

Un’assenza enorme e una famiglia, come tante, che trova la forza di trasformare un dolore immenso e privato in un grido collettivo d’impegno per il cambiamento. Perchè storie come questa non debbano più essere raccontate. Si intitola "Se domani non torno" ed è il film in uscita il 5 novembre tratto dalla storia di Giulia Cecchettin. La pellicola è prodotta da Notorious Pictures ed è diretta da Paola Randi, che ne firma la sceneggiatura insieme a Lisa Nur Sultan. Il film arriva direttamente dalle pagine del libro "Cara Giulia" scritto da Gino Cecchettin con Marco Franzoso, ed edito da Rizzoli. E proprio papà Gino spiega perchè un film sulla storia della figlia. "Il nostro - dice - è un impegno di responsabilità civile. Sappiamo quanto un dolore, come quello che abbiamo vissuto noi, se non raccontato si possa ripetere e dunque la nostra speranza è che qualcuno o qualcuna possa vedere nella storia di Giulia un segnale per potersi mettere in salvo". E ancora, ed è una considerazione più personale, "è che Giulia non è solo la tragedia che l’è capitata, ma è anche la storia di una ragazza di 22 anni che ha pagato, con la sua vita, una scelta e dunque, questo film, è anche la storia di una ragazza libera".
Nella responsabilità di raccontare questa storia, commenta la regista, "abbiamo voluto mettere in evidenza il punto di vista della famiglia. Cosa accade in una famiglia quando si vive una tragedia del genere. Abbiamo voluto raccontare Giulia attraverso il ricordo dei suoi cari, cercando di seguire il livello emotivo". E questa pellicola, ha aggiunto la regista, "è il nostro modo di fare rumore ed è così importante che supera anche la paura di sbagliare". Il film muove dalle pagine del libro, "ma - continua la Randi - ho condiviso la sceneggiatura confrontandomi con Gino ma anche e soprattutto con Lisa Nur. Insieme abbiamo cercato di trovare una chiave di lettura altra rispettando il dolore ma raccontando anche una storia di una ragazza". Ed è chiaro, come hanno sottolineato anche i tre attori Sabrina Martina, Tecla Bossi e Tommaso Allione che "questa narrativa può contribuire a cambiare le cose". E’ importante "che si continui a fare rete, che si parli tra di noi, perché è questo il modo di infrangere il muro del silenzio".
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