

Ottantasette lavoratori ricollocati, le assegnazioni non conformi eliminate e un procedimento della magistratura contabile definitivamente archiviato. Il caso dell’ASL Salerno dimostra che riportare infermieri e operatori sociosanitari alle funzioni proprie del loro profilo professionale non soltanto è possibile, ma può diventare un’autentica operazione di risanamento organizzativo. Una vicenda che, inevitabilmente, riaccende i riflettori sull’Azienda ospedaliero-universitaria "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona", dove nei mesi scorsi è emersa una situazione per molti aspetti analoga: personale appartenente ai ruoli sanitari utilizzato negli uffici amministrativi, tecnici o comunque in attività lontane dall’assistenza diretta. Al "Ruggi" sono state annunciate ricognizioni, revoche delle assegnazioni temporanee e rientri nelle mansioni originarie. Ciò che ancora manca, tuttavia, è una fotografia conclusiva, pubblica e dettagliata paragonabile a quella prodotta dall’ASL.
Il procedimento della Corte dei conti
L’istruttoria riguardante l’ASL Salerno era stata avviata nel settembre 2025 dalla Procura regionale della Corte dei conti per la Campania, guidata dal presidente Giacinto Dammicco. Il fascicolo, affidato ai sostituti procuratori Raffaele Cangiano e Mauro Senatore, puntava a fare chiarezza sull’impiego di numerosi infermieri e operatori sociosanitari utilizzati negli uffici o destinati ad attività non corrispondenti alle qualifiche possedute. Le verifiche hanno interessato complessivamente 87 dipendenti. In particolare, 42 unità risultavano impegnate in attività non coerenti con il proprio profilo professionale, mentre altre 45 erano considerate in esubero rispetto ai valori soglia stabiliti dalla normativa regionale per i presidi ospedalieri. L’ASL ha risposto all’intervento della magistratura contabile avviando un percorso di riorganizzazione interna conclusosi il 19 maggio 2026. Alla data indicata, secondo la relazione trasmessa alla Procura, tutte le posizioni considerate non conformi erano state regolarizzate e il personale interessato era stato ricollocato nelle attività assistenziali o comunque in funzioni compatibili con il profilo rivestito.
La riorganizzazione è stata accompagnata dall’assunzione di oltre 350 infermieri e OSS, dal rafforzamento del monitoraggio sulle assegnazioni e dall’aggiornamento dei sistemi utilizzati per verificare la distribuzione del personale nei presidi aziendali. Alla luce dei risultati raggiunti, la Procura regionale della Corte dei conti ha disposto l’archiviazione del procedimento. Non si è trattato, dunque, di un semplice trasferimento di scrivanie. L’ASL ha dovuto ricostruire le assegnazioni, confrontarle con i fabbisogni effettivi, correggere le eccedenze e dimostrare documentalmente il superamento delle criticità. Un lavoro amministrativo complesso, ma soprattutto un segnale preciso: quando nei reparti mancano infermieri e operatori, ogni professionalità sottratta senza una motivazione rigorosa all’assistenza diventa un problema organizzativo, economico e, in ultima analisi, sanitario.
Il precedente che chiama in causa il "Ruggi"
Il risultato ottenuto dall’ASL rende ancora più evidente il contrasto con la situazione del "Ruggi". Anche nell’Azienda ospedaliero-universitaria salernitana, infatti, nel maggio scorso era esploso il caso del personale sanitario impiegato negli uffici. Secondo le ricostruzioni pubblicate dalla stampa locale e le denunce provenienti dalle organizzazioni sindacali, infermieri e OSS sarebbero stati utilizzati per anni in strutture amministrative e tecniche, mentre numerose unità operative continuavano a segnalare carenze di organico. La FISI aveva chiesto trasparenza sulle assegnazioni, sostenendo che alcune di esse sarebbero proseguite anche in presenza dell’idoneità dei lavoratori allo svolgimento delle normali attività assistenziali. Una prima ricognizione interna avrebbe portato all’invio di comunicazioni ai dipendenti interessati e alla disposizione del rientro nelle mansioni originarie. Fonti sindacali hanno inoltre riferito della revoca, con decorrenza dal primo giugno 2026, delle assegnazioni temporanee, degli ordini di servizio e delle utilizzazioni del personale sanitario presso funzioni amministrative.
Il punto, però, non è stabilire se siano state emanate circolari o disposizioni. Il vero discrimine è la loro concreta attuazione. A differenza dell’ASL Salerno, per il "Ruggi" non risulta pubblicamente disponibile una relazione conclusiva capace di indicare quanti dipendenti siano stati effettivamente ricollocati, quanti siano rimasti negli uffici, quali deroghe siano state riconosciute, sulla base di quali certificazioni e con quale impatto sulle dotazioni dei reparti. Non emerge, almeno dalle fonti pubblicamente consultabili, un documento equivalente a quello che ha consentito alla Corte dei conti di prendere atto del superamento delle anomalie all’interno dell’ASL. Le successive prese di posizione sindacali, comprese quelle che ancora nel mese di giugno segnalavano la presenza di personale sanitario negli uffici amministrativi, dimostrano che il dossier non poteva considerarsi chiuso con la sola emanazione di una disposizione generale.
