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Una testimonianza d'amore per Salerno Letteratura Festival con la storia di Don Peppino Diana

23/07/2026

di Claudio Santoro

Nell'atmosfera dell’atrio del Duomo di Salerno, nell'ambito del Salerno Letteratura Festival, si è tenuto un toccante incontro dedicato alla figura di Don Peppino Diana, centrato sulla presentazione del libro Il casalese di Dio (EDB) di Antonio Mattone. Al dibattito, condotto da Rosario Pellegrino, ha preso parte Monsignor Andrea Bellandi, Arcivescovo di Salerno, offrendo un’intensa riflessione sul valore umano e spirituale del sacerdote casertano. Durante il confronto è emersa la necessità di superare la superficiale etichetta di "prete anti-camorra", un’inquadratura che mai ha rappresentato appieno la sua essenza. Come sottolineato a più riprese, Don Peppino è stato innanzitutto un "cristiano autentico": la sua missione prioritaria non era la mera contrapposizione frontale al crimine organizzato, bensì il servizio verso i bisognosi e gli ultimi. Un’apertura verso il prossimo maturata fin dai primi anni della sua formazione sotto la guida dei Gesuiti a Posillipo.

Monsignor Bellandi ha descritto Don Diana come un uomo "profondamente immerso nella realtà" e radicato nella propria comunità, capace di non voltare le spalle a nessuno, nemmeno ai vecchi amici finiti nella rete della malavita: con loro continuava a condividere la tavola, cercando al contempo di convertirli e persuaderli ad abbandonare la strada dell'illegalità. Sollecitato da Rosario Pellegrino sul ruolo della comunione sacerdotale, Monsignor Bellandi ha ricordato come Don Peppe non vada considerato un "eroe solitario". Il sacerdote, così come ogni fedele, trova nella condivisione e nell'unione con la propria comunità la forza e la coesione necessarie per affrontare le sfide più complesse, compresa la battaglia contro la sopraffazione criminale. L'incontro ha poi ripercorso le complesse vicende giudiziarie e i tentativi di depistaggio seguiti al suo assassinio. L'autore Antonio Mattone ha smontato con puntualità le diverse falsità diffuse nel tempo: dalla calunnia di una presunta relazione sentimentale, subito scartata, fino alle tesi emerse nel processo di primo grado basate sulle dichiarazioni del pentito Quadrano.

Quest'ultimo sosteneva che Don Peppino avesse nascosto un borsone d'armi per conto dei Casalesi e che, dopo la morte del boss Enzo De Falco, lo avesse restituito alla fazione sbagliata. Mattone ha smentito anche l'ipotesi che l'omicidio fosse un gesto dimostrativo compiuto dal clan perdente al solo scopo di provocare un fatto eclatante e danneggiare i rivali, evidenziando inoltre il pesante velo di omertà calato da parte di chi conosceva i fatti o aveva assistito al delitto. L'incontro si è concluso con una profonda riflessione dell'Arcivescovo Bellandi: il sacrificio di Don Peppino Diana non è stato vano, ma è diventato un terreno fecondo da cui, nel tempo, sono germogliati nuovi frutti di riscatto e speranza per l'intero territorio.

 

Lucia Bosco - Extratime -

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