

L’impotenza, l’infelicità, il vuoto. Ma anche l’impegno civile e la narrazione di una politica che non si distoglie da quella della storia. E ancora la memoria da coltivare (vedi il G8 di Genova), i conflitti accesi negli angoli del mondo, l’autobiografia come strumento di autoanalisi, il tratto grafico e l’utilizzo multiplo di una stessa voce per raccontare le varie anime che abitano gli esseri umani. Quello con Zerocalcare è stato uno degli incontri più emozionanti della seconda giornata di #Giffoni56. La platea della sezione Impact, in una sala Verde gremita, ha inondato di domande l’autore di 'Due Spicci', la serie animata targata Netflix che chiude la trilogia iniziata con 'Strappare lungo i bordi' e 'Questo mondo non mi renderà cattivo'. A chi gli ha chiesto quali sono state le scintille che lo hanno portato dove è adesso, Zerocalcare ha suggerito 'Les Lascars', una serie di corti ambientati nelle banlieue francesi che lo hanno letteralmente folgorato. "Ho sempre prestato attenzione alle storie degli ultimi - ha detto - Uso il mio linguaggio per spingere la gente a interessarsi a tematiche che sono distanti da loro. Viviamo in un tempo in cui non ci sono orizzonti a cui guardare. Gli anni Settanta erano diversi, ma forse anche in quel caso c’erano troppe lenti di fascinazione. Di sicuro ora è crollato tutto".
L’influenza della cultura punk è stato l’oggetto dell’intervento di Mariasole: "Il punk mi ha influenzato un botto. - ha sottolineato - La regola base è do it yourself, cioè le cose fattele da solo e non c’è neppure bisogno che siano perfette". Eduardo ha invece sollevato un rischio che tutti gli artisti devono mettere in conto, quello del fraintendimento: "Penso di essere molto didascalico. E sinceramente l’idea di essere frainteso mi terrorizza, per questo penso con cura ad ogni sillaba e provo a perimetrare il mio messaggio. Questo rappresenta un danno da un punto di vista artistico, perchè va sempre lasciato un margine di interpretazione per il lettore. Ma nel mio caso è anche difficile distinguere l’opera dal personaggio". Di impotenza ha parlato Giulia Rita: "Vivo un grande senso di frustrazione. Sono stato educato e sono cresciuto ispirato da valori alti e da una spinta all’azione. Questo si evince da parte dei miei lavori".
Di qui alla riflessione sulla felicità, come ha sottolineato Anna, il passo è breve: "Essere felici è impossibile? Non ne ho idea. Mi sono sempre dato un alibi per giustificare perchè non ero felice. Ho inseguito l’altrove, l’irrisolto, l’ansia. Al vuoto si sopravvive, ma vi invito a capirne i motivi il prima possibile". E ancora la questione curda, la Palestina, la coscienza antifascista, la potenza della lettura come strumento per acquisire consapevolezza. Progetti per il futuro? "Per ora prendo fiato dopo Due Spicci". A Zerocalcare, il premio "Futura - Rendere possibile l’impossibile" realizzato per la 56ª edizione del Festival dalla Scuola dell’Arte della Medaglia (SAM) della Zecca dello Stato è stato consegnato da Glenda Giada Alla, borsista della SAM, che ha progettato il riconoscimento.
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