Chi è Vincenzo Stucchio
Al centro della macchina amministrativa chiamata a gestire la ricognizione c’è Vincenzo Stucchio, direttore ad interim dell’Unità operativa complessa Gestione Risorse Umane del "Ruggi". La nomina ad interim decorre dal primo gennaio 2026. Prima di assumere la guida del personale, Stucchio ricopriva l’incarico di direttore della UOC Patrimonio mobiliare e immobiliare. Il suo ruolo alla Gestione Risorse Umane è confermato dagli atti ufficiali dell’Azienda ospedaliera, compresi i provvedimenti sottoscritti nel luglio 2026 sotto la nuova direzione generale di Nicola Cantone. È dunque alla struttura guidata da Stucchio che compete una parte decisiva della ricostruzione: verificare le posizioni, distinguere le assegnazioni giustificate da quelle non più sostenibili, applicare gli eventuali rientri e garantire che i criteri utilizzati siano uniformi.
Una responsabilità resa ancora più delicata dalle tensioni esplose nei mesi scorsi sul blocco automatico degli straordinari oltre il limite delle 250 ore annuali. Quel provvedimento, attribuito alla Gestione Risorse Umane, era stato motivato anche con la necessità di evitare possibili conseguenze sul piano contabile. Sindacati e lavoratori avevano però evidenziato il paradosso di limitare il lavoro straordinario svolto nei reparti per garantire la continuità assistenziale, mentre restava aperto il capitolo delle professionalità sanitarie impiegate lontano dai pazienti.
La differenza tra annunciare e dimostrare
Il confronto tra le due aziende non può essere ridotto a una contesa tra amministrazioni. È una questione di metodo. L’ASL Salerno ha indicato il numero complessivo dei lavoratori coinvolti, ha distinto le posizioni non coerenti dagli esuberi rispetto ai parametri regionali, ha fissato una data di conclusione del riordino e ha trasmesso alla magistratura contabile una relazione che ha consentito l’archiviazione del fascicolo. Al "Ruggi", invece, il processo appare ancora avvolto da una coltre di informazioni frammentarie. Esistono disposizioni, comunicazioni sindacali e richiami al rientro, ma manca una rendicontazione pubblica che permetta di comprendere se il problema sia stato davvero superato oppure soltanto ridimensionato.
È proprio questa la domanda alla quale la nuova direzione generale guidata da Nicola Cantone dovrà rispondere. Cantone è stato nominato direttore generale con deliberazione della Giunta regionale e decreto presidenziale dell’11 giugno 2026; al suo fianco operano il direttore amministrativo Sergio Russo e il direttore sanitario Concetta Sarnataro. La nuova governance ha ora l’opportunità di trasformare una vicenda controversa in un’operazione di trasparenza. Servono numeri ufficiali, atti verificabili e una ricognizione che non si limiti a revocare vecchi ordini di servizio, ma controlli l’effettivo rientro del personale nei reparti e la corretta attribuzione delle indennità collegate al lavoro assistenziale, notturno, festivo o particolarmente disagiato.
Due aziende, una sola regola
Il caso dell’ASL Salerno ha fissato un precedente difficilmente ignorabile. Quando interviene una verifica seria, le assegnazioni possono essere riviste, il personale può essere recuperato e l’organizzazione può essere ricondotta entro parametri trasparenti. Non si tratta di colpire lavoratori che, spesso, hanno semplicemente eseguito disposizioni ricevute. Le responsabilità, quando esistono, devono essere individuate nei procedimenti amministrativi e nelle decisioni assunte nel tempo, non scaricate indiscriminatamente sui singoli dipendenti. Ma proprio per tutelare i lavoratori, oltre che i pazienti e le casse pubbliche, occorre fare chiarezza.
All’ASL Salerno il percorso è stato completato e certificato: 87 posizioni riesaminate, personale ricollocato e procedimento archiviato. Al "Ruggi" le misure sono state annunciate, ma il punto finale deve ancora essere scritto attraverso una relazione pubblica, dettagliata e verificabile. Perchè tra una disposizione firmata e un reparto realmente rafforzato esiste una distanza che si misura nei turni scoperti, nelle attese dei pazienti e nella fatica quotidiana di chi continua a lavorare in prima linea. Ed è proprio dentro quella distanza che, oggi, il "Ruggi" è chiamato a dimostrare di avere davvero cambiato passo.
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