

di Massimiliano Catapano
La vera novità non risiede soltanto nella disponibilità di una terapia innovativa, ma nel momento in cui potrà essere impiegata. Intervenire prima, quando l’organismo del paziente non è ancora stato logorato da una lunga successione di trattamenti, può infatti modificare profondamente il percorso di cura del mieloma multiplo. L’Azienda ospedaliero-universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno ha sottoscritto un accordo con Janssen-Cilag, società farmaceutica del gruppo Johnson & Johnson, per rendere possibile l’utilizzo delle cellule CAR-T già dalla seconda linea terapeutica. In termini concreti, i pazienti ritenuti idonei potranno accedere al trattamento fin dalla prima recidiva della malattia, senza dover necessariamente attendere il fallimento di tre o quattro differenti strategie farmacologiche. È un cambio di prospettiva rilevante. Fino a pochi anni fa, le CAR-T erano considerate soprattutto una risorsa estrema, riservata ai casi nei quali le cure convenzionali avevano esaurito gran parte della loro efficacia. Anticiparne l’impiego significa invece provare a colpire la malattia in una fase nella quale il sistema immunitario conserva maggiori capacità di risposta e il paziente presenta, generalmente, condizioni cliniche meno compromesse.
Il via libera operativo è stato formalizzato dal direttore generale del "Ruggi", Nicola Cantone, mentre la gestione clinica sarà affidata all’Unità operativa complessa di Ematologia e al Centro Trapianti di Midollo Osseo, entrambi diretti dal professor Carmine Selleri. Si tratta di strutture che hanno già maturato una specifica esperienza nelle terapie cellulari avanzate e nei percorsi ad alta complessità assistenziale. Il programma CAR-T del "Ruggi" era stato avviato dopo il conseguimento dell’accreditamento internazionale JACIE, certificazione che attesta il rispetto di rigorosi standard di qualità e sicurezza nell’ambito dei trapianti e delle terapie cellulari. Il centro salernitano ha inoltre completato i processi di qualifica richiesti dalle principali aziende produttrici, costruendo un percorso rivolto ai pazienti affetti da linfomi, leucemie e mieloma multiplo. Le CAR-T rappresentano una delle frontiere più avanzate dell’immunoterapia. Il procedimento comincia con il prelievo dei linfociti T, cellule fondamentali del sistema immunitario del paziente. Questi vengono inviati in laboratorio, modificati geneticamente e dotati di un recettore capace di individuare uno specifico bersaglio presente sulle cellule tumorali. Dopo essere stati moltiplicati, vengono reinfusi nel malato con l’obiettivo di riconoscere e distruggere selettivamente le cellule responsabili della patologia.
Non si tratta, dunque, di un farmaco prodotto secondo i metodi tradizionali, ma di una terapia personalizzata costruita partendo dalle difese dello stesso paziente. Da qui la definizione, sempre più diffusa, di "farmaco vivente": cellule riprogrammate per trasformarsi in una squadra biologica addestrata contro il tumore. Nel caso del mieloma multiplo, il trattamento è diretto contro il BCMA, una proteina espressa sulla superficie delle plasmacellule malate. Le più recenti evidenze scientifiche hanno indicato benefici significativi anche quando la terapia viene somministrata nelle fasi meno avanzate della malattia. I risultati dello studio internazionale CARTITUDE-4 hanno mostrato un miglioramento della sopravvivenza libera da progressione e un vantaggio sulla sopravvivenza globale rispetto ad alcune terapie standard nei pazienti selezionati. Il quadro regolatorio nazionale ha compiuto un ulteriore passo avanti nel 2026. L’Agenzia italiana del farmaco ha infatti approvato la rimborsabilità di ciltacabtagene autoleucel, terapia CAR-T destinata agli adulti con mieloma multiplo recidivato e refrattario che abbiano già ricevuto almeno un precedente trattamento e presentino determinate caratteristiche cliniche, tra cui la refrattarietà alla lenalidomide.
L’accesso non sarà naturalmente automatico né indiscriminato. Ogni candidatura dovrà essere valutata dagli specialisti sulla base delle condizioni generali del paziente, delle terapie già ricevute, delle caratteristiche della malattia e del rapporto tra benefici attesi e possibili rischi. Le CAR-T richiedono infatti strutture certificate, personale altamente qualificato e un monitoraggio clinico particolarmente accurato prima, durante e dopo l’infusione. Il valore dell’accordo sottoscritto dal "Ruggi" va però oltre il dato strettamente terapeutico. L’ospedale salernitano entra nel ristretto gruppo dei sei centri del Mezzogiorno in grado di somministrare questa terapia contro il mieloma già dalla seconda linea. Un risultato destinato a rafforzare il ruolo dell’azienda ospedaliero-universitaria come punto di riferimento non soltanto per la provincia di Salerno, ma per un’area molto più vasta del Sud Italia. In Campania vengono diagnosticati ogni anno circa cinquecento nuovi casi di mieloma multiplo, una neoplasia che colpisce le plasmacellule presenti nel midollo osseo e che, pur avendo conosciuto importanti progressi terapeutici, continua a essere caratterizzata dalla possibilità di recidive. Per una parte di questi pazienti, poter ricevere il trattamento a Salerno potrebbe evitare trasferimenti lunghi e ripetuti verso gli ospedali del Centro-Nord.
Ridurre la mobilità sanitaria significa diminuire i costi economici e organizzativi che gravano sulle famiglie, ma anche permettere al malato di affrontare un percorso complesso senza essere separato dalla propria rete affettiva. Nelle terapie oncologiche ad alta intensità assistenziale, la prossimità non costituisce un elemento secondario: la presenza dei familiari, la continuità dei controlli e la possibilità di rimanere vicino alla propria casa incidono concretamente sulla qualità della vita. La svolta del "Ruggi" non cancella le difficoltà legate al mieloma multiplo e non autorizza facili promesse. Segna, tuttavia, un avanzamento preciso e misurabile: una terapia fino a ieri collocata nelle fasi più avanzate della malattia potrà essere proposta prima ai pazienti che possiedono i requisiti clinici. È in questa anticipazione che si trova il significato più profondo dell’accordo. Non soltanto una nuova tecnologia a disposizione dell’ospedale, ma tempo restituito alla cura, maggiori possibilità terapeutiche e una speranza che, per molti malati del Sud, potrà finalmente essere cercata senza allontanarsi da casa.
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