

Una disposizione firmata il 13 luglio 2026 dal direttore generale Nicola Cantone ha fatto esplodere la protesta all’interno dell’Azienda ospedaliero-universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona". Il contenuto del provvedimento è stato comunicato al personale il 20 luglio attraverso una successiva nota firmata dalla direttrice della UOC ABS, Caterina Palumbo, che riprende le indicazioni già impartite dalla Direzione generale. Il nuovo assetto stabilisce che le attività del personale interno della portineria e di quello impiegato in outsourcing debbano concludersi entro le ore 22. Da quel momento e fino all’ingresso del portiere diurno, il servizio presso la Torre Cardiologica sarà garantito dalle guardie giurate. La riorganizzazione dovrebbe entrare in vigore dal primo agosto, ma non risulterebbe preceduta da un confronto con le organizzazioni sindacali né da un coinvolgimento diretto dei lavoratori interessati. È uno dei punti maggiormente contestati: una modifica così rilevante, destinata a incidere su turnazioni, mansioni e futuro del personale, avrebbe richiesto quantomeno un’informativa preventiva e l’apertura di un tavolo sindacale per cercare una soluzione condivisa.
La disposizione porta la firma del direttore generale Cantone ed è indirizzata, tra gli altri, alla UOC Gestione Risorse Umane, diretta da Vincenzo Stucchio, e alla UOC ABS guidata da Caterina Palumbo. Proprio Palumbo ha successivamente trasmesso al personale le nuove modalità organizzative. Spetterà ora all’Azienda spiegare quali valutazioni economiche e gestionali abbiano condotto a una scelta tanto drastica e perché non sia stato avviato prima un confronto con i sindacati. Dietro la formula dell’"efficientamento dei servizi" si apre così una vertenza destinata a diventare incandescente. I dipendenti della portineria non considerano il provvedimento una semplice rimodulazione degli orari, ma un progressivo arretramento del personale interno a vantaggio di soggetti privati.
Il nodo degli straordinari non pagati
Ad alimentare la rabbia è soprattutto la questione delle ore di lavoro straordinario. Secondo quanto riferito da fonti interne, alcuni dipendenti avrebbero effettuato prestazioni aggiuntive nel mese di maggio per sostituire colleghi assenti e garantire la continuità del servizio, senza però ricevere il relativo pagamento in busta paga. Le altre indennità risulterebbero regolarmente liquidate: la contestazione riguarda esclusivamente gli straordinari. I lavoratori temono che la stessa situazione possa ripetersi per le prestazioni effettuate nel mese di giugno e, con ogni probabilità, anche per quelle di luglio. Dagli uffici del personale sarebbero già arrivate risposte poco rassicuranti sulla liquidazione delle somme.
Il quadro appare paradossale: prima si chiede ai dipendenti di coprire assenze e carenze d’organico, lavorando oltre l’orario ordinario per evitare che il servizio resti scoperto; poi quelle prestazioni rischiano di non essere pagate. Subito dopo arriva la disposizione che, dal primo agosto, sottrae loro il servizio notturno e lo affida alle guardie giurate. Se il lavoro straordinario è stato regolarmente svolto per garantire la continuità della portineria, deve essere riconosciuto e liquidato. Non può essere il dipendente a pagare le conseguenze di eventuali problemi amministrativi o organizzativi. La Direzione dovrebbe rendere noto quali siano i tempi previsti per il pagamento degli straordinari maturati nei mesi di maggio, giugno e, con ogni probabilità, luglio.
Dal 21 luglio parte lo stato di agitazione
Dal 21 luglio i dipendenti della portineria entreranno in stato di agitazione. In una prima fase svolgeranno esclusivamente le mansioni strettamente previste dal proprio profilo, rinunciando a tutte quelle attività aggiuntive garantite negli anni per senso di responsabilità e attenzione nei confronti dei pazienti. Tra queste rientra anche l’accompagnamento di persone anziane, fragili o disorientate verso reparti e ambulatori. Un’attività che non sempre appartiene formalmente alle mansioni della portineria, ma che è diventata fondamentale in un ospedale grande e complesso come il "Ruggi". Qualora non si arrivasse a una soluzione, dal primo agosto i lavoratori sarebbero pronti ad avviare le procedure previste per una mobilitazione più dura, fino allo sciopero, nel rispetto delle norme applicabili ai servizi pubblici essenziali. Le richieste sono precise: pagamento degli straordinari effettuati, apertura immediata di un confronto con i sindacati e ripristino del servizio notturno affidato al personale interno.
