

Due incontri diversi, un unico messaggio: il cinema e la cultura sono strumenti per comprendere il presente, custodire la memoria e difendere la libertà. Walter Veltroni è stato protagonista di una intensa giornata al Giffoni Film Festival. Il primo appuntamento, nell’ambito di Impact, in Sala Verde, è partito dalla presentazione del suo ultimo romanzo, Il bar di Cinecittà, per trasformarsi in un dialogo con i juror sui grandi temi dell’attualità, della politica, della democrazia e del ruolo del cinema nella società. Il libro racconta quasi mezzo secolo di storia italiana attraverso lo sguardo di un giovane barista che lavora a Cinecittà, la "fabbrica dei sogni" inaugurata nel 1937, dove si intrecciano le vicende del Paese e quelle dei protagonisti del grande cinema italiano. "Ho scelto Cinecittà perchè è un microcosmo nel quale passa la grande storia", ha spiegato Veltroni. "È una grande fabbrica di sogni e di realtà". Attraverso il protagonista del romanzo, il pubblico attraversa il fascismo, la guerra, la ricostruzione, gli anni della "Hollywood sul Tevere" e il cambiamento dell’Italia, osservando come il cinema abbia accompagnato ogni trasformazione del Paese.
Dal racconto del libro, il confronto si è presto allargato al presente. Veltroni ha espresso la propria preoccupazione per il momento che vive il cinema italiano, sottolineando come la libertà creativa rappresenti una condizione imprescindibile per la sua vitalità. "Il cinema è una prateria, non è un muro", ha affermato. "Se si pensa che debba essere controllato, alla fine lo si distrugge. Il cinema deve essere irregolare, è uno spazio di libertà". Un invito a difendere il pluralismo culturale e la capacità del cinema di interrogare la realtà, senza rinunciare alla sperimentazione e alla libertà di espressione. Le domande dei ragazzi hanno poi toccato la politica, il ruolo dei social network, l’Europa e le trasformazioni della società. Veltroni ha invitato i giovani a diffidare della semplificazione e della logica delle contrapposizioni, ricordando come la memoria sia uno strumento indispensabile per comprendere il presente. Inevitabile il riferimento alla nascita del Partito Democratico, Veltroni ha ricordato la scelta di dare vita a una forza politica capace di unire culture diverse, dal riformismo cattolico alla tradizione progressista ed ecologista, mantenendo l’ambizione di parlare alla maggioranza del Paese. "La sinistra - ha osservato - non deve rinchiudersi in una dimensione identitaria, ma costruire un insieme di valori capace di essere maggioritario".
Lo sguardo si è poi allargato all’Europa e agli equilibri internazionali. Per Veltroni, in un contesto segnato da nuove tensioni e da una crescente deriva autoritaria, spetta proprio all’Europa raccogliere il testimone della difesa della democrazia, della libertà e dei diritti civili. "Oggi l’Europa si trova più sola nella tutela di questi valori - ha sottolineato - ma proprio per questo è chiamata a svolgere una funzione di equilibrio in un mondo sempre più complesso". "Ricordare significa riportare al cuore", ha spiegato. "Oggi viviamo in una società che tende a cancellare il passato e il futuro, confinandoci in un presente continuo che io definisco presentismo. Ci vogliono togliere la memoria e la speranza del futuro. Sta a noi difenderle". A seguire l’incontro che Veltroni ha tenuto in veste di presidente della Fondazione Ennio Morricone. Accompagnato dal giovane musicista Tommaso Quaranta, ha ripercorso la straordinaria vicenda artistica del compositore, dagli anni della formazione condivisi con Sergio Leone fino alle colonne sonore che hanno segnato la storia del cinema mondiale. I racconti si sono alternati all’esecuzione di alcune delle pagine più celebri del Maestro, tra cui C’era una volta il West, La leggenda del pianista sull’oceano e Mission.
Veltroni ha ricordato la capacità unica di Morricone di unire la ricerca musicale più raffinata a un linguaggio capace di parlare a tutti, trasformando le sue composizioni in un patrimonio universale. Da qui il messaggio conclusivo rivolto ai ragazzi: "Tenete sempre nel cuore una cosa: fare le cose più belle per il pubblico più largo. È questa la missione civile, direi anche democratica, della cultura". Guardando al futuro, il presidente della Fondazione ha annunciato le iniziative che accompagneranno il centenario della nascita di Ennio Morricone nel 2028, con un programma di concerti e appuntamenti pensati per far conoscere la sua musica alle nuove generazioni e continuare a diffondere l’eredità di uno dei più grandi compositori della storia del cinema.
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