

Asl Salerno, 87 sanitari restituiti ai reparti dopo i rilievi della Corte dei conti. Al Ruggi il dossier resta aperto: Stucchio al centro della ricognizione sul personale negli uffici
Il NurSind rivendica il risultato ottenuto nell’Asl. Nell’Azienda ospedaliera mancano ancora numeri definitivi sulle ricollocazioni
Ottantasette professionisti sanitari restituiti alle attività assistenziali, un’anomalia organizzativa durata anni finalmente corretta e un procedimento chiuso dopo l’intervento della magistratura contabile. È il risultato raggiunto dall’Asl Salerno, dove infermieri e operatori sociosanitari precedentemente utilizzati in uffici e servizi non coerenti con il proprio profilo sono stati ricondotti alle funzioni per le quali erano stati assunti.
Una svolta che, inevitabilmente, accende i riflettori su quanto sta accadendo all’Azienda ospedaliero-universitaria “San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona”, dove la questione del personale sanitario impiegato negli uffici è stata più volte sollevata dalle organizzazioni sindacali, ma non risulta ancora accompagnata da un bilancio pubblico e definitivo delle posizioni esaminate e delle ricollocazioni concretamente effettuate.
A rendere nota la conclusione della vicenda dell’Asl è stato il NurSind Salerno, che nei mesi scorsi aveva chiesto controlli puntuali sulle assegnazioni del personale sanitario.
«Finisce l’anomalia dei professionisti sanitari utilizzati per anni in compiti d’ufficio invece che nei reparti dell’Asl Salerno», ha dichiarato il sindacato, sottolineando come il riordino abbia consentito di restituire decine di lavoratori all’assistenza diretta dei cittadini.
Il cambio di passo è maturato dopo i rilievi della Procura regionale della Corte dei conti per la Campania e la successiva interlocuzione con l’Azienda. Secondo quanto riportato dalle fonti locali, la verifica ha interessato 87 posizioni complessive, poi regolarizzate attraverso il rientro nelle attività coerenti con le rispettive qualifiche professionali.
Un risultato che il segretario generale provinciale del NurSind, Biagio Tomasco, attribuisce anche alla disponibilità mostrata dalla direzione generale dell’Asl.
«Non avevamo dubbi che l’onestà intellettuale del direttore generale Gennaro Sosto e dei suoi collaboratori avrebbe condotto alla decisione giusta», ha affermato Tomasco.
Il sindacato aveva domandato che ogni singola posizione fosse verificata, evitando valutazioni generiche o sanatorie indiscriminate.
«Abbiamo chiesto con determinazione un controllo posizione per posizione e quel lavoro ha prodotto un risultato concreto: ottantasette dipendenti sono tornati alle attività di cura per le quali sono stati assunti e professionalmente formati», ha aggiunto il segretario provinciale.
Dietro il dato numerico si nasconde una questione che tocca direttamente la tenuta dei reparti. Ogni infermiere o operatore sociosanitario distolto stabilmente dall’assistenza rappresenta, infatti, una presenza in meno nei turni, nelle corsie e nei servizi chiamati quotidianamente a garantire le cure.
«Parliamo di 87 persone che per anni hanno lavorato in settori lontani dall’assistenza, mentre i colleghi rimasti nei reparti erano costretti a sostenere turni massacranti, lavorando costantemente sotto organico e affrontando enormi sacrifici pur di non lasciare soli i pazienti», ha proseguito Tomasco.
Per il NurSind, il riordino avviato dall’Asl rappresenta anche un segnale di recuperata credibilità delle istituzioni.
«Questa operazione di trasparenza restituisce fiducia ai lavoratori che ogni giorno rispettano le regole e svolgono il proprio dovere. Rimane però una domanda: era davvero necessario l’intervento della magistratura contabile e l’azione portata avanti da un solo sindacato per riconoscere una situazione che era sotto gli occhi di tutti?».
Il confronto con il Ruggi
È proprio questa domanda a rendere inevitabile il confronto con il Ruggi d’Aragona.
Anche nell’Azienda ospedaliero-universitaria salernitana è stata denunciata la presenza di infermieri e operatori sociosanitari utilizzati in uffici amministrativi o tecnici invece che nelle attività assistenziali. Nel maggio 2026 la Fisi ha pubblicamente sollevato la questione, chiedendo verifiche sulle assegnazioni, sull’idoneità dei dipendenti e sull’effettiva necessità di utilizzare personale sanitario per compiti amministrativi. Si tratta di contestazioni sindacali che, in assenza di accertamenti definitivi, non possono essere automaticamente considerate responsabilità già dimostrate.
Sulla necessità di “normalizzare” la situazione del personale sanitario presente negli uffici è intervenuto nello stesso periodo anche il NurSind, chiedendo chiarimenti all’Azienda ospedaliera e sollevando inoltre il problema della tutela dei dati sanitari dei lavoratori coinvolti nelle verifiche.
La differenza rispetto all’Asl Salerno, però, è ancora evidente. Nell’Asl esiste oggi un dato preciso: 87 lavoratori ricollocati e una procedura portata a conclusione. Al Ruggi, invece, non è stato ancora reso pubblico un prospetto altrettanto chiaro, capace di indicare quante posizioni siano state esaminate, quanti dipendenti siano effettivamente rientrati nei reparti e quanti continuino a prestare servizio negli uffici sulla base di motivate e documentate esigenze aziendali.
