

Il grande sport incontra la vita reale, liberandosi dalla retorica della performance a tutti i costi. È stato questo il cuore del messaggio che Andrea Zorzi, leggenda del Volley italiano e internazionale, ha trasmesso ai giovani di Giffoni Sport nell'affollata Sala De Masi. Un confronto aperto e profondo, durante il quale il campione si è espresso con la consueta schiettezza sul valore della competizione, sull'importanza dell'impegno e sulla salute della Pallavolo italiana, reduce dai recenti trionfi olimpici e mondiali delle selezioni azzurre. Ripercorrendo il proprio percorso, Zorzi ha raccontato con ironia come sia "inciampato" nella Pallavolo da ragazzo semplicemente perché la palestra era vicina a casa, e di come, allo stesso modo, sia poi approdato al teatro, passando dal ruolo di tecnico luci al palcoscenico per portare in scena La leggenda del pallavolista volante. Proprio analizzando il parallelismo tra sport e recitazione, il campione si è soffermato sulla differenza tra scaramanzia e routine di concentrazione, invitando i ragazzi a non diventare schiavi dei rituali scaramantici ma a coltivare spazi di riflessione prima di ogni prova. Il nucleo centrale dell'intervento ha riguardato il rapporto tra lo sport e l'esistenza. "Lo sport non è la metafora della vita, ma solo un pezzo di essa" ha chiarito Zorzi. "
"Ogni disciplina è selettiva - e non discriminatoria - perchè individua specifiche caratteristiche fisiche per garantire l'equità delle regole. Ma se trasformiamo la competitività in un valore assoluto, rischiamo di cadere in una trappola culturale. Oggi siamo immersi in un mondo legato unicamente alla prestazione, dove se vinci sei un campione e se perdi sei un fallito. Ma le persone non si dividono in vincenti e perdenti". Incalzando la platea, l'ex opposto della Nazionale ha demolito il mito dell'impossible is nothing, ricordando come i limiti e le sconfitte facciano parte del percorso: "L'impossibile esiste, ma dobbiamo concentrarci sulla somma delle cose possibili. Lo sport fa bene perché insegna il rispetto delle regole e la dedizione, compresa l'accettazione della sconfitta, che resta confinata a quella singola partita. Non dobbiamo farne un dramma personale nè considerare la vita come un sistema a somma azzerata". Infine, Zorzi si è soffermato sul rapporto tra talento naturale e sacrificio. "Per la nostra cultura il talento è un dono, mentre in altre visioni psicologiche può diventare persino un limite se non viene coltivato. Chi è baciato dal talento fin da giovane rischia di non sperimentare la fatica e la frustrazione della difficoltà; quando poi la vita o la carriera chiederanno di più, solo l'impegno e lo spirito di sacrificio permetteranno di superare gli ostacoli. Il talento non basta: va sempre alimentato con il lavoro quotidiano".
Altri articoli di questo autore:
Se vuoi essere tempestivamente aggiornato su quello che succede a Salerno e provincia, la pagina facebook di Salerno in Web pubblica minuto per minuto notizie fresche sulla tua home.