

di Massimiliano Catapano
Le urla squarciano il silenzio della notte. Poi, improvvisamente, tutto tace. Quando i carabinieri entrano nell’appartamento di via Giuseppe Mazzini, per Antonio Cercola non c’è ormai più nulla da fare. Il suo corpo è riverso all’interno dell’abitazione, segnato da una violenza che l’esame autoptico dovrà ricostruire con precisione. A pochi passi dalla vittima si trova il figlio ventisettenne, immediatamente bloccato dai militari e arrestato. È il drammatico epilogo di una tragedia familiare consumatasi tra la notte di lunedì 13 e le prime ore di martedì 14 luglio. Una vicenda che ha sconvolto Pagani e l’intero Agro nocerino-sarnese, lasciando dietro di sè una domanda alla quale, almeno per il momento, nessuno sembra in grado di rispondere: come è stato possibile arrivare a tanta ferocia? Antonio Cercola aveva 58 anni. In città era conosciuto da molti con il soprannome affettuoso di "Gennaro Sanguetta". Aveva lavorato per la Sam ed era impiegato nei servizi collegati al cimitero comunale. Chi lo incontrava quotidianamente lo descrive come un uomo laborioso, disponibile, profondamente legato al proprio lavoro. Una presenza familiare per tanti paganesi, ora increduli davanti a una morte tanto brutale quanto inattesa.
Negli ultimi tempi la sua vita privata aveva attraversato una fase particolarmente delicata. Dopo la recente separazione dalla moglie, Cercola era tornato temporaneamente a vivere nella casa degli anziani genitori, in via Mazzini. Proprio in quell’appartamento, nel cuore della notte, si sarebbe presentato il figlio Vincenzo, 27 anni. Tra padre e figlio sarebbe scoppiato un confronto particolarmente acceso. Le ragioni della discussione non sono state ancora definitivamente accertate. Una delle ipotesi investigative riguarda una nuova richiesta di denaro, ma si tratta di una circostanza che dovrà essere verificata attraverso le testimonianze, gli accertamenti dei carabinieri e gli eventuali riscontri raccolti nelle prossime ore. Dalle parole si sarebbe passati rapidamente alla violenza. Secondo la prima ricostruzione, ancora provvisoria, il ventisettenne avrebbe stretto le mani attorno al collo del padre, fino a strangolarlo. Subito dopo lo avrebbe colpito ripetutamente alla testa con una sedia o con altri oggetti presenti nella stanza. Una sequenza di inaudita brutalità sulla quale sarà soprattutto l’autopsia a fare chiarezza, stabilendo la causa esatta della morte e l’ordine delle lesioni riportate dalla vittima.
Sono stati i rumori e le grida provenienti dall’abitazione a mettere in allarme il vicinato. Una residente avrebbe chiesto l’intervento delle forze dell’ordine. In pochi minuti sono arrivati i Carabinieri del Reparto territoriale di Nocera Inferiore, impegnati nelle indagini sotto la direzione del capitano Alessio Conte. Il giovane è stato trovato ancora all’interno dell’appartamento e fermato prima che la situazione potesse ulteriormente degenerare. Dopo l’arresto, il ventisettenne è stato trasferito nel Servizio psichiatrico di diagnosi e cura dell’ospedale "Umberto I" di Nocera Inferiore, dove risulta piantonato. Secondo le informazioni raccolte nelle prime ore successive al delitto, il giovane era già seguito dai servizi territoriali di salute mentale e avrebbe alle spalle precedenti ricoveri e una storia personale segnata da fragilità psicologiche e dipendenze. Elementi che entreranno inevitabilmente nell’inchiesta, ma che non possono essere utilizzati per stabilire automaticamente un rapporto di causa ed effetto con l’omicidio. Saranno le consulenze specialistiche e gli eventuali accertamenti disposti dalla magistratura a verificare le sue condizioni al momento dei fatti e la capacità di comprendere e controllare le proprie azioni.
Sul luogo della tragedia è intervenuto anche il procuratore capo della Repubblica di Nocera Inferiore, Luigi Alberto Cannavale. Il fascicolo d’indagine è seguito dal pubblico ministero Federica Lo Conte, mentre i Carabinieri stanno raccogliendo testimonianze e ricostruendo ogni passaggio della notte. Gli investigatori dovranno chiarire che cosa abbia innescato la discussione, quanto sia durata l’aggressione e se nell’abitazione fossero presenti altri familiari. La salma di Antonio Cercola è stata posta a disposizione dell’autorità giudiziaria. L’autopsia dovrà confermare se a provocare il decesso sia stato lo strangolamento oppure se abbiano avuto un ruolo determinante anche i colpi inferti alla testa. Gli accertamenti medico-legali potranno inoltre fornire indicazioni sui tempi dell’aggressione e sull’eventuale tentativo della vittima di difendersi. Via Mazzini, intanto, è rimasta per ore attraversata da auto dei carabinieri, investigatori e curiosi. Dietro le finestre, una comunità intera ha osservato in silenzio il lavoro degli inquirenti. La notizia si è diffusa rapidamente in città, trasformando l’incredulità in dolore. In molti ricordano Antonio per la sua semplicità e per la dedizione con la quale aveva sempre svolto il proprio lavoro.
Resta l’immagine terribile di un padre morto nella casa in cui aveva cercato rifugio dopo una separazione e di un figlio arrestato per avergli tolto la vita. Una frattura familiare precipitata nell’irreparabile, tra sofferenze rimaste probabilmente troppo a lungo senza risposta e tensioni che, nel buio di una notte di luglio, si sono trasformate in una tragedia senza ritorno. Ora spetta alla Procura ricomporre ogni frammento di quelle ore. Senza scorciatoie e senza conclusioni affrettate. Perché dietro il sangue versato in quell’appartamento ci sono una vittima, una famiglia distrutta e una città che chiede di conoscere la verità.
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