La testimonianza da Ponticelli: "Non ci hanno lasciati soli"
A dimostrare l’importanza della portineria è anche la segnalazione arrivata alla redazione da una donna proveniente da Ponticelli, giunta al presidio di San Leonardo con il marito per una visita specialistica. Dopo un viaggio faticoso, la coppia si sarebbe trovata spaesata, senza sapere come raggiungere l’ambulatorio indicato. Un dipendente della portineria non si sarebbe limitato a fornire indicazioni, ma avrebbe accompagnato personalmente i due coniugi fino alla destinazione. La donna avrebbe successivamente voluto esprimere il proprio ringraziamento senza rendere pubblica la propria identità. La testimonianza viene riportata in forma giornalisticamente rielaborata sulla base della segnalazione ricevuta: "Sono arrivata da Ponticelli insieme a mio marito per una visita specialistica. Eravamo stanchi e preoccupati, perché non conoscevamo l’ospedale e non riuscivamo a capire dove andare. Alla portineria del presidio San Leonardo abbiamo trovato persone disponibili, educate e sensibili. Un operatore ci ha accompagnati fino all’ambulatorio, senza lasciarci soli e senza farci sentire un peso. In un momento difficile, quel gesto ha rappresentato molto più di una semplice indicazione. Ringrazio il personale della portineria centrale e della Torre Cardiologica: sono stati il primo volto umano incontrato entrando in ospedale. Lavoratori così dovrebbero essere tutelati, non ridimensionati". L’episodio racconta il valore reale di un servizio che non può essere considerato soltanto una porta da sorvegliare. La portineria è spesso il primo punto di riferimento per persone malate, familiari impauriti e cittadini provenienti da altre province. L’Azienda non può raccogliere gli apprezzamenti rivolti ai propri dipendenti e, nello stesso momento, indebolire il servizio che ha reso possibili quei riconoscimenti. Se l’accoglienza del "Ruggi" ha funzionato, il merito appartiene soprattutto agli operatori che ogni giorno hanno colmato difficoltà e carenze organizzative, andando spesso oltre i propri compiti.
L'ombra dell’esternalizzazione e i costi per la sanità pubblica
Tra i lavoratori cresce il timore che il passaggio del servizio notturno alle guardie giurate rappresenti soltanto l’inizio di un’esternalizzazione più ampia. Da tempo, all’interno del "Ruggi", circolano indiscrezioni sulla volontà di affidare progressivamente la portineria a soggetti privati. Non è possibile parlare di danno erariale senza una verifica contabile, ma è doveroso porre alcune domande. Quanto costerà il nuovo servizio? Quale sarà la spesa complessiva per le guardie giurate? Quanto sarebbe costato continuare a garantire i turni con il personale interno, liquidando regolarmente gli straordinari? Esiste una relazione economica capace di dimostrare un risparmio reale? Affidare un servizio pubblico a un’impresa privata non significa automaticamente ridurre i costi. Il privato deve ricavare un margine economico dall’appalto.
Senza dati trasparenti, il rischio è che il ridimensionamento del personale interno determini una spesa maggiore per l’Azienda e, quindi, per la collettività. È questo il punto politicamente più delicato: mentre ai dipendenti interni non vengono liquidati gli straordinari, si aprono nuovi spazi economici per servizi esterni. Una contraddizione che alimenta inevitabilmente il sospetto che, ogni volta che arretra il pubblico, qualcuno sia pronto a ritagliarsi una fetta sempre più consistente degli affidamenti. Non vengono formulate accuse personali né ipotesi di illecito. Proprio per eliminare qualsiasi ombra, però, la Direzione generale dovrebbe rendere pubblici i costi, gli accordi e la comparazione economica tra il personale interno e il servizio esternalizzato.
L'appello a Roberto Fico e Vincenzo De Luca
I lavoratori chiedono un intervento immediato del presidente della Regione Campania Roberto Fico e del sindaco di Salerno Vincenzo De Luca. La richiesta è quella di convocare un incontro chiarificatore con la Direzione generale, le organizzazioni sindacali e una rappresentanza dei dipendenti della portineria. La vertenza riguarda il principale ospedale della città e un servizio essenziale per migliaia di cittadini. Non può essere liquidata come una questione interna né gestita attraverso una disposizione di poche righe, successivamente comunicata da Caterina Palumbo, senza un confronto con chi quel servizio lo garantisce quotidianamente. La Direzione del "Ruggi" deve spiegare perchè sia stato stabilito il limite delle ore 22, quale futuro sia previsto per il personale della portineria e se l’affidamento notturno alle guardie giurate rappresenti una misura circoscritta alla Torre Cardiologica oppure il primo passo verso una privatizzazione più estesa.
Prima di parlare di efficienza, l’Azienda deve dimostrare che il nuovo modello costerà meno e funzionerà meglio. Prima di affidare ad altri il servizio, deve pagare il lavoro straordinario già svolto dai propri dipendenti. E prima di adottare decisioni tanto importanti, deve sedersi al tavolo con le organizzazioni sindacali. La portineria del "Ruggi" non è un servizio secondario da smontare lentamente. È il primo volto dell’ospedale, il punto dal quale passa una parte decisiva dell’accoglienza e dell’organizzazione del presidio. Ignorare il lavoro di chi l’ha mantenuta operativa per anni sarebbe un errore amministrativo, sociale e umano.
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