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Salerno, gravidanza impiantata sulla cicatrice di quattro cesarei: alla "Tortorella" intervento mininvasivo salva giovane e preserva utero e vescica

10/07/2026

Una gravidanza rarissima, sviluppatasi nel punto più fragile di un corpo già segnato da quattro precedenti parti cesarei. Un quadro clinico ad altissimo rischio e un intervento condotto con la precisione necessaria per salvaguardare la salute della paziente, evitando conseguenze potenzialmente devastanti. Una giovane donna residente a Cava de' Tirreni è stata operata con successo presso la Casa di Cura "Tortorella" di Salerno per una particolare forma di gravidanza ectopica, conosciuta in medicina come "scar pregnancy". In questi casi l’embrione, anziché annidarsi correttamente nella cavità uterina, si impianta sul tessuto cicatriziale lasciato da un precedente taglio cesareo. La situazione affrontata dall’équipe salernitana presentava caratteristiche ancora più delicate. La gravidanza si era infatti sviluppata sulla cicatrice prodotta da quattro cesarei e aveva interessato anche la parete della vescica. Una condizione che espone la paziente a un elevato pericolo di emorragia e può rendere necessari interventi particolarmente invasivi, fino alla perdita dell’utero o al danneggiamento degli organi adiacenti.

L’operazione è stata eseguita dal professor Mario Polichetti, oggi alla guida dell’Unità funzionale di Chirurgia ginecologica oncologica della Casa di Cura Tortorella. Attraverso una tecnica mininvasiva, i sanitari sono riusciti a rimuovere la patologia conservando l’integrità sia dell’utero sia della vescica e limitando in maniera significativa il rischio di complicanze emorragiche. La giovane paziente ha superato positivamente il decorso postoperatorio. Dimessa nei giorni scorsi in buone condizioni, ha potuto fare ritorno a casa. Dietro una notizia racchiusa in poche righe si trova, in realtà, un risultato clinico di grande valore: non soltanto il superamento di una condizione potenzialmente molto pericolosa, ma anche la possibilità di evitare una chirurgia demolitrice e di preservare organi essenziali per la salute e la qualità della vita della donna. Il successo ottenuto alla "Tortorella" porta però con sè una riflessione che la sanità pubblica salernitana non dovrebbe eludere. Perchè Mario Polichetti non è un professionista arrivato da lontano, nè un nome sconosciuto al territorio.

Per vent’anni ha lavorato al "San Giovanni di Dio e Ruggi d’Aragona" di Salerno e, negli ultimi cinque, ha diretto il reparto di Gravidanza a rischio, divenuto nel tempo un punto di riferimento per pazienti provenienti da tutto il Mezzogiorno. Alla fine di agosto del 2024 Polichetti presentò le proprie dimissioni dal "Ruggi", iniziando pochi giorni più tardi una nuova esperienza professionale alla Casa di Cura "Tortorella". Lasciò l’azienda ospedaliera dopo aver denunciato pubblicamente una situazione di immobilismo organizzativo e l’assenza di prospettive concrete. In quell’occasione spiegò che, nonostante la riconoscenza per le opportunità ricevute, "all’orizzonte non c’è nessun progetto da sviluppare". Ventidue mesi dopo, un intervento come quello eseguito sulla giovane cavese restituisce tutta la dimensione di quella perdita. Sostenere che Polichetti sia stato formalmente cacciato dal "Ruggi" sarebbe una conclusione che non trova riscontro negli atti conosciuti. Affermare, invece, che il principale ospedale della provincia non sia riuscito a trattenere uno dei suoi professionisti più esperti è una valutazione difficilmente contestabile.

Ancora più grave è constatare che il medico aveva manifestato apertamente il proprio disagio, parlando di mancanza di progettualità, difficoltà organizzative e condizioni non più compatibili con il sereno esercizio della professione. Le eccellenze non si celebrano soltanto quando portano a termine un intervento complesso. Vanno ascoltate, valorizzate e messe nelle condizioni di costruire reparti capaci di crescere. Quando un professionista con vent’anni di esperienza lascia una struttura pubblica denunciando l’assenza di un progetto, la risposta non può limitarsi alla ricerca di un sostituto o al silenzio amministrativo. Il "Ruggi" dovrebbe avere il coraggio di compiere una seria autocritica. Non per mettere in discussione il lavoro dei medici e del personale che continuano ogni giorno a garantire assistenza, spesso in condizioni difficili, ma per comprendere perché figure di riconosciuta competenza scelgano di proseguire altrove il proprio percorso.

La Casa di Cura "Tortorella" ha saputo affidare a Polichetti la direzione della propria Chirurgia ginecologica oncologica e oggi raccoglie i risultati di quella scelta. Il "Ruggi", al contrario, deve fare i conti con un patrimonio professionale che non è più nelle sue corsie. La vicenda della giovane donna salvata resta innanzitutto una storia di buona sanità, competenza e umanità. Ma rappresenta anche un promemoria severo per chi governa la sanità pubblica: perdere un’eccellenza non significa soltanto cancellare un nome da un organigramma. Significa rinunciare all’esperienza, alle capacità e alle opportunità di cura che quel professionista avrebbe potuto continuare a offrire all’interno dell’ospedale.

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