

Gli applausi arrivano ancora prima delle parole. Francesco Gabbani attraversa la Sala Verde con il sorriso di chi conosce già l’atmosfera di Giffoni. Occhiali scuri, t-shirt marrone dai riflessi cangianti, pantaloni bianchi e scarpe nere tirate a lucido. È l’ospite più atteso del Giffoni Music Concept 2026 e, prima del concerto gratuito in programma in serata nell’Arena di Piazza Fratelli Lumière, sceglie di dedicare il pomeriggio ai giffoner di Impact. Un ritorno, il suo, dopo la partecipazione del 2022. "Il Francesco di oggi non è cambiato per nulla ma, contemporaneamente, è cambiato in tutto» racconta l’artista di Carrara classe 1982. «I valori della mia vita sono rimasti gli stessi: autenticità, umanità, rispetto degli altri. È cambiato invece il mio approccio alla vita, che è una continua ricerca di conoscenza e consapevolezza. Ho capito qualcosa in più e, in questo senso, continuerò a cambiare per sempre". La conversazione prende presto la forma di un dialogo spontaneo. Le domande dei ragazzi si muovono tra musica e vita, carriera e crescita personale. Quando gli chiedono quale sia la canzone a cui è più legato, Gabbani sorride prima di rispondere con una metafora familiare: "Le canzoni sono come i figli: sono tutte belle e le ami allo stesso modo. Però ce n’è una meno conosciuta dal grande pubblico a cui sono particolarmente affezionato. Si chiama "La mira". Parla del bisogno di raddrizzare continuamente il tiro per conoscere davvero se stessi. È un percorso che dura tutta la vita".
Il tema dell’edizione di Giffoni - Le cose impossibili - diventa lo spunto per una riflessione personale: "Da adolescente alcune persone, anche della mia famiglia, mi dicevano che era impossibile riuscire a realizzarmi come cantante. Fino ai trent’anni, in effetti, non ci sono riuscito", annota Gabbani. "Poi ho smesso di fare musica per avere successo. Ho iniziato a farla soltanto perchè era quello che amavo davvero. Ed è proprio allora che le cose sono cambiate. Il vero successo è fare qualsiasi cosa con una passione autentica. Alcune cose impossibili, alla fine, non lo sono". Anche il rapporto con le proprie canzoni continua a evolversi, pur senza rinnegare nulla del passato: "Se penso ai contenuti non cambierei niente", sottolinea Gabbani. "Ma ogni volta che canto una canzone è diversa, perché diverso è il modo in cui la vivo emotivamente". Tra le curiosità dei giffoner c’è anche la nascita di "Spazio Tempo", uno dei brani più recenti del cantautore toscano: "È l’unica canzone che ho scritto su commissione, insieme a Gigi Pacifico, uno degli autori con cui collaboro. Ho pensato alla filosofia non come materia scolastica ma come al modo in cui ciascuno di noi interpreta la propria esistenza. Filosofia significa domande, stupore, riflessione. È qualcosa che appartiene alla vita di tutti i giorni". La Sala Verde accompagna ogni risposta con applausi e sorrisi. Poi il tempo delle parole lascia spazio a quello della musica. Fuori, in Piazza Fratelli Lumière, cresce l’attesa per il concerto serale. Gabbani saluta i giffoner allargando le braccia. I ragazzi della Impact, in maglietta fucsia, ricambiano lo stesso gesto. È l’ultimo accordo di un incontro che ha lasciato il segno.
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