Il ruolo di Vincenzo Stucchio
Al centro della macchina amministrativa chiamata a gestire questo delicato riordino si trova Vincenzo Stucchio, nominato direttore ad interim dell’Unità operativa complessa Gestione Risorse Umane del Ruggi con decorrenza dal primo gennaio 2026. Prima dell’incarico al personale, Stucchio era direttore della Uoc Patrimonio mobiliare e immobiliare. La sua nomina ad interim è stata formalizzata con la deliberazione aziendale numero 43 del 23 gennaio 2026.
Non si tratta di attribuire a Stucchio responsabilità personali non accertate. Ma è inevitabile osservare che la struttura da lui diretta riveste una posizione centrale nella gestione delle assegnazioni, degli ordini di servizio, delle ricollocazioni e della verifica dei profili professionali.
È dunque alla Gestione Risorse Umane che devono essere rivolte alcune domande precise: quanti infermieri e operatori sociosanitari risultavano impiegati negli uffici? Quante assegnazioni sono state revocate? Quanti lavoratori sono già rientrati nelle unità assistenziali? Quali criteri sono stati utilizzati per autorizzare eventuali permanenze? Esistono limitazioni certificate, esigenze organizzative documentate o procedure selettive trasparenti?
Domande che chiamano direttamente in causa l’ufficio diretto da Stucchio, non per pronunciare sentenze preventive, ma per ottenere quella trasparenza amministrativa necessaria a chiudere una vicenda che si trascina da mesi.
Al momento, nelle fonti pubblicamente consultabili, non emerge una relazione conclusiva firmata dalla Gestione Risorse Umane che offra una fotografia completa delle ricollocazioni. Né risulta una dichiarazione pubblica specifica di Stucchio con la quale vengano comunicati il numero delle posizioni controllate e l’esito definitivo della ricognizione.
Il silenzio dei numeri rischia così di alimentare sospetti e polemiche. E proprio per evitare che possa prendere corpo l’idea di un tentativo di ridimensionare o insabbiare la questione, il Ruggi dovrebbe rendere pubblici gli atti conclusivi, nel rispetto della riservatezza dei singoli dipendenti.
La responsabilità delle scelte organizzative
Un punto deve rimanere fermo: i dipendenti non possono essere trasformati automaticamente nei responsabili di un sistema di assegnazioni costruito nel corso degli anni. Molti lavoratori potrebbero avere semplicemente eseguito disposizioni aziendali, ordini di servizio o trasferimenti decisi dai vertici competenti.
La verifica deve quindi risalire la catena amministrativa: chi ha disposto le assegnazioni, con quali motivazioni, per quanto tempo, sulla base di quale fabbisogno e attraverso quali controlli.
La responsabilità organizzativa non può essere confusa con quella del singolo lavoratore. Ma allo stesso modo non si può ignorare che, mentre personale sanitario pienamente utilizzabile viene collocato negli uffici, i colleghi rimasti nei reparti sono chiamati a compensare le carenze con straordinari, cambi di turno, riposi rinviati e maggiori carichi assistenziali.
Il direttore generale Nicola Cantone, insediatosi nel giugno 2026, insieme al direttore amministrativo Sergio Russo e alla Gestione Risorse Umane guidata da Vincenzo Stucchio, ha ora la possibilità di imprimere una svolta definitiva: concludere la ricognizione, certificare i rientri effettivi e spiegare pubblicamente le eventuali eccezioni. La nomina di Cantone risale all’11 giugno 2026, mentre gli atti aziendali successivi riportano Sergio Russo quale direttore amministrativo e Stucchio quale direttore ad interim della Gestione Risorse Umane.
All’Asl i fatti, al Ruggi si attendono ancora le risposte
Il confronto, oggi, è impietoso.
All’Asl Salerno l’intervento della Corte dei conti e l’azione sindacale hanno prodotto un risultato concreto: ottantasette sanitari sono stati restituiti ai compiti di assistenza.
Al Ruggi la vicenda resta invece priva di un rendiconto conclusivo accessibile all’opinione pubblica. Non basta comunicare l’avvio di una ricognizione. Non bastano lettere, disposizioni o revoche che rimangono sulla carta. Occorre dimostrare che i rientri siano realmente avvenuti e che i reparti abbiano effettivamente recuperato le unità di personale sottratte nel corso degli anni.
La trasparenza non consiste nell’annunciare un provvedimento, ma nel documentarne gli effetti.
Ora la parola spetta alla direzione strategica del Ruggi e, per gli aspetti di competenza, alla Gestione Risorse Umane diretta da Vincenzo Stucchio. Rendere pubblici numeri, criteri ed esiti non significherebbe esporre i lavoratori, ma tutelare l’Azienda, i dipendenti corretti e soprattutto i cittadini.
Perché tra un sanitario formalmente ricollocato e un professionista realmente tornato in reparto passa tutta la distanza tra la burocrazia e l’assistenza. All’Asl Salerno quella distanza è stata colmata con fatti verificabili. Al Ruggi, adesso, servono risposte altrettanto chiare.
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