

di Massimiliano Catapano
Le Fiamme Gialle accendono i riflettori sull’asse societario che unisce Bari, Napoli e Roma. Dalle prime ore della mattinata di martedì 7 luglio, la Guardia di Finanza sta eseguendo una serie di perquisizioni nelle sedi della SSC Bari, della SSC Napoli e della Filmauro, la holding della famiglia De Laurentiis che controlla le due società calcistiche. L’operazione è stata disposta dalla Procura della Repubblica di Bari nell’ambito di un’inchiesta coordinata dal procuratore Roberto Rossi. Nel registro degli indagati figurano Aurelio De Laurentiis (foto Il Fatto Quotidiano), presidente del consiglio di amministrazione del Napoli e legale rappresentante della Filmauro, e il figlio Luigi, amministratore unico del club biancorosso. Le ipotesi formulate dagli inquirenti riguardano, a vario titolo, le false comunicazioni sociali relative al bilancio d’esercizio 2024 della SSC Bari e alcune fattispecie di bancarotta fraudolenta connesse alla richiesta di apertura della procedura di liquidazione giudiziale della società pugliese. È questo il passaggio decisivo per comprendere la portata dell’indagine. La Procura avrebbe infatti chiesto al Tribunale l’avvio della liquidazione giudiziale - la procedura che ha sostituito il vecchio fallimento - ritenendo che il Bari si trovi in una situazione d’insolvenza. Gli accertamenti sono ancora nella fase preliminare: la richiesta non equivale alla dichiarazione di fallimento della società, così come l’iscrizione nel registro degli indagati non rappresenta un giudizio di colpevolezza.
I conti della società biancorossa
Al centro del lavoro degli investigatori ci sono la gestione economica del club, i rapporti finanziari con il Napoli e alcune operazioni di calciomercato concluse tra società riconducibili alla medesima proprietà. Secondo quanto emerso dalle prime ricostruzioni giornalistiche, una consulenza tecnica avrebbe evidenziato perdite complessive vicine ai 30 milioni di euro accumulate dal Bari fra il 2019 e il 2025, accompagnate da un rilevante deficit patrimoniale e da una consistente esposizione debitoria. La Procura intende verificare se nel bilancio chiuso nel 2024 siano stati rappresentati fatti materiali non corrispondenti alla realtà oppure omesse informazioni necessarie per offrire una fotografia corretta della situazione economica, finanziaria e patrimoniale del club. Non una semplice verifica contabile, dunque, ma un’indagine che punta a ricostruire le scelte compiute dalla proprietà nel corso degli anni e le conseguenze prodotte sui conti della società biancorossa. Uno dei passaggi esaminati riguarda anche il 2021, anno nel quale il Bari registrò perdite per circa 7,4 milioni di euro. L’attenzione degli inquirenti sarebbe rivolta alle modalità con cui quello squilibrio venne affrontato e alla decisione di proseguire l’attività societaria negli esercizi successivi, mentre le perdite continuavano ad accumularsi.
L'operazione Caprile
Il cuore sportivo e finanziario dell’inchiesta sembra però essere rappresentato dalla cessione del portiere Elia Caprile. Il Bari lo aveva acquistato dal Leeds United nel luglio del 2022, riconoscendo alla società inglese alcuni premi collegati all’eventuale crescita del valore del calciatore. Dopo una stagione da protagonista in Serie B, conclusa con la finale dei playoff persa contro il Cagliari, Caprile fu trasferito al Napoli nel luglio 2023 per 2,2 milioni di euro. Secondo la ricostruzione investigativa riportata dalle fonti, nell’accordo fra Bari e Napoli non sarebbe stata inserita alcuna clausola capace di garantire alla società pugliese una percentuale su una futura rivendita. Un’assenza considerata significativa perché il portiere è stato successivamente ceduto dal Napoli al Cagliari per una cifra vicina agli 8 milioni di euro. La Procura vuole dunque comprendere se il trasferimento sia stato concluso a condizioni coerenti con il reale valore del giocatore oppure se abbia finito per favorire il Napoli, trasferendo a una società collegata un bene destinato ad acquistare valore nel tempo. È su questa operazione che si innesterebbe l’ipotesi di una possibile distrazione patrimoniale ai danni del Bari, società che, secondo gli investigatori, si trovava già in una condizione caratterizzata da perdite sistemiche e da un consistente squilibrio dei conti. Si tratta, è bene ribadirlo, della tesi accusatoria ancora da verificare nel corso delle indagini.
Perquisiti anche ex dirigenti e procuratore
Le perquisizioni hanno interessato anche tre dirigenti sportivi e un procuratore: l’ex direttore sportivo del Bari Ciro Polito, Cristiano Giuntoli e Mauro Meluso, entrambi passati dalla direzione sportiva del Napoli, e Graziano Battistini, agente che seguiva Caprile. I quattro, secondo le informazioni finora diffuse, non risultano indagati. Gli accertamenti nei loro confronti sarebbero finalizzati all’acquisizione di contratti, comunicazioni, messaggi e documenti utili a ricostruire la genesi e le condizioni economiche del trasferimento del portiere. Nelle sedi delle tre società, i finanzieri stanno raccogliendo materiale contabile, contratti e corrispondenza interna. Sarà l’esame di questa documentazione a stabilire se le ipotesi formulate dalla Procura trovino riscontro nelle carte oppure se le operazioni contestate possano essere ricondotte a normali scelte imprenditoriali e sportive.
Un passaggio delicato per il futuro del Bari
L’inchiesta irrompe in una delle fasi più difficili della recente storia biancorossa. Il Bari è appena retrocesso in Serie C e il rapporto tra la proprietà e la città è da mesi attraversato da tensioni, contestazioni e richieste di cessione. Ora alla crisi sportiva si aggiunge un fronte giudiziario destinato inevitabilmente a pesare sul futuro societario. Il punto centrale, tuttavia, resta strettamente processuale. Le perquisizioni rappresentano uno strumento di ricerca della prova e l’iscrizione di Aurelio e Luigi De Laurentiis nel registro degli indagati consente loro di esercitare pienamente il diritto di difesa. Soltanto il prosieguo degli accertamenti potrà chiarire se dietro i numeri, le cessioni e i rapporti fra Bari e Napoli vi siano condotte penalmente rilevanti. Per il momento rimangono le porte aperte dagli investigatori, i documenti acquisiti e una domanda che accompagnerà le prossime settimane: se il Bari sia stato amministrato nell’interesse della società biancorossa o se, come ipotizza la Procura, alcune operazioni abbiano finito per spostare valore e opportunità verso l’altra sponda calcistica della famiglia De Laurentiis.
Altri articoli di questo autore:
Se vuoi essere tempestivamente aggiornato su quello che succede a Salerno e provincia, la pagina facebook di Salerno in Web pubblica minuto per minuto notizie fresche sulla tua home.