda e il Dipartimento di Medicina. Quando ricerca, assistenza e formazione procedono nella stessa direzione, è possibile costruire una sanità più moderna e più vicina alle reali esigenze dei pazienti".
Le apparecchiature acquistate con i finanziamenti destinati al progetto resteranno patrimonio dell’Azienda ospedaliera e continueranno quindi a essere impiegate nei programmi assistenziali del "Ruggi". "È un elemento di grande rilevanza, perché quanto realizzato non si esaurirà con la fase sperimentale", prosegue Cantone. "Le tecnologie rimarranno a disposizione dell’ospedale e dei suoi utenti. L’unione tra metodiche avanzate, preparazione degli operatori e professionalità delle équipe crea condizioni favorevoli sia per l’organizzazione dei servizi sia per il benessere delle persone affidate alle nostre cure". Il percorso di innovazione dell’Azienda salernitana non si fermerà alla robotica riabilitativa. Entro la fine dell’estate saranno infatti presentati altri due progetti, destinati ad ampliare ulteriormente l’offerta sanitaria e scientifica del presidio. "Pur dovendo affrontare difficoltà di natura logistica, il "Ruggi" continua a crescere, a investire e a guardare avanti», conclude il direttore generale. «La nostra Azienda è in costante evoluzione e resta proiettata verso soluzioni innovative, migliorative e orientate alla sanità del futuro".
Con Rehab-tech, il "Ruggi" consolida così la propria vocazione di eccellenza nel Mezzogiorno: un ospedale nel quale la ricerca non rimane confinata nei laboratori, ma si traduce in percorsi concreti di assistenza, recupero e speranza per i pazienti.
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